sabato, agosto 23, 2008

all'italiano morto il gelato piaceva al pistacchio.

Ieri, mentre sfogliavo i giornali, pensavo a come fosse un po' squallido quel voler sottolineare a tutti i costi che Domenico Riso, lo steward italiano che ha perso la vita nel tragico incidente aereo in Spagna, fosse in volo insieme al suo fidanzato e al figlio di quest'ultimo. Squallido perché quella precisazione in prima pagina aveva tutta l'aria di essere un surplus inutile. Inutile e persino pruriginoso: come se il suo essere omosessuale, strillato a quella maniera, fosse un motivo di dolore in più; come se scrivere «amico del cuore» (La Stampa), anziché non scrivere nulla, non andasse ad alimentare gemiti e risolini; come se il dichiarare «in apertura» la sua omosessualità fosse un modo per considerarla «normale», quando invece mi è parso il metodo perfetto per presentarla come «diversità». Insomma, tra me e me pensavo che sarebbe bello un giornalismo che non sottolinei questi aspetti totalmente estranei alle vicende, e che dia invece le notizie per quel che sono; di più, che riesca a dare le informazioni più intime e private, se proprio deve, durante la ricostruzione dell'accaduto e senza doverle «sparare» in prima pagina perché suonano in qualche modo sensazionali – per chi poi?, forse per le malelingue del paesello, della cui esistenza le cronache informavano. Dunque ero certo, ieri, che le associazioni omosessuali si sarebbero incazzate a causa di questa cosa.

Stamattina, mentre sfogliavo i giornali, sono rimasto dunque allibito nell'apprendere che le associazioni omosessuali si sono sì incazzate, ma per il motivo esattamente opposto: secondo loro non sono state usate le giuste parole per dare risalto al fatto che la vittima fosse in viaggio con il suo fidanzato e il figlio di questo, quasi che i giornalisti abbiano avuto un certo senso del pudore nel riportare la notizia, «perbenismo» dice l'Arcigay. E sia mai che gli passasse per la testa che l'«informazione» non esisteva ma la si è voluta creare lo stesso. Francesco Merlo (La Repubblica, 23.08.2008) ha scritto a tal proposito che «la sessualità, rispetto a quell'atroce tragedia, è un dettaglio insignificante». Che è, per giunta da un pulpito cosiddetto «progressista» e quindi non tacciabile di fobia alcuna, quello che sto cercando di spiegare anche io: si trattava di una non informazione - ma il suo giornale ieri il «dettaglio insignificante» l'ha comunque inserito in cronaca.

Ho concluso che, nella mia vita, che io sia eterosessuale, omosessuale o bisessuale, non farò mai parte di alcuna associazione di categoria che pretenda di rappresentarmi in nome dei miei gusti sessuali. O dei miei gusti in generale, ché mi dispiacerebbe se qualcuno pretendesse di far mettere in bella evidenza che a quelli come me il gelato piace al pistacchio – se dovessi restarci, un gusto come un altro, no? Facendo gli scongiuri.

Etichette: , ,

2 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Ma ancora sfogli i giornali?
un caro saluto
Marco

10:30 AM  
Blogger ordinegenerale ha detto...

Caro Marco,
che vuoi farci? Proprio non riesco a stare senza.

cari saluti

12:38 AM  

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page