Funny the way it is!
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perché in fondo [la musica] è morta infinite volte, no? La musica è finita un’infinità di volte: quando Schönberg [sic!] disse che il futuro era “una melodia di timbri”. Quando David Tudor a Woodstock eseguì il silenzio intitolato di Cage 4’33’’. Quand precipitò l’aereo con a bordo Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper Richardson. Quando Sid Vicious è annegato nel vomito, Robert Wyatt è caduto da una finestra, Mark Chapman ha ucciso John Lennon e Eminem ha lasciato che il suo fan Stan si suicidasse prima di aver letto i suoi appelli disperati. E via così.
La musica è finita un’infinità di volte. È finita quando Schöenberg disse che il futuro era una melodia di timbri [senza il virgolettato attribuibile al compositore]. È finita il 29 agosto del 1952 quando per la prima volta David Tudor (guarda caso a Woodstock) eseguì il silenzio intitolato da Cage [«da» Cage e non «di» Cage, come nel pezzo della Vitulli] 4’33’’, una suite in tre movimenti in cui il pianista si limitava ad abbassare e rialzare il coperchio del pianoforte per segnalare il passaggio tra un movimento e l’altro. È finita quando l’innocenza del rock’n’roll precipitò il 2 febbraio del 1959 con l’aereo che portava a bordo Buddy Holly, Richie Valens (che aveva vinto il posto in aereo giocandoselo a testa o croce col chitarrist Tommy Allsup, usando una moneta da 50 cent) e Big Bopper Richardson. È finita quando i Kraftwerk capirono che anche un’autostrada aveva una sua propria musica da esprimere, è finita nel vomito di Sid Vicious, è finta il primo luglio del 1973, quando Robert Wyatt cadde per motivi mai del tutto chiariti da una finestra del quarto piano, è finita quando Mark Chapman ha ucciso John Lennon, è finita quando i Devo hanno detto che Satisfaction l’avevano scritta loro che i Rolling Stones l’avevano copiata vent’anni prima, è finita quando Fabrizio De André decise di far iniziare Nuvole in sua assenza, annullando se stesso e con sé anche la figura del bardo-cantore, è finita quando Eminem ha lasciato che il suo fan Stan si suicidasse prima di aver letto i suoi appelli disperati, è finita quando si Sigur Rós hanno inventato una propria indecifrabile lingua dichiarando che non aveva alcuna importanza che qualcuno capisse o no quello che stavano cantando.
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Stamattina a SkyTG24, a commentare in studio la notizia dell'ennesimo ritorno sulle scene di Michael Jackson, c'era uno dei più pittoreschi, dei più simpatici, dei più storici e – perché no? - anche dei più bravi critici musicali italiani: Paolo Zaccagnini, un uomo chiamato virgola. Certo che però affermare che Thriller abbia venduto «33-34 milioni di dischi» è decisamente impreciso oltre che irrispettoso - milione più, milione meno?. Piacca o meno, a seconda delle fonti si oscilla tra i 100 e i 109 milioni, con la Sony che dichiara di venderne ancora all'incirca 500.000 copie l'anno.
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1. Le ossessioni per le cose solitamente si manifestano con la repulsione dell'oggetto dell'ossessione. Non sono uno psicologo, ma dovrebbe funzionare così. Più noi siamo ossessionati da una cosa – morbosamente ossessionati – e più cerchiamo di darle una connotazione negativa le innumerevoli volte che la citiamo. Cerchiamo, insomma, di farla apparire una cosa brutta, che non si deve fare, ai limiti del disgustoso, per sviare l'attenzione degli altri e goderci tutta la nostra magnifica ossessione. Non è per caso lo stesso comportamento della signora apparentemente bacchettona, sempre pronta a condannare pubblicamente qualunque sussulto di lussuria al grido di «no, io no!» e poi la si scopre reginetta del pompino con ingoio? La signorina Guzzanti, ha recentemente riportato sul suo blog una barzelletta, non si sa se frutto della sua fantasia o di qualcuno che si è imparato la predica a memoria un mesetto fa in Piazza Navona, che fa così: «Berlusconi dice: “la crisi si fa sentire, è il momento di stringere i denti. Mara tu no.”». È evidente, nel continuo far riferimento a fatti presunti, presuntissimi e dunque inesistenti fino a prova contraria, fatti che vedono coinvolti – nella calunnia più che nella realtà – il Presidente del Consiglio e un Ministro del suo governo – è evidente, dicevo, la presenza di un'ossessione tipica, e non parrebbe nei confronti del ministro Carfagna.
