lunedì, ottobre 31, 2005

Pedate nel sedere!

Parisi ha dichiarato di aderire alla fiaccolata pro Israele, prevista per il prossimo giovedì a Roma, innanzi all’ambasciata iraniana – ne ho già parlato abbondantemente ieri, se volete potete recuperarvi il post. Ha dichiarato di ‘aderire’, attenzione, non di ‘partecipare’; poteva infatti fare la figura dell’essere intelligente? Sia mai, meglio continuare a vestire i soliti panni. E la scusa, almeno quella la vogliamo sentire, così, tanto per farci due risate nella serata delle streghe? Arturino caro non partecipa perché non vuole mischiarsi con la gente che, oh stupidi!, oh scellerati!, fa il tifo per Bush e per Oriana Fallaci. Ora non può che sembrare più chiaro un fatto: come anche all’interno dell’Unione ci siano leader che non hanno paura di andare a manifestare contro il presidente di una Repubblica che, con i suoi anatemi, continua a minacciare la cancellazione di uno stato – vedi uno di sinistra a caso che parteciperà al corteo, chessò, un Fassino – anche se la manifestazione è stata indetta dal traditore, dall’amico di Bush, dal portavoce di Berlusconi, Giuliano Ferrara. Quanta ignoranza c’è ancora a sinistra. Parisi: dolcetto o scherzetto? Pedate nel sedere!

'Caos' parte prima

I’m your worn in leather jacket / I’m the volume in your fucked up teenage band / A pack of smokes and a six pack / I’m the dreams you had walkin’ down the railroad tracks

A volte nei blog c’è davvero puzza di muffa. Di acqua stagnata. Di gente che si eleva per nulla, si alza di un paio di centimetri per dirti che legge x al posto di al posto di y, perché uno sbarca prima dell’altro. Ma che, una vita l’avete?

I dardi: il paese delle capre

Nelle ultime settimane le sembra di (aver) spostato, anche solo in parte, le opinioni politiche anche a seguito della trasmissione di Celentano: 2%sondaggio realizzato da Renato Mannheimer per il Corriere della Sera. Italia, il paese delle capre, poche (2%), ma buone.

domenica, ottobre 30, 2005

la follia di un presidente

In casa nostra sarà meglio pensare a ciò che un folle presidente sta dicendo in tutta tranquillità, anziché continuare a leggere e interpretare a propria immagine le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, dal Milan alla guerra in Iraq.

A Ordine Generale non piace far pubblicità agli appelli, alle adunate. Piace stare sulle sue e osservare, parlare ma non pubblicizzare. Questa volta però lasciatemi dire che l’iniziativa promossa dal Foglio – e quindi da Giuliano Ferrara – è davvero importante. Non per niente vi è stata un’adesione trasversale, da destra a sinistra. Sarebbe bello vederne molte di fiaccole. Per chi può, giovedì 3 novembre.

Berlusconi non ha affermato nulla di strano, signori dell'opposizione

Non riesco davvero a capire lo scandalo che le rivelazioni del Cav. hanno scatenato. “Ho cercato di convincere Bush che la guerra non è il metodo migliore per democratizzare un paese”, questa la frase che ha suscitato reazioni, soprattutto da parte dell’opposizione. Ma che c’è di nuovo? Forse che, essendo Berlusconi a parlare, la guerra avrebbe dovuto essere per caso magnifica? Signori dell’opposizione, ci siete o ci fate? Mi sembra il minimo che possa fare un Presidente del Consiglio di un paese – checché ne dite – importante come l’Italia, quello di cercare di convincere i suoi alleati su un’azione da intraprendere così importante. E poi, parliamoci chiaro, Berlusconi ha detto che non avrebbe usato la Guerra in Iraq. E, fino a prova contraria, non mi sembra che l’abbia fatto. Voglio dire - il mio non è un prendere le distanze dalle dichiarazioni del Premier, ma un semplice constatare la realtà – l’Italia è intervenuta sì in Iraq e sì al fianco di Bush e Blair, ma con una Missione di Pace atta a ricostruire fisicamente e democraticamente il paese dopo l’invasione e la caduta di Saddam Hussein. Berlusconi quindi la guerra non l'ha usata come strumento principale, ma è intervenuto dopo lo scontro bellico, nonostante poi la realtà dei fatti è stata diversa, e di fuoco si è purtroppo tornati a parlare anche in seguito. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un paese che ha ripreso, sebbene con tutte le difficoltà del caso, ha vivere. Elezioni democratiche del presidente, cosa che da tempo non si vedeva. Niente più gasamento per i Curdi. I sunniti collaborano anch’essi alla vittoria del referendum sulla costituzione, con circa il 64% di adesione, adesione da calcolare sia sulle urne che sul coraggio di andare a votare sfidando i cecchini del terrore. A tutto questo ha contribuito l’Italia, impossibile non darne atto. Ma è stata una missione di pace quindi, se proprio volete strumentalizzare, trovatevi qualche altro motivo. Perché se Berlusconi dice di aver consigliato a Bush di non scendere in guerra, non ci trovo sinceramente nulla di stonato rispetto a quanto poi fatto dal nostro governo. L'unica cosa che forse avrebbe potuto evitare era di fare certe affermazioni in campagna elettorale. Ma, si sa, è il suo carattere. Buona domenica.

sabato, ottobre 29, 2005

Che c’è? / Nulla... / E perché allora continui a fissare la copertina dell’ultimo numero di Vanity Fair? / Perché è bella, esageratamente bella

Una chiavica pazzesca

Temevo di essere ripetitivo con la storia di Celentano, di Rockpolitk, di Benigni. Di tutte quelle pistolate che per altri due giovedì sera ci dovremo sorbire. Invece, oltre a non essere per nulla ripetitivo dal momento che tutti ancora ne parlano e ne scrivono, scopro anche di essere in buona compagnia. Qualche post più sotto ho affermato che Benigni sarà anche bravo, ma che il suo è sempre il solito show. Bene, anche Il Riformista ne prende atto e, stamane, in prima pagina scrive una bella pseudo-letterina al comico. Precisa fin dall’inizio che il quotidiano diretto da Tonino Polito “le vuole bene” e che non vuole essere un attacco duro e crudo. Però “perché non fa un film senza finire in mutande o cantando ‘Vieni via con me’ di Paolo Conte come fa nel suo ultimo film che è uguale al prossimo? Ma perché lei mette sempre sua moglie nei film?”. Ma perché anche la sinistra più nobile e raffinata ci ha messo tutto ‘sto tempo per capire che Benigni, l’ultimo Benigni, è una chiavica pazzesca?

