domenica, febbraio 24, 2008

Teo Macero [30.10.1925 - 19.02.2008]

Quando per la prima volta presi in mano “Bitches Brew” di Miles Davis, mi sembrò magnifico. L'aspetto musicale mi era, al momento, ancora sconosciuto, ma già dalla copertina era impossibile rimanere indifferenti. Praticamente, un quadro. Pieno di colori, col cielo azzurro a simboleggiare divagazioni rilassanti, tappeti di organi e un piccolo flirt con l'astrazione contemporanea. E le figure africane, in primo piano, in rappresentanza dei calore, del colore, del ritmo, di quella evoluzione in senso jazz rock che in quell'album sarebbe diventata “completa” per Miles Davis e per tutto il jazz da lì a venire.

Poi, con la passione per quel disco cresciuta con il tempo, uno si documenta. Legge articoli, libri, biografie e scopre ogni volta una sfaccettatura diversa, un passaggio che all'ascolto precedente era apparso diverso, o proprio non era apparso affatto. Merito anche di chi prese le sessions di registrazione, nastri lunghi ed estenuanti, e ne tirò fuori 4 dense facciate di lp tagliando, copiando, incollando, ripetendo, spostando. Trasformando dei semplici nastri magnetici in un disco completo, unico, in “Bitches Brew”. La persona che fece tutto questo, e non una ma svariate volte nella carriera di Miles, era Teo Macero.

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