2. Pranzavo, oggi, e conversavo con i commensali. Si parlava di Lega Nord e di Umberto Bossi quando ho sbottato e fatto solenne promessa, davanti a tutti, che al prossimo giro se il centrodestra, in qualunque sua incarnazione che non sia ovviamente peggiore di questa, si dovesse ripresentare alleato – in qualunque modo, sia pure un semplice apparentamento – con i leghisti, diserterò le urne.
3. Ho letto, come molti suppongo, La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008, 303 pagg., 18.00 €), il libro di Paolo Giordano che ha vinto l'ultima edizione del Premio Strega. E, terminata la lettura, mi sono chiesto il perché di questo cedimento: sono solito tenermi snobisticamente lontano da best seller, dai primi posti delle classifiche – di qualunque classifica – e soprattutto dai premi letterari. Diciamo che ho subìto l'effetto «Io uccido», dall'omonimo romanzo di debutto di Giorgio Faletti che tutti hanno letto – qualcuno magari di nascosto – seppur in pochi lo ammettano. Ma ritorniamo al romanzo di Giordano. Che sia un debutto potrebbe essere la scusante migliore per il giudizio finale che mi sono fatto, anche se poi bisognerebbe giustificare in qualche modo la vittoria allo Strega (giustificare in qualche modo nel senso di: non vale tirare fuori la solita storia della «lottizzazione» del premio da parte delle principali case editrici italiane, per cui quest'anno sarebbe toccato a Mondadori e l'anno scorso però pure, e il teorema si sgonfia). Quindi: è un debutto, con tutti i suoi limiti intrinseci. E presenta una storia di per sé banale, senza grandi sviluppi e senza nemmeno andare a sviscerare meglio le caratteristiche tòpiche dei personaggi principali, sulla carta molto più interessanti di quello che poi risultano essere al proseguire della lettura. La cosa che proprio non quadra quando si arriva alla conclusione è però un'altra perché, mannaggia!, la lettura scorre che è un piacere e durante sembra ci si affezioni ai personaggi e, quasi, anche all'autore – e questo, in definitiva, credo che sia l'unico segreto dell'enorme successo editorial-commerciale. La cosa che non quadra, e che rende il romanzo incredibilmente incompiuto seppur in cima ai pensieri dell'ufficio marketing della Mondadori che l'ha pompato fino ai risultati che tutti conosciamo, è un'altra: come si fa a far sposare una ragazza e un medico, e sviluppare la storia in modo tale che il medico scopre che la moglie è anoressica dopo quattro anni di matrimonio, e dopo un primo appuntamento durante il quale quel pomodoro ripieno... – stop! perché là fuori ci può essere qualcuno che non ha ancora letto il libro. E poi, il ragazzo Giordano risulta essere eccessivamente pedante con le sue nozioni di fisica sparacchiate qua e là durante tutta la storia. Che fosse uno studiato l'avevamo capito anche noi comuni mortali e senza un dottorato di fisica all'Università di Torino.
4. Questa storia di thepiratebay.org che sta uscendo in questi giorni è agghiacciante. Agghiacciante non perché si voglia a tutti i costi difendere chi scarica musica gratuitamente – per usare un eufemismo – dalla Rete, ma perché in Italia esiste una procura che impiega tempo e mezzi per contrastare questo e non altri, e ben più gravi, reati. A pensar male, si potrebbe dire che dietro c'è una qualche lobby che «spinge» per un certo tipo di indagini. Ripeto: agghiacciante; ne potete leggere in modo dettagliato sul blog lastknight.com. Per quello che conta, il mio pensiero sul download illegale rimane sempre lo stesso.
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Correggevo alcune bozze svaccato sul letto, un lavoraccio che non vi sto nemmeno a dire se è vero – come è vero – che quella roba poi non finisce su Ordine Generale e richiede un'attenzione tutta speciale – plof! Dicevo: correggevo delle bozze svaccato sul letto, un caldo terribile e una pausa sigaretta che scandiva le ore. Nel frattempo, per alleviare la fatica di tutto questo che è capitato l'11 di agosto, quando l'Italia intera è – al massimo! - alle prese con dilemmi del tipo «cocomero o melone?», ho messo in lista Bird & Diz di Charlie Parker con Dizzy Gillespie, l'ultimo Yellowjackets per rendermi conto che siamo nel 2008 e poi, resomi effettivamente conto della cosa, in sequenza ininterrotta Blue Train, My Favourite Things e Giant Steps di John Coltrane. Or ora, mentre digito, siamo a 3'43'' del brano «Spiral».