Londra o non Londra?

Se sei un giornalista che lavora al Corriere della Sera, solitamente ti senti in diritto di guardare gli altri colleghi dall’alto verso il basso. È facile, scrivi sul più grande e autorevole quotidiano nazionale, implicitamente ti senti più grande e più autorevole di qualsiasi altro tuo collega che, povero, scrive per giornaletti infimi. Se, oltre a scrivere sul Corsera, sei anche un penna storica italiana – e non, dunque, l’ultimo degli arrivati – la situazione gioca indubbiamente ancor di più a tuo favore: sei praticamente intoccabile. Però – c’è sempre un però – questo tuo status ha un piccolo difettuccio: tanto più sei famoso, autorevole e ben esposto, quanto più sarà grande il numero dei tuoi detrattori e di coloro i quali si divertono a farti le pulci. Lo so, capisco, è un piccolo problemino, nulla di che; in fondo, abbi pazienza, scrivi sul Corriere, che ti frega di chi si diverte a sputtanarti? Ma se oltre a scrivere su quel quotidiano, oltre ad essere una penna storica di quel quotidiano, oltre ad avere una schiera ben nutrita di detrattori, offri sempre materiale inedito per questi, chiamiamoli così, nemici, non sei nemmeno troppo furbo. E, mi dispiace caro mio, le scalette rubate dai palchi e ricopiate pari pari (senza pensare che spesso gli artisti scrivono i nomi delle canzoni abbreviati sulla setlist) sui tuoi articoli ce le ricordiamo tutti. Così come le tue perle di grande critica musicale, spesso sintomo di non ascolto dell’opera in questione anziché dell’adempimento del tuo lavoro di recensione. Non ci stupisce dunque che un amore di Donna – e la maiuscola non mi è affatto scappata – come Guia Soncini, ti abbia sbugiardato in seconda pagina sul Foglio di oggi sabato 29 ottobre, caro il mio critico musicale storico che scrive sul Corriere della Sera. Perché fingere di essere stati alla pre-listen del nuovo album di Madonna, addirittura accreditarsi come l’unico dall’Italia, scrivere un articolo sulla conferenza stampa di lady Ciccone semplicemente copiando i dispacci Ansa scritti da chi c’era veramente stato a Londra – e, per giunta, non era il solo – e iniziare il pezzo con un bel “dal nostro inviato a Londra” non è degno di un redattore del Corsera. Mi piacerebbe non fosse così, mi solleverebbe sapere che è un’invenzione, una satira, al limite pura una calunnia, ma il passato canta – toh, strano giochetto di parole – e soprattutto non posso non credere alla Soncini, per quanto paracula sia la sua rubrica del sabato mattina sul Foglio.

Hanno occupato la Statale a Milano

Quanti anni sono passati dall’ultima volta che l’Università Statale di Milano è stata occupata? Troppi. Quasi tutti noi abbiamo esperienza di occupazioni, se non altro perché la stragrande maggioranza delle persone ha frequentato le scuole superiori. E allora chi non si ricorda di quelle assemblee di metà autunno, quando già capivi che il clima era quello giusto, perfetto per fare un po’ di vacanza? “Domani mattina, prime tre ore, assemblea degli studenti autorizzata dal preside”, veniva comunicato l’ultima ora del giorno prima. E già ci si scambiava occhiate illuminate: domani è il giorno, si farà un po’ di vacanza. E, puntualissima, l’indomani mattina arrivava la richiesta di prolungamento dell’assemblea, richiesta sempre negata. “E allora ce le prenderemo noi!” diceva il tizio con il maglioncino rosso e la barbetta, dal palco dell’auditorium dell’istituto. E iniziava la “festa”: i motivi erano sempre gli stessi – inesistenti – ma tutti convintissimi: infatti era forte il credo dello studente, che prevedeva la perdita del maggior numero di ore possibili alla settimana. Che si combinava in queste occupazioni – che poi, fortunatamente, non lo erano mai fino in fondo; insomma, la notte i compagni in erba tornavano tutti a casa da mamma e papà perché dormire a scuola proprio non si può – di tanto utile? Nulla. Al mattino si cazzeggiava, sigarette, carte, giornali, pomiciate: di tutto e di più, concorderete con me cari i miei tre o quattro lettori quotidiani. Una settimana, alla meglio dieci giorni, e poi tristi per l’interruzione delle ferie impreviste, si ritornava in classe. Questo ovviamente fino al quinto anno, perché con la maturità c’era poco da fare i cazzoni, ma soprattutto perché la mente aveva finalmente acquisito una facoltà di estrema importanza: distinguere i perditempo dalle persone serie, e preferire quindi Tacito o Quintilliano alle inutili assemblee, alle birre alle 10 della mattina al posto del caffé, al cazzeggio gratuito e fine a sé stesso, che può andar bene per degli inguaribili bambaccioni, ma non per delle persone che si definiscano un minimo serie. Tutta questa (larghissima) introduzione, con annessa esperienza personale, per arrivare a cosa? Presto detto: un esiguo gruppo di studenti ha occupato l’Università Statale di Milano. E già mi viene da ridere, per molti motivi. Primo: sono in duecento. Duecento misere persone e inguribili fannulloni e lazzaroni che hanno pensato bene di essere maggioranza e di poter decidere per le altre “qualche migliaia” di persone che invece vanno all’Università solo per studiare. Secondo: come può essere seria un’occupazione che vede coinvolta solo la sede principale dell’Ateneo – via Festa del Perdono – e non anche tutti i vari distaccamenti (così, sui due piedi, mi vengono in mente: Dipartimento di Informatica e Comunicazione in zona v.le Umbria, Facoltà di Scienze Fisiche e Matematiche e di Medicina e di Agraria in città studi, e ne esistono altri)? Terzo: facile occupare un’università proprio quando non ci sono le lezioni, e tutto l’ateneo rimane chiuso fino a mercoledì della prossima settimana, causa festa di Ognissanti. Insomma, nessuno dei coraggiosissimi compagni rossi ha voluto mettere la propria faccia – da lazzarone – innanzi ai professori e assumersi la responsabilità, perché in fin dei conti la prossima sessione di esami è vicina. Come? Dicono che questa occupazione l’hanno fatta anche per i professori, perché questa benedetta riforma Moratti li danneggia? Cazzate. Ho motivo di pensare che i miei colleghi in università non si sono nemmeno presi la briga di leggerla, la riforma. Altrimenti non si spiegherebbero tutte le altre strumentalizzazioni politiche che entrano nei motivi dell’occupazione ma che esulano dal contesto della riforma scolastica. Insomma, i soliti lazzaroni, lavativi. E senza fare di tutta l’erba un fascio: in fondo sono solo duecento su tante migliaia di persone, tra fuorisede, fuori corso e frequentanti. Che magari gli venga in mente di utilizzare la protesta per qualcosa di utile e, invece di perdere tempo con slogan obsoleti, vergognosi e totalmente inutili e fuori contesto – ma che, diamine!, fanno tanto barricadiero: già me li vedo gli studenti di Lettere e Filosofia, con le loro barbe, i loro capelli unti, i loro maglioni sdrucidi, suvvia un po’ di glamour -, dicano due parole sulla vergognosa uscita del Presidente della Repubblica Islamica Iraniana, che propone la “cancellazione dello stato d’Israele dalla faccia della terra”. Ma, ahimè, temo proprio che il loro pensiero potrebbe portare all’opposto, ovvero all’appoggio della causa, ché noi fascisti di merda non capiamo proprio un tubo.

