giovedì, dicembre 04, 2008

Sky ora può smetterla di piangere.

La rassegna stampa mattutina di SkyTG24 è un appuntamento imperdibile per quanti vogliono una panoramica della stampa nazionale appena svegli. Si è sempre distinta per un certo equilibrio e, soprattutto, per la voglia di dare la notizia, non di farla. Da qualche mattina, ovviamente, l’attenzione è concentrata sulla querelle tra il Governo e Sky per via dell’innalzamento dell’Iva al 20%. Giustamente, si dirà, l’azienda si difende e, nel farlo, usa tutti i mezzi possibili: nei giorni scorsi la stampa italiana rappresentava per la tv di Murdoch uno di questi mezzi, essendo per la stragrande parte schierata proprio con la tv satellitare. Ieri l’UE ha però ‘benedetto’ l’innalzamento, spiegando che al contrario avrebbe dovuto far partire sanzioni e che l’idea di ritoccare l’Iva era già stata chiesta al precedente governo, e i giornali di stamattina hanno, come giusto che sia, dato questa notizia. La rassegna stampa di SkyTG24, che come abbiamo appena finito di dire è solita darle le notizie, e non farle, si è comportata però in modo birichino.
Prima cosa: ieri mattina, sulle prime pagine di Corriere della Sera e Stampa, capeggiavano due corsivi non firmati, attribuibili ai due direttori, che prendevano giustamente le difese dagli attacchi del Presidente del Consiglio; la rassegna stampa ne ha dato piena lettura e, tacitamente, pieno consenso. Stamattina sulla prima pagina del La Stampa c’era ancora un corsivo non firmato contenente un’ulteriore difesa del quotidiano torinese, corsivo che si apriva però – e questo è il punto – con la notizia del pronunciamento da parte della UE («L’Europa riconosce la correttezza del comportamento del nostro governo sulla vicenda dell’aumento delle aliquote Iva sulla pay-tv» La Stampa, 04.12.2008, p. 1). Il giovane conduttore della rassegna stampa ha glissato, passando velocemente a presentare il quotidiano successivo. Stessa sorte capitata a Il Giornale: titolo di apertura «Iva sulla Tv, l’Europa spegne Veltroni» (04.12.2008), con il sottointeso che Veltroni la può anche smettere di fomentare una rivolta del telecomando a pagamento, avendo la commissione europea dato ragione all’Italia. E alla rassegna stampa cosa succede? Si legge il titolo in due secondi e si zooma sulla foto notizia centrale («La Lega: stop alle nuove moschee»), in modo tale che al telespettatore non venga lasciato modo di leggere, lentamente, il titolo principale. Vengono passati in rassegna altri giornali e si arriva al Foglio, il quale per onore del vero non sempre è presente in questa rassegna stampa. Oggi però è diverso, il quotidiano di Giuliano Ferrara in modo tra il serio e il faceto da un paio di giorni si è schierato con la tv satellitare e con la sua battaglia, considerandola giusta al pari di quelle condotte a suo tempo in favore delle televisioni del Cav. (un parallelismo, seppur debole, in effetti è presente). Nella quinta colonna di prima pagina, la «colonna sexy» come la battezzano spesso e volentieri dalle parti di Lungotevere Raffaello Sanzio, c’è il consueto articolo di Annalena Benini, che parla ancora della questione Iva-Sky, all’apparenza positivamente (per Sky). Dopo tutto quello scorrere veloce, è giunto il momento di dare lettura di un articolo, e viene scelto proprio questo, dall’attacco fulminante: «quanto sia superfichissimo Sky l’abbiamo detto. Come non potremmo mai più vivere senza, anche. Ci ha venduto per qualche decina di euro al mese un po’ di mondo: si può fingere di guardare David Letterman senza mai gettare un occhio ai sottotitoli, ci si può stordire di partite e di meravigliose serie americane, parlarne a cena, farci sopra della sociologia, sentirsi sempre appena tornati da New York. E in tempi di crisi si può anche taccagnare su quei quattro euro in più al mese e sul rigido Cav. che contro la sua stessa essenza tassa il sogno, la boccata d’aria, le ultime risate» (Il Foglio, 04.12.2008, p. 1). Il conduttore è in un vero e proprio brodo di giuggiole, non gli par vero di poter parlare – anche oggi – così bene dell’azienda: qualcuno ai piani alti sarà sicuramente contento. Noi, lettori attenti, un po’ meno: perché del resto dell’articolo, nella rassegna stampa, non è dato conto: saltato a piedi pari il passaggio sulle uova di struzzo protagoniste del nuovo spot tv anti-governativo («avranno cinque milioni di entusiasti abbonati, queste uova?»), sulla maestrina Ilaria D’Amico («a guardarla che incanta di pomeriggio i tifosi appellandosi accorata alle famiglie […] viene un po’ da ridere») e sulla «guerra delle brioches combattuta da quelli che ritengono miserabile la social card e poi si indignano perché il povero compagno Murdoch sarà costretto […] ad aumentare di quattro euro il canone della pay-tv, ovvero [della] televisione satellitare a pagamento preferibilmente vista su televisori al plasma appesi ai muri, è follia prenatalizia, è puro intrattenimento». Per non parlare – ma noi qui l’abbiamo già fatto – della questione di SkyMagazine «che è orrendo e non è nemmeno omaggio».
Ma il capolavoro, nella rassegna stampa di questa mattina, è stato raggiunto in un altro momento, e riguarda il fatto che se l’UE – è stato ammesso, a denti stretti – ha parlato di livellamento delle aliquote, lo avrebbe fatto la ribasso (cioè, si sarebbe dovuto portare tutto al 10%, non al 20%). Ora, che questo sia il pronunciamento ufficiale dell’UE non mi sembra, anzi, pare che in questo senso sia data facoltà al governo di decidere. Nonostante tutto, presentando la prima pagina de Il Messaggero, il giovane giornalista è arrivato addirittura a modificare l’occhiello del titolo principale del quotidiano romano, portandolo da «Bruxelles chiude il caso: l’allineamento delle aliquote andava fatto» (Il Messaggero, 04.12.2008, p. 1) a «Bruxelles chiude il caso: l’allineamento delle aliquote andava fatto al 10%», con tanto di spiegazione al gentile pubblico. Ma, di grazia, da dove salta fuori quel «al 10%»? Dai piani alti della redazione? Dal manager di Sky? Da Rupert Murdoch in persona? Suvvia, possiamo star qui a ragionare sulla questione più o meno opportuna di alzare tutto al 20% o di tenere tutto al 10%. Però, spulciando qua e là documenti europei (VAT Rates applied in the Member States of the European Community, situation at 1st July 2008, doc. 2441/2008 – EN, reperibile qui) si scopre che in Danimarca l’Iva sulle pay –tv è al 25%, in Germania al 19%, in Irlanda al 21%, in Olanda al 19%, in Portogallo al 20%, in Finlandia al 22%, in Svezia al 25%, nel Regno Unito al 17,5%, in Spagna al 16% (solo per citarne alcuni). Tutti valori corrispondenti all’aliquota più alta nei singoli paesi, ovvero a quella che in Italia è al 20%. Perché dovremmo abbassare tutto al 10% (regime di cui, ricordiamo, Sky ha goduto fino all’altro giorno, quando i paesi sopra citati applicavano già quelle aliquote)?
Sky offre un servizio importante, è fantastica, dà assuefazione e chiunque abbia avuto una nevicata sulla parabola nei giorni scorsi (con conseguente oscuramento temporale del segnale) può capirmi. Per dirla con il Ministro Tremonti: «Toglietemi tutto ma non Sky». Ora mi pare però che si stia un attimo esagerando.