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Sto migrando la pesantissima libreria di iTunes su un hard disk esterno, e fino ad ora è successo quanto segue: 1) sul sito della Apple i docs sembrano dire che l’intera operazione è una cazzata 2) l’intera operazione è certamente una cazzata, ma poi c’è il problema di far assegnare sempre la stessa lettera all’hard disk esterno altrimenti, mettiamo che prima di accenderlo io accenda la stampante, iTunes non sa più dove beccare i files 3) anche l’operazione di dare la stessa lettera all’hard disk esterno tutto sommato è una cazzata 4) l’hard disk esterno, però, nonostante l’ingente capienza, a meno di un terzo di quanto può contenere mi dice che è pieno 5) sto ri-formattando l’hard disk esterno, assegnandogli un altro codice che non so cosa vuol dire ma che è identico a quello di tutti gli altri dischi (interni) che già ho – prima non era così. In sostanza: in ballo da stamattina per fare una cosa che impiegherebbe, al massimo, un’ora e per cui la maggior parte del tempo necessario verrebbe impiegata per il trasferimento fisico di una tonnellata di canzoni. Tonnellata di canzoni che mi condurrebbe al suicidio nella sciagurata ipotesi che andasse persa.
Edit: piano con l'esultanza, ma ora sembra funzionare tutto a meraviglia.
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Ricapitolando, nel giro di 6 mesi Trent Reznor e i suoi Nine Inch Nails hanno distribuito praticamente gratis via internet un album di remixes, un quadruplo album in studio (Ghosts I-IV), un singolo (Discipline) e, dal 5 maggio, un nuovissimo album in studio (The Slip). Segnatevelo per quando, al prossimo aperitivo, gli amici vi chiederanno novità sul futuro della discografia.
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In questi giorni sono usciti due dischi di due tra le più celebri hard rock band degli anni ’80: Whitesnake e Def Leppard. Inutile dirvi i titoli dei due dischi, perché non è di questo che vi voglio parlare. Anzi no, forse è proprio di questo: potrei descrivervi uno a caso dei due dischi in questione, senza dirvi ovviamente di quale sto parlando, e poi incantarvi su quali sono le differenze tra i due titoli. Perché, e c’è poca ironia, è l’unico punto in cui i due dischi sono differenti l’uno dall’altro, e ciascuno da uno qualunque dei dischi vecchi che hanno condotte le band al successo quando va bene una ventina abbondante di anni fa. Cercate di seguirmi: i dischi in questione, quello dei Whitesnake e quello dei Def Leppard, non si somigliano musicalmente tra di loro, e forse perché i due gruppi mai si sono sovrapposti nel loro passato: grandi suonatori (almeno agli inizi) di rock-blues i primi, portati ad un pop-metal (“l’incrocio perfetto tra i Duran Duran e l’heavy metal” scrisse una volta Kerrang) i secondi, con tutti i punti di contatto che ovviamente possiedono due gruppi inglesi, consacrati al successo dal suono americano, più o meno in attività contemporaneamente e iscritti dai soliti etichettatori nello stesso sottogenere. Si somigliano però, e qui praticamente sono identici, nell’intento di fondo che li anima: vogliono far presa sui loro vecchi fans, ripetendo sempre gli stessi stilemi, gli stessi giri armonici, gli stessi riff. Si badi bene: non gli stessi marchi di fabbrica, perché imprimere questi non vuol dire ripetersi. No, proprio le stesse vecchie canzoni, quasi che si stesse ascoltando una fotocopia usurata dal tempo di, rispettivamente, 1987 e Pyromania. il che è più che sufficiente per rispolverare, al limite, i dischi appena citati e tenere nel portafoglio i soldi per altro (ad esempio, l’ultimo dei dEus). Ah, dimenticavo la vera differenza con il loro passato: il disco dei Whitesnake si chiama Good To Be Bad, quello dei Def Leppard Songs From The Sparkle Lounge.
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