giovedì, aprile 27, 2006

A questo giro la sinistra cosa dice?

Certo, ora diranno che la destra ci sguazza ad attaccare la sinistra. Perché è chiaro che il coro all'interno dell'Unione, dopo l'attentato di Nassiriya, è più che mai stonato: uno dice una cosa, quell'altro rincara, l'altro ancora prende le distanze, fino a quello che dovrebbe essere il leader – Prodi – che, incalzato in televisione, prende tempo come sempre e sta sul vago.

Ma facciamo questo giro di valzer, per favore. E vediamo nel dettaglio quali sono state le dichiarazione dei capoccia del centrosinistra. Romano Prodi, come già detto sopra, dice tutto e niente, affermando che “è da parecchio tempo che abbiamo una politica molto precisa” e parla poi di “tempi tecnici necessari”; insomma, non si sbilancia: un Bertinotti e un Diliberto potrebbero sempre passare al ricatto. E vediamo allora cosa dicono gli ultimi due. Il segretario del Prc – e Presidente della Camera in pectore, per quanto mi vengano i brividi a pensarci – dice che “per parte nostra, sul terreno della politica non possiamo che trarre una ulteriore ragione per il nostro impegno contro la guerra e il terrorismo” e qui dunque non si capisce bene, perché il nostro deve essere parecchio confuso, probabilmente a causa dell'eccesso di euforia di questi giorni. Non si riesce infatti a capire quale sia la loro “ragione per l'impegno”: probabilmente la stessa che vanno avanti a dire da anni, ovvero il ritiro immediato. Solo una cosa, Bertinotti: che vuol dire “impegno contro la guerra e contro il terrorismo”? Forse che conosci la veritas per liberarci dal terrorismo in modo “pacifico”? Oddio, sarà mica arruolando i tuoi e riempiendo di molotov l'Iraq, vero? E nel caso, cosa urlerete, “1, 10, 100, 1000 Corso Buenos Aires”?

Il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto è invece più diretto: “Per quanto riguarda la presenza dei nostri soldati in Iraq la linea dell'Unione è chiara da tempo: quella del ritiro delle nostre truppe. Questo nuovo, grave e tragico attentato conferma la giustezza delle nostre scelte”. Dunque per Diliberto la linea dell'Unione è sempre stata quella del ritiro; sai che novità, se è per questo è pure la linea di centrodestra, quella del ritiro. Solamente che Diliberto in modo furbesco si è “dimenticato” di dire quando ritirare le truppe: lui sicuramente avrebbe detto “immediatamente”; ma in questo modo non si capisce più quale sia la “linea dell'Unione” perché gente come Francesco Rutelli, ad esempio, ha dichiarato che “l'agenda dell'Italia in Iraq non è mai stata e mai sarà determinata né modificata dai gesti criminali dei terroristi”, mentre Luciano Violante, diesse, ha affermato che “il governo dell'Unione attuerà un rientro concordato dall'Iraq, congiunto all'assunzione di responsabilità politica”.

Il più scaltro, come sempre, è il leader dell'Udeur Clemente Mastella; volendo avere il meno a che fare possibile con Prodi e i suoi nuovi amichetti, il centrista ha appunto caricato tutto sulle spalle del Mortadellone, delegandogli qualsiasi scelta: “deciderà il prossimo governo nell'investitura piena, sarà Prodi al governo a valutare in maniera responsabile e collegiale”. Al di là dell'accostamento degli aggettivi “responsabile” e “collegiale” al centrosinistra, è chiaro come sia una posizione fortemente diversa da quella espressa dalla sinistra radicale. Palma della dichiarazione-delirio spetta, a pari merito, a Marco Rizzo (Comunisti Italiani) e Umberto Ranieri, responsabile del dipartimento esteri dei Ds. Se il primo infatti non perde occasione per rimarcare – che palle! - la solita solfa sulla “guerra ingiusta e nata sulla menzogna” e sul “massacro inaccettabile [...] prezzo che ha messo in conto da far pagare ad altri il governo di Bush per mantenere incontrastato il dominio unipolare statunitense sul mondo”, dando del cattivone a Bush e rosicando per la supremazia Usa manco ci fosse ancora il blocco sovietico, Ranieri diventa preoccupante: “Rientro del contingente militare italiano dall'Iraq, conferma invece per la presenza delle altre missioni italiane all'estero: Afghanistan e Kosovo su tutte”. Insomma, proprio nel giorno in cui anche il Papa parla di “Italia in missione di pace”, lui arriva a ricordarci che per la sinistra ci sono guerre di serie A e missioni di pace di serie B.

Il solito, dunque. E poi dicono che la destra ci sguazza con certe dichiarazioni. Come trattenersi, scusate? Probabilmente ha ragione Francesco Cossiga – uno che, a scanso equivoci, sulla missione in Iraq è sempre stato scettico – quando afferma che “il 25 aprile Milano ha chiamato, il 27 aprile Nassiriya ha risposto”.


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