venerdì, ottobre 28, 2005

Su Cofferati, le parole di un altro

Non ho ancora detto la mia su Cofferati e sulle critiche che i compagnucci no global e sinistra varia e assortita – con scorte della peggior specie – gli stanno rivolgendo. Posso farlo con le parole usate stamane su l’Indipendente da Antonio Pennacchi, uno che esattamente di destra non è? Scrive, ed è da condividere al 101%, il nostro:

ma che ne sai tu? Oggi stai a Bologna a fare lo studente, pagato con i soldi di papà, e vieni a rompere i coglioni in comune perché vuoi fare casino la notte, non vuoi pagare l’affitto e vuoi scopare e bere. E poi magari domani, una volta laureato, torni a casa a fare i soldi in carriera e a incularti il primo operaio che passa, come tanta altra gente che mi viene in mente prima di te. E adesso vuoi dare lezioni a Cofferati? Ma per piacere.

Comunicazione di servizio

Lorenzo, qua a lato troverai la mail del blog. Contattami pure. Saluti

Celentano è lento, tremendamente lento

Ieri sera ho rimediato. Fanculato gli impegni personali, alle 10 e un quarto ero sul divano, pronto per vedere Benigni da Celentano. Dai, inizia? Celentano è lento, tremendamente lento. Poi prende il via, entra il nanerottolo toscano. E dà il via alla farsa. Signori, Adriano Celentano becca 350 mila euro a puntata per fare cosa? Da solo nulla, solo tremende rotture di palle, causate dai suoi silenzi – l’ho già detto? Celentano è lento, tremendamente lento. In coppia invece qualche figuraccia riesce sempre a rimediarla. E cosa succede con Benigni? Si finge la scrittura di una lettera al Premier, dicendo che, sì, è un comico e potrebbe venire a parlare in trasmissione, però prima deve dimettersi. Quando si dimetterà Celentano, che è lento, tremendamente lento? Poi sempre nella stessa lettera l’inedito duo ha l’occasione di infilare una perla – per i porci – di bassissima scuola comica: visto che quest’anno ho criticato il Governo, l’anno prossimo farò una trasmissione dove criticherò l’opposizione. Ah, ah, il pubblico in sala ride – forse perché si è accesa la spia applausi e loro, da gran pecoroni, obbedienti al led lampeggiante – e noi contribuenti paghiamo. In due giovedì Adriano Celentano ha incassato 700 mila euro – 1,4 miliardi delle vecchie lire. Contenti? Manco per niente. Benigni ovunque va deve spogliarsi, poteva rinunciare davanti a 20 milioni di italiani? Certo che no, e allora in scena: rimane in maglietta della salute e boxer, ruba l’abito all’inutile valletta – scenetta preparata, perché la nostra ignuda mica ci rimane per davvero, e sotto ha un altro abitino: alla faccia della spontaneità – e si lancia con il Molleggiato in una penosa versione di Siamo La Coppia Più Bella del Mondo. Ora, passi per Benigni che sicuramente non sa cantare (e anche se fosse in grado fingerebbe, come finge di non saper parlare l’italiano), ma Celentano quante volte l’ha cantato quel pezzo? Potrebbe almeno far finta di avere un minimo interesse ed evitare di steccare ad ogni – dico ogni – attacco? Santo Cielo, per tutti quei soldi la performance deve essere all’altezza, altrimenti come minimo si reclama il prezzo del biglietto. Ma Adriano è lento, tremendamente lento. Conclusione filosofica affidata a Socrate: si accende la spia e il pubblico applaude, probabilmente ignaro di ciò che ha appena ascoltato; ma l’ha detto Benigni, e in più da Celentano, si può non applaudire? Entra Ramazzotti, si fingono amiconi, si ride, si scherza, si stona su Il Ragazzo della Via Gluck. È lento, tremendamente lento, ma vuole passare per un hard rock di quelli tosti, vuole far credere alla gente di essere il Padreterno. Signori miei, Celentano, Rockpolitick sono delle patacche tremende. E lo sarebbero anche senza gli attacchi al governo. Ma con quelle fanno anche incazzare, perché il contribuente paga. La Rai si paga, e non può permettersi 1) di mandare in onda certe sceneggiate di gente che si crede paladina della libertà di parola senza rendersi conto che la censura in Italia non è MAI esistita, mettendo cos’ in scena una farsa inutile 2) di pagare un artista tutti quei soldi per uno spettacolo che, tolte le interminabili pause, dura due orette. Celentano e lento, tremendamente lento. L’ho già detto? Fa nulla. Pensate che ci sia andato giù (troppo) pesante? Fa ancora nulla. In fondo almeno la lettura di Ordine Generale non la pagate.

giovedì, ottobre 27, 2005

Non funziona più l'Adsl?

Capisco l’esporsi troppo nei commenti. La foga, la convinzione di ciò che si sta scrivendo. Capisco la difesa ad oltranza delle proprie argomentazioni, davvero non importa quanto esse siano lunghe in termini di battute. Tutte cose che non possono far altro che farmi pensar bene di una persona. Ciò che non capisco è il nascondersi dopo una proposta – che avrebbe potuto benissimo essere presa come una cazzatella – alla quale sarebbe stato decisamente più corretto rispondere “no, non mi interessa”, anziché fuggire. Non funziona più l’Adsl?

[chiedo umilmente scusa ai soliti tre-quattro lettori assidui di questo blog, per la latitanza nelle ultime ore. Altri impegni incombono e – anche se già l’ho detto e difficilmente sono riuscito mantenerlo – ci riprovo: prometto (?) di non farlo più.]

domenica, ottobre 23, 2005

Domani è lunedì e si ricomincia seriamente

Al congresso del Nuovo PSI, svoltosi questo weekend a Roma, non si è capito nulla. In compenso il Corriere della Sera – primo quotidiano nazionale, ma non occorre ricordarlo – ci delizia con questa foto. Probabilmente l’unica cosa chiara di tutta la due giorni. Evviva i garofani rossi?

Nuovo_PSI(c) Corriere della Sera.it

Come mi sconvolge lo status delizioso di questo weekend di metà autunno

Quando uno sembra aver trovato il suo stato perfetto, capita sempre un qualcosa che – anche senza rovinare – un po’ di amaro in bocca lo lascia. Non sconvolge, sia chiaro, però distoglie la mente dal suo stato perfetto. Dopo aver acquistato da iTunes Music Store un vecchio pezzo semi-inedito di non vi sto qui a dire quale gruppo – il titolo: The Radio Saved My Life Tonight – e averlo trovato semplicemente perfetto per questo weekend di metà autunno, stavo qui a girare per la blogosfera – si chiama così, ‘nevvero? - quando mi sono imbattuto in questo. Motivo del mio amaro in bocca. Ditemi che è uno scherzo, ve ne prego. Altrimenti qualcuno lassù faccia sì che Guia Soncini – amore tenuto nemmeno troppo segretamente nel mio cuore - mi delizi subito, martedì, con un pezzo in onore di codesto monumento – degli orrori?

I dardi: il caffé alla tata

Piero Fassino dopo la puntata di C’è Posta Per Te, nella quale dopo quarant’anni ha – visibilmente commosso – incontrato la sua vecchia tata, ha pensato bene di omaggiare la gentile signora. Un caffé e due paste in un esclusivo bar fuori dagli studios, e ci ricordiamo dei vecchi tempi. Ha dovuto pagare la tata, ché al torinese gli erano rimaste cinquanta euro nell’urna delle primarie, e ancora non aveva avuto tempo di prelevare al bancomat.

[DISCLAIMER: siccome capita spesso che la gente non capisca i miei ‘dardi’, piccola spiegazione. Quelle due righe che leggete qui sopra sono il risultato di un mio piacevolissimo fancazzismo domenicale. Domenica scorsa ci sono state le primarie del centrosinistra, giusto? Come ha riportato il sito dell’Unità, Fassino ha “mollato” come contributo spese cinquanta euro. Cazzacci suoi, senza dubbio alcuno. Ieri poi è andato dalla De Filippi ad incontrare la sua tata. Altri cazzacci suoi. Poi ho fatto due più due ed ecco il dardo. Satirico, s’intende? Allora risparmiate – a voi ancor prima che a me – commenti del tipo “hai mai diviso qualcosa con un ex/post/still comunista?”, perché oltre ad essere ridicoli, non hanno senso alcuno. Tanto meglio un “la tua satira mi fa cagare”, sincero oltre che chiaro nella forma e nel contenuto. Buona domenica.]

sabato, ottobre 22, 2005

Libertà? Parliamone

A proposito di libertà. Celentano ha mostrato una classifica, stilata da Freedom House, sulla libertà di stampa nei vari paesi del mondo. l’Italia, in quella classifica, è risultata “parzialmente libera”. Senza entrare (nuovamente?) nel merito di Celentano e delle sue farse televisive pagate anche da noi altri, segnalo un ottimo post dell’ottimo Fausto Carioti riguardo tante altre libertà – perché non vi è solo quella di stampa – non rispettate da certi Paesi (Cuba?). Osannati da chi diffonde una presunta mancanza di libertà di stampa in Italia.

La torta del centrosinistra

Da una torta mal riuscita, conviene sempre ricavarne dell’altro. Immaginate: tutto il pomeriggio in cucina, uova, farina, tutto nel mixer, lievito, infornata. E poi: ‘na chiavica. Tutta floscia, al sapore non è granché ma è comunque l’estetica da condannare: impresentabile stasera a quella cena. Immaginate ancora: e se si potessero ricavarne gli ingredienti originari, dando così dis-unione alla torta, ma cercando di salvare un qualcosa – un uovo, qualche grammo di lievito, un bicchiere di latte - , seppur di minima importanza? Immaginate se potreste ricavarne di nuovo, non dico l’uomo col guscio, ma perlomeno l’impasto uova farina, prima della ‘sbattitura’ nel mixer? Fantastico, no? Allora prendiamo l’Unione e procediamo in questo modo: Ds e Margherita, un listone. Verdi e Comunisti Italiani, altro listone – ché l’asse Ds-Margherita non sta per nulla a sinistra. Prc, i soliti zingari: cani sciolti. Socialisti e Radicali, listino solitario – roba che da sinistra rivolti verso destra la chiamereste senza troppi scrupoli “lista civettta”. Mastella, con un disegnino non molto riuscito, ha spiegato in conferenza stampa che con il suo Udeur vuole giocare fuori dalla torta, l’Unione, pur rimanendo nella stessa metà campo, il centrosinistra. Di Pietro bussa di qua, bussa di là, ancora nessuno si è degnato di aprire la porta, una sbirciata nello spioncino basta e avanza (e intanto il nostro magistrato, non particolarmente amato da queste parti, ha fatto un ottimo intervento sotto forma di missiva, sul Foglio di ieri in quarta pagina, argomento: Calabria e ‘ndrangheta). Bene, dopo che avete immaginato – e fantasticato sulla torta ma non troppo sulle sorti politiche metaforicamente rappresentate da essa – ditemi: che cazzo ve ne fate di uova e farina non ancora sbattute, ma amalgamate insieme in un pastrocchio comunque inscindibile? Ecco, queste sono le sorti del centrosinistra italiano, che con l’Unione ha, ancora una volta, miseramente fallito. Pecoraro Scanio: “Se tutto questo fosse vero, qualcuno mi spieghi il significato delle primarie di domenica scorsa”. A Pecora’, ce lo chiediamo pure noi! Ma se non ce lo sai tu che eri un candidato…

venerdì, ottobre 21, 2005

Al mio commentatore anonimo

Mio caro commentatore anonimo, questa lettera la indirizzo a te. Sì, tu che, passando da queste parti, hai deciso di farmi – fare a questo blog – cortese visita. Sai, dovresti ritenerti fortunato, perché molti miei colleghi non fanno entrare in casa propria i personaggi senza nome. Non lo permettono, a casa loro. Ma questa è casa mia e – se Dio vuole – si fa come decido io: tutti dentro, senza nome compresi. Suvvia, siamo nel 2005 – mi son detto – vuoi che qualcuno ancora sia così maleducato da fermarsi, insozzarmi il salotto e andarsene via? Sia mai – mi son poi risposto. Ma mi debbo ricredere, caro il mio commentatore anonimo. Tu non sei un senza nome qualunque. Ce ne sono molti in giro, quasi tutti educati. Tu che invece mi spargi luridume per tutta la casa sei unico, così maleducato e così fiero di esserlo. Così stronzetto da non trovare nulla di più costruttivo che girare di casa in casa – di blog in blog – e ruttare sulla tastiera quelli che sono i parti della tua mente. Ti vedo, carissimo commentatore anonimo, con le dita impiastricciate di torta, che picchetti sulla tastiera col cuore che pulsa sempre più velocemente, e il sudore che scorre copioso dalla fronte. Perché per scrivere le perle di saggezza che lasci nei commenti a questo blog te ne servono di impegno e concentrazione, vero caro mio? Sicuro del godimento procurato da questo tuo nuovo passatempo, godimento del quale i porci – gli animali, s’intende – trarrebbero sicuro giovamento, mi congedo da questa mia verso te, ricordandoti quanto scritto sulla fascia a destra di qui presente blog. Sicuro che già in passato l’avvertimento l’avevi letto ma probabilmente non compreso, ci riprovo. Dopotutto anche tu avrai pensato, dopo il tuo primo rutto prontamente cestinato, che in fondo “tentar non nuoce” e ci hai riprovato, trovando nuovamente il cestino – ah, puoi andare avanti ad oltranza, sempre il cestino ti toccherà se non cambierai tono -, allora tento di nuovo anche io e ti riporto il messaggio anche qui di seguito:

Questo blog rappresenta il proseguo della prima versione pubblicata sulla piattaforma de Il Cannocchiale. Al momento del trasloco si segnalano, nella vecchia versione, oltre 3000 contatti. Le regole esistenti nel vecchio condominio valgono anche in questo: i commenti sono liberi, ma ai coglioncelli facili all’insulto non sarà lasciato spazio. Io vi ho avvisato.

Lento o Rock?

Celentano ieri sera purtroppo non l’ho visto. Avevo altri impegni, cercherò di rimediare con la possibile replica su RaiSat. Tuttavia una parte dello spettacolo – quella parte – era prevedibilissima. Lui, Celentano, il salvatore della patria. Ma chi si crede d’essere? Quell’altro, il martire. “Il microfono non lo voglio da te/sono tornato per riprendermelo” ha pronunziato. E la folla ha applaudito. E noi, poveri coglioni, ancora una volta abbiamo pagato. Per non vedere i mondiali di calcio nel 2006, ma per sentirci tutti omologati nell’aver votato a sinistra, e perciò sorbirci questi pistolotti finto-morali. Senza che a nessuno – eccetto l’iper-criticato Del Noce – fosse venuta in mente una cosa: fortunatamente in Italia c’è ancora chi si ricorda del Celentano canterino; al limite di quello delle boiate pazzesche tipo Il bisbetico domato o ancora Grand Hotel Excelsior. E non sopporta la svolta pseudo intellettuale, irritante per i contenuti e per i tempi di spettacolo, decisamente estenuanti. E soprattutto che non ha votato – e non voterà – a sinistra e che magari accanto ad un Santoro avrebbe desiderato vedere anche – chessò – un Massimo Fini qualunque. Bleah.

mercoledì, ottobre 19, 2005

Due cose su Santoro

Michele SantoroDue sono le cose vergognose legate a Michele Santoro. La prima, quella più “famosa”: l’essere stato epurato da Silvio Berlusconi. Non mi pesa ammetterlo, anche perché non è la prima volta che lo faccio, ma se il Cav. ha fatto un’azione veramente sbagliata – tante azioni, diranno da sinistra – è stata proprio quella di cacciare i vari Biagi, Santoro, Luttazzi – ma anche Massimo Fini, Vittorio Sgarbi, chiudere gli spazi a Feltri; non solo personaggi di sinistra sono stati penalizzati. L’altra è certamente meno nota ma, per quanto mi riguarda, ancora più vergognosa: dimettersi dal parlamento europeo per partecipare allo show di Adriano Celentano. Ma non solo: farlo anche dichiarando che è quello che vogliono pure i suoi elettori – coloro che l’hanno spedito a Bruxelles e non a viale Mazzini, è bene ricordarlo – e pregando la Rai di riassumerlo, in quanto la magistratura avrebbe dichiarato ingiusto il precedentemente allontanamento. Senza pensare che forse la Rai non ne ha manco per le palle di riprenderselo indietro.
Il vino se nasce buono, col tempo migliora. Santoro invece col passare degli anni peggiora. Traetene voi le conclusioni.

i dardi: l'utilità delle primarie

Pare che la potentissima macchina organizzativa della sinistra abbia individuato gli infiltrati di centrodestra alle primarie di domenica scorsa: sono stati gli unici a versare solo un euro come contributo spese – altrimenti come si spiegano 36 milioni d’incasso con 4 milioni di votanti? Ecco l’unica utilità di queste primarie.

martedì, ottobre 18, 2005

Musicalia / Depeche Mode e Bon Jovi

Hanno detto che oramai possono essere considerati come i nuovi Rolling Stones. Non per paragone musicale, ci mancherebbe. Per longevità. E così i Depeche Mode si sono riaffacciati sul mercato discografico a quasi 5 anni dall’ultimo e deludente – sebbene non per le vendite – Exciter. Lo fanno con Playing the Angel. Allora, com’è, come non è? È un disco dei Depeche Mode, uno dei più grandi gruppi degli anni 80, e già di per sé dovrebbe bastare. Non è un disco alla Depeche anni 80, come qualcuno si è affrettato a definirlo paragonando l’oscurità di questo con quella di Black Celebration. È decisamente minimale, con poche, pochissime – il singolo Precious e Lilian – concessioni al commerciale. È sottile, cupo, lento. A tratti sofferente e dal sapore vagamente ballabile. In un dancefloor piccolo, poche luci e tanto fumo. È un disco rilassante, non è martellante sebbene nella programmazione siano stati inseriti suoni decisamente acidi. È un ottimo ritorno, più per la qualità delle canzoni che per lo sguardo alla classifica. Ma tanto loro sono i nuovi Rolling Stones, no?, e quindi venderanno lo stesso; tanto valeva fare un gran bel disco di gran belle canzoni. Tanto Strangelove e Enjoy the Silence stanno lì, nessuno le tocca. Ma è ora di provare, osare, fare quello che si vuole. Non che i Depeche Mode non l’abbiano mai fatto nella loro carriera, sia chiaro. Ma ora hanno acquisito quella maturità che in pochi nel mondo della musica hanno. E se la stanno godendo – e noi con loro – lì, sospesi nel loro limbo electropop dal quale osservano lo stato della musica, assimilano e metabolizzano a modo loro. Regalandoci dischi come Playing the Angel, che godiamo e apprezziamo. Soprattutto alla luce dei tempi che corrono.
Girando totalmente pagina parliamo del nuovo Bon Jovi, Have a nice day. Trainato con anticipo dal micidiale singolo omonimo, il disco non mantiene tutte le aspettative. È il solito nuovo Bon Jovi, tanto per tranquillizzare chi ancora vorrebbe una nuova Living on a prayer. Quindi ha il gusto della canzone rock americana, è suonato decisamente bene e con la produzione esecutiva di Desmond Child. Tuttavia non brilla dall’inizio alla fine ma anzi molte canzoni scorrono via troppo veloci, senza lasciare il segno. Si fanno notare Who says you can’t go home per la dolcezza e Last Sigarette per l’irruenza. Tutto il resto passa, è godibile ma non rimane.

lunedì, ottobre 17, 2005

Conclusioni sulle Primarie del centrosinistra

Le primarie sono praticamente concluse da 24 ore, e questo è presumibilmente l’ultimo post serio che Ordine Generale dedicherà all’evento. Saranno – forse: se vi sarà l’ispirazione – ammessi gli ormai classici ‘dardi’, ai commenti riguardo l’argomento si risponderà in argomento, ma post basta. L’ho detto anche qualche giorno fa che il palazzo mi aveva stufato. Lo ribadisco, e il costante pensiero rivolto alle Primarie del centrosinistra che ho tenuto in questi giorni mi ha convinto ancora di più. Poi, ovvio, mi conosco. E già da domani il Palazzo attirerà ancora le mie attenzioni – e dimostrerà tutta la debolezza di queste mie intenzioni – ma sarà un altro giorno.
Allora, passate – passate? – le polemiche, letti i giornali, visti i telegiornali, che dire ancora che non è stato detto? Prima cosa: queste Primarie non hanno decretato il mortadellone Prodi come vincitore, dal momento che già da mesi lo era; hanno però consegnato la palma di grande sconfitto. A Fausto Bertinotti. L’unico leader che sembrava poter essere in grado di disturbare o’ Professore, non ce l’ha fatta. Ad onor del vero ha fatto la miglior campagna elettorale – sicuramente la più efficace -, quella dei post it gialli con il volitivo voglio al qualche aggiungere il complemento. Li abbiamo visti appesi ovunque, non ce la facevamo sinceramente più, ma non sono serviti. Bertinotti si è infatti fermato ad un misero 14,7%: tale e quale – anzi, forse qualcosa in meno – le ultime elezioni. Quindi ha Rifondazione hanno messo via la bottiglia, abbassato – speriamo – la cresta e rinviato tutto a data da destinarsi. Di fatto allora cosa si può concludere? Ribadisco quello che è il mio pensiero. Nono sono state un fallimento, come anche io avevo erroneamente predetto, perché 4 milioni di votanti per una consultazione non ‘ufficiale’ – mi si passi l’espressione – non costituiscono fallimento. Però nemmeno quel trionfo che la stampa de sinistra ci vuole far credere; l’ho affermato anche in un commento ad un post qui sotto, e lo ripeto: 4 milioni su 20 totali di elettori del centrosinistra alle ultime elezioni rappresentano il 20%, un quinto del totale se non vi piacciono le percentuali. Come dunque parlare di trionfo? Lo vedono solo loro il trionfo, la grande rivoluzione democratica, l’intera Italia che scende in piazza perché ne ha piene le palle di Berlusconi e dei suoi. Un risultato modesto – questo sì – su una consultazione inutile. Inutile perché il vincitore già lo si conosceva, perché sono stati ammessi alla gara anche certi fenomeni da baraccone buoni giusto per un vergognosissimo blitz in tv, perché al contrario non hanno partecipato tutti i leader del centrosinistra che dovevano – dove sono i Fassino, i Rutelli, i Veltroni? – perché sono stati denunciati brogli – presunti o meno, ma la denuncia c’è stata – da parte di un ‘concorrente’, Clemente Mastella da Ceppaloni, e in ultimo perché sono stati ammessi al voto i giovani non ancora maggiorenni (e mi chiedo: se un’azione cos’ l’avesse intrapresa il centrodestra cosa sarebbe successo? Quante volte avrebbero gridato all’incostituzionalità?). Vi sembrano pochi come motivi per dichiarare la non serietà delle primarie del centrosinistra?
E che anche il centrodestra si dia una mossa: la settimana scorsa, in sede di voto della nuova legge elettorale, ha dimostrato una compattezza che da tempo non si vedeva. Poi Follini si è dimesso da segretario dell’Udc, e da queste parti lo si è interpretato come segno del destino per fare ancora meglio. Ora il Cav., Fini e Casini lavorino bene fino ad aprile, e vedranno che la gente non li lascerà soli, ma li premierà. Ci sono ancora molte speranze di vittoria, basta non sciuparle e concludere in modo degno la legislatura.
Per quanto riguarda Prodi, ora non ha più alibi, è stato decretato dal suo – e suo solo – popolo come leader: ora s’inventi anche di che cosa, visto che necessita di un partito, con il voto proporzionale. Sentendo l’aria che tira da quelle parti, a voler essere cattivi si può dire che se già Prodi puzza di vecchio, figuriamoci l’Ulivo. Però bisogna proprio essere perfidi. E chi dice il contrario?

Già me lo immaginavo il titolo, sull’Unità. Cinque colonne: “La destra manda al voto i ragazzi non ancora maggiorenni pur di trionfare”. Purtroppo non lo leggeremo mai il titolo in questione, soprattutto nella forma avente per soggetto “la sinistra”. E poi, stronzo di un Ordine Generale, che hai ancora da dire?

Ebbene sì, faccio mea culpa sulla cifra

Quando si è signori bisogna sottostare a determinati doveri. Senza presunzione, Ordine Generale si ritiene un signor blog. E quindi è pronto ha rispettare i suoi compiti. Mi sono sbagliato. Ho affermato in un post che trovate giusto un po’ più sotto al presente, che difficilmente il popolo dell’Unione avrebbe raggiunto la cifra-salvagente di un milione di votanti per le primarie. Come minimo il numero è stato raddoppiato e addirittura si avvicinerebbe ai tre milioni, con un Prodi che naviga tranquillo oltre il 60% delle preferenze e anzi ha già avvistato la soglia del 70%. E con ciò? Ora direte che sì, qualcosa la dovevo dire, ma non posso ammettere che la giornata di oggi è stata gloriosa per il centrosinistra. E mi comporto così semplicemente perché non lo è stata per nulla, gloriosa. Sono scesi in piazza per decretare un vincitore che già si conosceva, tanto per farlo vincere. In primo luogo per darsi l’illusione di una vittoria sulla destra – che sforzo: se una squadra giocasse a calcio scendendo in campo da sola, secondo voi chi vincerebbe? Solamente dopo si è trovata la scusa della “manifestazione di grande democrazia” e delle quote proporzionali all’interno di una coalizione. Si è decretato un leader, Romano Prodi, che con la nuova legge elettorale di fatto non serve più. E ora ci vengono a dire che ha trionfato? Vero, ma fuori tempo massimo. Ha vinto in una disciplina che non è più richiesta nelle olimpiadi elettorali del 2006, se mi passate l’espressione. Comunque l’ora è tarda, gli scrutini ancora agli inizi, sebbene è ovvio che da qui alla chiusura nulla cambierà. Nel frattempo una sola domanda: se è vero che Milano ha una popolazione di circa 1,1 milioni di persone, e Roma ne ha altri 2,5 milioni, che “rivoluzione democratica” sono queste primarie che, oltre le previsioni più rosee degli organizzatori, hanno visto coinvolto un numero di persone pari alla somma delle persone residenti nelle due più grandi metropoli italiane? – e questo ammettendo che il numero totale dei partecipanti superi i tre milioni. Tutto il resto della gente che vive in Italia? E quelli che stanno all’estero ed hanno avuto il diritto di voto? E quelli che diciotto anni in fondo non li avevano, ma “facciamoli votare se li compiono entro aprile 2006”? Il resto a domani, ché ora si spera di dormire – esentarsi dal fare battute del tipo “che vvuoi dormì, eh, che ha vinto er centro-senistra?”

domenica, ottobre 16, 2005

I dardi: 50 euro

I dardiPiero Fassino si è presentato stamane al seggio allestito per l’occorrenza a Torino, accompagnando anche la mamma. Votato, stretto le mani, giunge il momento del contributo. Sul piatto ecco che partono 50 euro. Il solito spaccone. Avrebbe potuto tenerle per momenti decisamente migliori.

Il gran Circo delle Primaria


Siori e Siore benvenuti allo spettacolo circense dell’Unione. Per questa giornata è in programma un nuovo show che non vi farà assolutamente rimpiangere la vostra attiva partecipazione: Primaria dell’Unione. Si ritrovano 7 candidati appartenenti ad alcuni dei partiti che fanno parte del cosiddetto centrosinistra – coprendo tutto l’arco che va dai comunisti di Bertinotti ai democristiani di Clemente Mastella, con l’aggiunta di due outsider: il non meglio specificato Ivan Scalfarotto e la Simona Panzino de’ Sociali Centri – per stabilire chi di loro debba essere il leader. Lo spettacolo è collocabile nel genere farsa, dal momento che prima della messa in scena stessa tutti sanno comunque chi ne uscirà vincitore: il mortadellone Romano Prodi, il vecchio sapore del bollito che già nessuno osò mangiare anni or sono e che ora viene riproposto sulla carta: dose abbondante di spezie e il sapore di malandato non lo si sente più. Tuttavia, pur essendo già deciso quasi tutto – per i partecipanti allo spettacolo si tratta solo di vedere l’arco percentuale di perdita o di guadagno proporzionale, in parole povere quanto Bertinotti e i suoi comunisti dovranno dire la loro in un’eventuale formazione di governo di sinistra – alcuni aspetti interessanti emergono da sotto il tendone. Si parla già di brogli e uno degli attori, On. Clemente Mastella candidato per l’Udeur, è partito con le minacce. Già, perché il circo giunto in ogni città – beh, proprio ogni no, si parla di circa 9700 location – puzza talmente di bruciato che persino il principale quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, si è interessato alla questione, pubblicando un’intervista all’inedito minacciatore. Eccone un estratto: “Questi esteti della morale devono spiegare perché a Napoli i segretari provinciali dei Ds, della Margherita, dei Verdi e di Rifondazione hanno proposto al mio segretario di mettersi d’accordo sul risultato delle Primarie […] Mi devono chiedere scusa, mi devono dire che la colpa per come sono state organizzate le primarie è da attribuirsi ad alcuni burocrati comunisti che hanno dimenticato di consegnare le schede […] mi hanno negato le schede elettorali, impedendo alla gente di andare a votare. Che democrazia è questa? Così ci si candida per governare? Quelli del Polo mi sfottevano dicendo che le primarie erano truccate. Forse avevano ragione. Temo che sia vero […] Oggi è una giornata molto particolare, che può segnare la storia d’Italia. Per gennaio sarà convocato un congresso straordinario dell’Udeur. Allora decideremo se magari allearci […] perché da oggi io non sto più nell’Unione. Quale listone e listone, l’Udeur correrà da solo”. Insomma, lo spettacolo abbia inizio, gentile pubblico. Il costo del biglietto è di un solo euro, e in via del tutto straordinaria – e anche qui si sente una certa puzza – potranno partecipare anche i minori di 18 anni, a patto che la maggiore età la raggiungano entro i primi mesi del 2006 (insomma, il tendone è grosso ma la paura di non vedere tutti i seggiolini occupati è molta). Accorrete numerosi, anche se mi sa che al milione – ad un misero e vergognosissimo milione – neppure ci arriveranno, e gli organizzatori già si disperano.
Il vincitore, quello vero? Silvio Berlusconi e il suo popolo, noi. La Casa delle Libertà. Che certi minestroni ammuffiti non li vuole nemmeno vedere.

sabato, ottobre 15, 2005

Nota del Redattore

Spiegate al ragazzo una cosa. Ve ne prego. La dicitura “nota del redattore” – meglio conosciuta come ‘ndr’ - non si usa in un pezzo in cui l’unico controllo prima della pubblicazione lo ha l’autore stesso. Giuro che in giro si trova anche questo.

Ecco la sinistra delle Primarie

(ANSA) - ROMA, 15 ott - Si e' conclusa la manifestazione contro la direttiva europea Bolkestein per la privatizzazione di ogni forma di servizio a pagamento. Il tema principale e' quello della possibile privatizzazione dell' acqua, argomento della maggior parte degli striscioni e degli slogan scanditi dai manifestanti. Centinaia le sigle al corteo, al quale, secondo gli organizzatori, hanno partecipato 50mila persone.

Perché ho riportato questa agenzia? Perché oggi la sinistra di Bertinotti, Cossutta e Pecoraio Scanio, che domani andrà falsamente compatta verso quella farsa chiamata “Primarie dell’Unione”, è scesa in piazza in quella manifestazione. Unico particolare: si manifestava contro un “frutto” del Parlamento Europeo targato Romano Prodi. Unione de che?

Lo scipero (?) di Benigni

Che bello ieri lo sciopero per i tagli al Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) previsti dalla Finanziaria 2006. Senza entrare nel merito della nobiltà del motivo di questi tagli – comunque: il Fus non si dovrebbe toccare, ma allo stesso tempo gli enti lirici non possono andare in rosso anche con i miliardoni dello stato – cioè nostri -, e certi filmacci (come, a titolo puramente esemplificativo della categoria, questo e mi perdoni il regista, che tanto amo) sarebbe meglio non produrli; la smetto qui – era davvero stupendo vedere un regista sulla bocca di tutti – e sul qualcos’altro di molti – come Roberto Benigni intrattenere gli scioperanti e gli artisti vari accorsi alla manifestazione. Peccato solo per una cosa: almeno a Milano un sacco di cinema rimanevano aperti – e non fate i maligni, perché il multisala Odeon, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha invece abbassato le saracinesche, cari i miei compagni – onde evitare di dover rinunciare al mega incasso dovuto dalla prima de La Tigre e la Neve, appunto ultimo film di Benigni. Come giudicare? Con la solita ipocrisia, verrebbe da dire. Ma siccome Benigni è pur sempre Benigni e l’uscita di un suo film è in qualche modo – non per me, sicuramente per molti – un evento, l’ipocrisia la sostituiamo con una più bonaria caduta di stile. Insomma, capaci tutti di scioperare e di appoggiare la chiusura delle sale cinematografiche – oltre che di teatri, sale da musica e culturaglia varia – ma poi non dire nulla sul fatto che il proprio film è trasmesso in tantissime sale cinematografiche che sono rimaste comunque aperte. Decisamente più decoroso sarebbe stato infatti impedire che il proprio film fosse trasmesso e rimandare di fatto la prima. Ma i soldi sono soldi, e quelli di una prima di Benigni sono anche tanti. Ed evidentemente il nostro predica benissimo – con quella sua parlata toscana capacissima ad intrattenere gli intervenuti – ma razzola altrettanto malissimo. Non ho sottomano i dati dei cinema di ieri sera, ma sai che bello se ad un finto sciopero del regista si fosse aggiunto un vero sciopero del pubblico nelle sale, in particolar modo in quelle che davano La Tigre e la Neve? Allora sì che si ride, altro che toccare gli zebedei a Pippo Baudo.

Troppo Palazzo

Se il blog deve essere uno spazio dove raccontare anche i cazzacci propri, ne ho una per voi. Ho acquistato – in edizione deluxe: super audio cd + dvd – l’ultimo dei Depeche Mode, Playing the Angel. Lo sto mangiando, una volta digerito e metabolizzato ve ne parlo, promesso. Noto che c’è troppo Palazzo in questi giorni su questo blog.

Follini si dimette - e ora passatemi la bottiglia...

Qui si ha da festeggiare. Seriamente, e scusate il cinismo. Marco Follini si è dimesso, stamane al congresso dell’Udc, da segretario del partito neocentrista. Ipotesi questa che Ordine Generale più e più volte ha auspicato. Insomma, se non proprio le dimissioni se ne chiedeva a terzi l’allontanamento. L’importante è che Marco Follini con la Casa delle Libertà non avrà – presumibilmente, ché la certezza in politica non esiste – più a che fare. Intanto dal mondo politico arrivano le prime considerazioni: chi come Fini ne critica la scelta e chi invece, come il Presidente della Regione Sicilia Cuffaro, ne comprende – e giustifica le ragione. Ma il punto non è questo. La questione interessante è, semmai, i motivi che hanno spinto Harry Potter a questa decisione. Troppo polemico se azzardo un’ipotesi del tipo “nemmeno lui le conosce”?. Forse. Ma forse anche no. E quindi il caro Follini che vuole ancora? Semplicemente continuare a recitare la sua parte di vittima, di martire costretto a dimettersi. Il suo obbiettivo non era una riforma, o le primarie nel centrodestra. Niente di tutto ciò. Il suo unico scopo era mettere il bastone tra le ruote della Casa delle Libertà. Si, perché se la maggioranza della coalizione ha deciso una cosa – es: stare con Silvio Berlusconi – inutile tentare di portare avanti correnti minoritarie di traditori. Voleva il proporzionale, e gliel’hanno dato. Ora che questo è quasi certezza, essendo passato anche alla Camera, non lo vuole più, lo rinnega. Perché? Perché lui il proporzionale non lo voleva come metodo elettorale, bensì come intralcio al Governo. Una volta capito che l’intralcio non sarebbe esistito, ha inventato l’ostacolo di non volerlo più, questo benedetto proporzionale. Comportamenti di questo tipo non durano molto, e anche all’interno del suo stesso partito devono averlo finalmente capito. Tanto che Casini già da qualche giorno aveva abbandonato il Maghetto Marco al suo destino: io sto con Berlusconi, tu arrangiati, non ti appoggio più nelle tue malsane idee di mettere in discussione il leader. E la Casa delle Libertà (ri)trovò finalmente l’armonia. Passò il proporzionale e le speranze di vittoria aumentarono. Nessuno rimpiangerà Marco Follini. Nemmeno il centrosinistra, sempre che ora eviti di “accattarlo” – lui e i suoi tre, quattro voti (tuttavia noi facciamo il tifo per questa possibilità. Anzi, facciamo cambio? A loro Follini e le sue manie anti-Cav. e a noi Clemente?) Scusate il cinismo. E ora, passatemi la bottiglia…

venerdì, ottobre 14, 2005

I dardi: Partito usato cercasi

Mi riferiscono che Prodi abbia messo un’inserzione su Secondamano: “Cercasi partito usato per ex leader di coalizione con passione per la politica, scopo candidatura. