lunedì, agosto 18, 2008

ossessioni falliche, leghismi, Premi-streghismi e lobbismi - le solite brevi estive

1. Le ossessioni per le cose solitamente si manifestano con la repulsione dell'oggetto dell'ossessione. Non sono uno psicologo, ma dovrebbe funzionare così. Più noi siamo ossessionati da una cosa – morbosamente ossessionati – e più cerchiamo di darle una connotazione negativa le innumerevoli volte che la citiamo. Cerchiamo, insomma, di farla apparire una cosa brutta, che non si deve fare, ai limiti del disgustoso, per sviare l'attenzione degli altri e goderci tutta la nostra magnifica ossessione. Non è per caso lo stesso comportamento della signora apparentemente bacchettona, sempre pronta a condannare pubblicamente qualunque sussulto di lussuria al grido di «no, io no!» e poi la si scopre reginetta del pompino con ingoio? La signorina Guzzanti, ha recentemente riportato sul suo blog una barzelletta, non si sa se frutto della sua fantasia o di qualcuno che si è imparato la predica a memoria un mesetto fa in Piazza Navona, che fa così: «Berlusconi dice: “la crisi si fa sentire, è il momento di stringere i denti. Mara tu no.”». È evidente, nel continuo far riferimento a fatti presunti, presuntissimi e dunque inesistenti fino a prova contraria, fatti che vedono coinvolti – nella calunnia più che nella realtà – il Presidente del Consiglio e un Ministro del suo governo – è evidente, dicevo, la presenza di un'ossessione tipica, e non parrebbe nei confronti del ministro Carfagna.

2. Pranzavo, oggi, e conversavo con i commensali. Si parlava di Lega Nord e di Umberto Bossi quando ho sbottato e fatto solenne promessa, davanti a tutti, che al prossimo giro se il centrodestra, in qualunque sua incarnazione che non sia ovviamente peggiore di questa, si dovesse ripresentare alleato – in qualunque modo, sia pure un semplice apparentamento – con i leghisti, diserterò le urne.

3. Ho letto, come molti suppongo, La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008, 303 pagg., 18.00 €), il libro di Paolo Giordano che ha vinto l'ultima edizione del Premio Strega. E, terminata la lettura, mi sono chiesto il perché di questo cedimento: sono solito tenermi snobisticamente lontano da best seller, dai primi posti delle classifiche – di qualunque classifica – e soprattutto dai premi letterari. Diciamo che ho subìto l'effetto «Io uccido», dall'omonimo romanzo di debutto di Giorgio Faletti che tutti hanno letto – qualcuno magari di nascosto – seppur in pochi lo ammettano. Ma ritorniamo al romanzo di Giordano. Che sia un debutto potrebbe essere la scusante migliore per il giudizio finale che mi sono fatto, anche se poi bisognerebbe giustificare in qualche modo la vittoria allo Strega (giustificare in qualche modo nel senso di: non vale tirare fuori la solita storia della «lottizzazione» del premio da parte delle principali case editrici italiane, per cui quest'anno sarebbe toccato a Mondadori e l'anno scorso però pure, e il teorema si sgonfia). Quindi: è un debutto, con tutti i suoi limiti intrinseci. E presenta una storia di per sé banale, senza grandi sviluppi e senza nemmeno andare a sviscerare meglio le caratteristiche tòpiche dei personaggi principali, sulla carta molto più interessanti di quello che poi risultano essere al proseguire della lettura. La cosa che proprio non quadra quando si arriva alla conclusione è però un'altra perché, mannaggia!, la lettura scorre che è un piacere e durante sembra ci si affezioni ai personaggi e, quasi, anche all'autore – e questo, in definitiva, credo che sia l'unico segreto dell'enorme successo editorial-commerciale. La cosa che non quadra, e che rende il romanzo incredibilmente incompiuto seppur in cima ai pensieri dell'ufficio marketing della Mondadori che l'ha pompato fino ai risultati che tutti conosciamo, è un'altra: come si fa a far sposare una ragazza e un medico, e sviluppare la storia in modo tale che il medico scopre che la moglie è anoressica dopo quattro anni di matrimonio, e dopo un primo appuntamento durante il quale quel pomodoro ripieno... – stop! perché là fuori ci può essere qualcuno che non ha ancora letto il libro. E poi, il ragazzo Giordano risulta essere eccessivamente pedante con le sue nozioni di fisica sparacchiate qua e là durante tutta la storia. Che fosse uno studiato l'avevamo capito anche noi comuni mortali e senza un dottorato di fisica all'Università di Torino.

4. Questa storia di thepiratebay.org che sta uscendo in questi giorni è agghiacciante. Agghiacciante non perché si voglia a tutti i costi difendere chi scarica musica gratuitamente – per usare un eufemismo – dalla Rete, ma perché in Italia esiste una procura che impiega tempo e mezzi per contrastare questo e non altri, e ben più gravi, reati. A pensar male, si potrebbe dire che dietro c'è una qualche lobby che «spinge» per un certo tipo di indagini. Ripeto: agghiacciante; ne potete leggere in modo dettagliato sul blog lastknight.com. Per quello che conta, il mio pensiero sul download illegale rimane sempre lo stesso.

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lunedì, luglio 07, 2008

noi indulgenti, loro ricattatori

Ieri praticavo un lungo sfogo contro la Lega, il suo stile e il suo modo di essere alleata del Pdl su un piano ricattatorio e finto-fedele. Oggi un fondo di Massimo De’ Manzoni (“Qualcosa di Leghista”, Il Giornale 07.07.2008 – pag.1) mi dà modo di ritornare sull’argomento e, se necessario, di confermare le mie tesi. Scrive De’ Manzoni che “i padani non sono imbecilli e sono invece alleati affidabili: l’hanno dimostrato per tutta la precedente legislatura berlusconiana e lo hanno ribadito, coi fatti, anche in questi primi mesi”. Il riferimento, qui, è alle dichiarazioni di Bossi - «noi non siamo imbecilli e Berlusconi non è mica scemo» – a cui anche io mi sono rifatto nel mio pezzo; scritta come l’abbiamo letta sul Giornale stamattina non fa una grinza, perché la parte succulenta dell’affermazione – la seconda – è stata saltata a piedi pari: capisco che Il Giornale debba mantenere una certa linea, e ci metta giustamente del suo per dare l’impressione che la freddezza dei giorni scorsi tra il Carroccio e il resto della maggioranza sia stata l’ennesima esagerazione giornalistica dell’Unità. Però l’affermazione, completa della parte finale circa il fatto che il Cav. è ben attento («non è mica scemo») a non irritare la Lega, magari piegandosi sulle sue posizioni per non creare precedenti su cui poi i lumbard possano fare casino, è sintomatica del ricatto al quale la Lega ha costretto il governo e che si traduce nell'interesse esclusivo per il federalismo fiscale mentre tutto il resto non conta. De’ Manzoni poi fornisce una serie di motivi per cui la Lega si sarebbe già dimostrata, con i fatti e non solo con le parole, un alleato affidabile pur con qualche mal di pancia attribuibile come al solito “alla natura del Carroccio”: avrebbero incassato “il mancato ricambio al vertice delle Regioni Lombardia e Veneto, la ratifica del trattato di Lisbona, lo stralcio del reato di immigrazione clandestina dal decreto legge, l’arrivo al Nord dei rifiuti campani”. Stop. Riguardo la presidenza delle regioni Lombardia e Veneto, il casino c’è stato sia prima (Lombardia) che ora (Veneto), quindi le due questioni sono tutto tranne che chiuse; per quanto riguarda il reato d’immigrazione clandestina la Lega ha subito un pressing non solo dai suoi alleati ma soprattutto dalla società civile, da certi settori cattolici, dall’opposizione, dall’Europa e finanche dal Presidente Napolitano. La rettifica del trattato di Lisbona è un passo obbligato, anche se non dobbiamo dimenticare la cagnara fatta da Calderoli il giorno dopo la bocciatura conferita dall’Irlanda tramite referendum. Il casino dei rifiuti campani al Nord è presto detto: il Cav. ha lanciato l’allarme, chiedendo aiuto alle regioni; loro hanno inizialmente detto un mezzo sì dopodichè, sondata la base presumibilmente irritata da ciò, il no è stato categorico e Bossi si è rimangiato la parola, il che è cosa ben diversa dall’avere ceduto.

L’essere indulgenti a questo modo con la Lega, per di più sul Giornale, non fa che confermare quanto penso: il Pdl teme il casino, e preferisce sottostare al ricatto.

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domenica, luglio 06, 2008

la Lega Nord del ricatto.

Dopo le elezioni dello scorso aprile, il cui risultato ha celebrato il ritorno del Cav. a Palazzo Chigi e una schiacciante vittoria del centrodestra su ciò che rimaneva della sinistra ancora rintronata dall’ultima gestione Prodi, alleatasi con i manettari dell’Italia dei Valori e in attesa di compattarsi con i centristi dell’Udc, proprio da sinistra è arrivato uno strano messaggio: occhio alla Lega di Umberto Bossi. Questo perché anche il movimento del Senatur si è visto in quelle elezioni incrementare il numero dei voti arrivando quasi al raddoppio rispetto alla tornata elettorale precedente, e  per di più senza nulla togliere al cartello politico del Pdl formato da Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma semmai andando ad intercettare, soprattutto al nord, molti voti dei delusi dall’ultima esperienza politica della sinistra operaia e radicale – soprattutto Rifondazione – nell’incarnazione “di lotta e di governo”, culminata con la presidenza della Camera di Fausto Bertinotti e con la fuoriuscita dal Parlamento al giro successivo.