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sabato, giugno 14, 2008

cari i miei amici di centrodestra che avete votato la Lega

Da queste parti ultimamente si parla poco di politica, e la cosa sinceramente inizia un po’ a dispiacermi. Ma, altrettanto sinceramente, manco di verve in quel senso. Sento la mancanza di una vena ottima per la politica politicante, per il commentare le cose che andrebbero commentate, per incensare le cose da incensare e – soprattutto – per parlar male delle cose che vanno male – poche, per la verità, a patto che la si smetta con i cazzo di ripensamenti dell’ultimo minuto, dietrofront che iniziano ad avere dell’imbarazzante e che fanno fare la figura dei quaquaraqua – ecco, mi fermo, perché sento che forse la verve riaffiora, e non ne ho voglia.

Una cosa, però, una cosa che mi sta qui sulla punta della lingua, la devo dire. Subito dopo il trionfo berlusconiano dello scorso aprile, da sinistra era tutto un «con la Lega non governerete mai» - «sarete sotto il ricatto perenne di Bossi e dei suoi» - e via dicendo. Più volte, a ragione, si è cercato di far rinsavire il compagno frastornato, ricordandogli che con la Lega noi avevamo già governato per cinque anni (record per la storia repubblicana) e che sì, l’alleato è quello che è, ma non c’è bisogno di augurarci la fine fatta dall’Unione prodiana, perché Rifondazione e Comunisti Italiani erano tra di voi, non con noi. Ora, in questa mia mancanza di voglia di parlare di politica, desidero però soffermarmi sull’espressione appena usata a proposito del Carroccio, ovvero «l’alleato è quello che è». Riaffiorano i ricordi di quando due mesi fa dicevo che, forse, non era il caso di votare Lega semplicemente per protesta, perché quelli poi avrebbero fatto il pieno di voti e si sarebbero pure convinti di aver aumentato – e non sensibilmente – l’elettorato, quando questo è composto da gente dall’incazzatura – e dalla crocetta sulla scheda – troppo facile, ma dall’affinità con Bossi minore a zero (conosco, per dire, una signora acidella e molto ma molto antiberlusconiana, che ha sempre votato la sinistra diccì, tendenza «cattolici adulti» e che minacciava, suppongo poi abbia anche mantenuto, il voto per i lumbard). In pochi mi hanno ascoltato, e la Lega ha avuto il suo trionfo, è risorta dalle macerie. E sta anche iniziando a rompere un po’ troppo i coglioni, cari i miei amici di centrodestra che l’avete stupidamente votata perché innamorati dell’aspetto più folckloristico della politica, o di quello più qualunquista o più atto alla protesta – mi verrebbe da dire anche il più ignorante, ma forse non è il caso ma ecco che l’ho comunque detto – e ora quelli si sono convinti di contare davvero più di quanto possa contare un movimento con un paio di idee buone alle quali dare atto, un mucchio di politici così e così e un pratone di Pontida pieno di gente con gli elmetti vichinghi e le unghie delle dita annerite dal troppo sbucciare via la pelle dal salame.

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