Occhio alla Lega, veniva detto, quasi gli sconfitti si augurassero che proprio il movimento di Bossi, dopo averne intercettato buona parte dei voti, andasse anche a prendere il posto occupato nella scorsa legislatura dalla sinistra radicale, ovvero quello dei ricattatori e dei guastafeste, che tengono la maggioranza perennemente in bilico o la mandano avanti, al rallentatore, a colpi di “no” o di estreme richieste di fiducia per ogni singolo emendamento. Da destra, si replicava che non sarebbe mai stato così, che la legislatura 2001-2006 con la Lega è durata cinque anni - record repubblicano - e che dunque quelle erano solamente illazioni velenose, comunque alimentate dal fatto concreto che il sorprendente risultato elettorale imponesse a Bossi e ai suoi un pugno più duro per non tradire le attese dell’elettorato.

Dopo più di due mesi, pur tenendo presente che la luna di miele tra la maggioranza e gli italiani è ancora in corso e i primi 100 giorni di questo governo non sono ancora passati, si può continuare ad affermare che la Lega non rappresenta una minaccia per l’esecutivo guidato dal Cav.? Secondo me, no. E cerco di spiegare perché. Interpretando le voci della sinistra solamente come malaugurio, si è cercato invece di esorcizzare una preoccupazione che in fondo si aveva ben presente, e cioè che la Lega è stata l’alleato più fedele di Berlusconi – e continua a professarsi tale – solo a parole. Mi spiego meglio. Da quindici anni, più o meno dal passaggio del movimento padano da locale a governativo, l’unico vero obbiettivo della Lega è il federalismo fiscale; per ottenere questo, i leghisti sono pronti a fare patti con il diavolo, e tutto il resto è contorno. Fino ad oggi, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a portare a casa il risultato ed ora stanno strangolando la maggioranza per riuscire a conseguirlo, consci del fatto che potrebbe essere l’ultimo tentativo e che un’esperienza di governo fallimentare potrebbe portarli fuori dal gioco politico che conta, analogamente a quanto successo alla sinistra massimalista. Di tutto il resto del programma di governo non gliene può importare di meno, per cui stanno al gioco sia quando c’è qualcosa a loro conveniente sia quando certe decisioni non sono a loro congeniali: tutto pur di non perdere la guerra prima di dare inizio alla battaglia che ha come premio il federalismo fiscale. Ci tocca così assistere a dichiarazioni bossiane circa l’inadeguatezza dei ministri berlusconiani e la voglia di espandere i loro incarichi di prestigio – «la Gelmini è ministro dell’Istruzione e non è nemmeno maestra, la scuola deve andare alla Lega» – urlate ai comizi per accontentare l’elettorato duro e puro e, nel contempo, mettere in crisi un Cav. già di suo perseguitato dalla solita magistratura e dalla minaccia di vedere sparata nei ventilatori la solita tonnellata di merda penalmente – e, pure, politicamente – irrilevante ma tanto pruriginosa, i cui schizzi ci auguriamo non finiscano mai sui giornali. E proprio a proposito dei provvedimenti sulla giustizia – penso al provvedimento “blocca processi”, all’annunciato decreto sulle intercettazioni e al cosiddetto “lodo Alfano” per l’immunità delle prime quattro cariche dello Stato – le dichiarazioni della Lega sono sempre contornate da un alone di poco convincimento, di detto tanto per dire. E non bastano le contro-dichiarazioni dettate alle agenzie solo per smorzare sul nascere i toni di una polemica che si vorrebbe invece far scoppiare sul serio, ma non prima che sia passato il federalismo fiscale. La prova che la Lega tiene sotto ricatto il governo? Questa, sempre nelle dichiarazioni di Bossi: «non siamo imbecilli e Berlusconi non è scemo», suggello di quanto affermato fino a qui, ovvero che alla Lega interessa il federalismo fiscale e per questo – non sono imbecilli – non faranno casini fino a che non l’avranno ottenuto; dall’altra parte il Cav. – che non è scemo – deve stare attento a non crearli lui i casini con il federalismo, altrimenti la Lega potrà anche far finire questa esperienza prima dei cinque anni ai quali noi tutti aspiriamo. Il che potrebbe essere parte di un normale accordo elettorale tra due alleati, se non fosse che la Lega stessa per prima si dimostra poco affidabile su molti altri normali accordi elettorali tra alleati. D’altronde Bossi è cosi, pronto a gridare all’inciucio quando il Cav. e Veltroni discutono di riforme serie e importanti, e allo stesso modo pronto a trattare con chiunque pur di ottenere quello che vuole (chi si ricorda degli accordi sottobanco tra Maroni, attuale ministro dell’Interno, e D’Alema?).

Quanto conviene continuare a sottostare a questo ricatto? Poco, pochissimo. Ma pare non ci siano alternative. Se non che un’esperienza da ricattatore porti alla Lega la stessa “fortuna” valsa alla sinistra radicale, e quindi al prossimo giro anche i lumbard finiscano a fare gli extraparlamentari dopo che il popolo, democraticamente, ha deciso con il voto di non rinnovare la fiducia a chi poi persegue solo i propri comodi interessi di bottega e si dimentica di aver controfirmato patti congiunti di governo con gli alleati; a chi, insomma, si presenta come partito di lotta e la butta in sciagura una volta al governo. Se la stessa sorte, dall’altra parte, toccasse anche ai fascio-manettari e ai bambolotti in balìa del giustizialismo, sarebbe la fine dell’anomalia italiana.

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sabato, giugno 14, 2008

cari i miei amici di centrodestra che avete votato la Lega

Da queste parti ultimamente si parla poco di politica, e la cosa sinceramente inizia un po’ a dispiacermi. Ma, altrettanto sinceramente, manco di verve in quel senso. Sento la mancanza di una vena ottima per la politica politicante, per il commentare le cose che andrebbero commentate, per incensare le cose da incensare e – soprattutto – per parlar male delle cose che vanno male – poche, per la verità, a patto che la si smetta con i cazzo di ripensamenti dell’ultimo minuto, dietrofront che iniziano ad avere dell’imbarazzante e che fanno fare la figura dei quaquaraqua – ecco, mi fermo, perché sento che forse la verve riaffiora, e non ne ho voglia.

Una cosa, però, una cosa che mi sta qui sulla punta della lingua, la devo dire. Subito dopo il trionfo berlusconiano dello scorso aprile, da sinistra era tutto un «con la Lega non governerete mai» - «sarete sotto il ricatto perenne di Bossi e dei suoi» - e via dicendo. Più volte, a ragione, si è cercato di far rinsavire il compagno frastornato, ricordandogli che con la Lega noi avevamo già governato per cinque anni (record per la storia repubblicana) e che sì, l’alleato è quello che è, ma non c’è bisogno di augurarci la fine fatta dall’Unione prodiana, perché Rifondazione e Comunisti Italiani erano tra di voi, non con noi. Ora, in questa mia mancanza di voglia di parlare di politica, desidero però soffermarmi sull’espressione appena usata a proposito del Carroccio, ovvero «l’alleato è quello che è». Riaffiorano i ricordi di quando due mesi fa dicevo che, forse, non era il caso di votare Lega semplicemente per protesta, perché quelli poi avrebbero fatto il pieno di voti e si sarebbero pure convinti di aver aumentato – e non sensibilmente – l’elettorato, quando questo è composto da gente dall’incazzatura – e dalla crocetta sulla scheda – troppo facile, ma dall’affinità con Bossi minore a zero (conosco, per dire, una signora acidella e molto ma molto antiberlusconiana, che ha sempre votato la sinistra diccì, tendenza «cattolici adulti» e che minacciava, suppongo poi abbia anche mantenuto, il voto per i lumbard). In pochi mi hanno ascoltato, e la Lega ha avuto il suo trionfo, è risorta dalle macerie. E sta anche iniziando a rompere un po’ troppo i coglioni, cari i miei amici di centrodestra che l’avete stupidamente votata perché innamorati dell’aspetto più folckloristico della politica, o di quello più qualunquista o più atto alla protesta – mi verrebbe da dire anche il più ignorante, ma forse non è il caso ma ecco che l’ho comunque detto – e ora quelli si sono convinti di contare davvero più di quanto possa contare un movimento con un paio di idee buone alle quali dare atto, un mucchio di politici così e così e un pratone di Pontida pieno di gente con gli elmetti vichinghi e le unghie delle dita annerite dal troppo sbucciare via la pelle dal salame.

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mercoledì, febbraio 06, 2008

tutti da soli - o, almeno, leggeri.

Walter Veltroni ha dichiarato che al Senato il Partito Democratico correrà da solo. Ora mi aspetto che il Cav. segua alla lettera le indicazioni che gli sono arrivate da An, Lega e Udc: la Casa delle Libertà siamo noi quattro, punto; se vuoi allargare, aggiungi un posto nelle liste di Forza Italia. Così, sarebbe (quasi) perfetto.

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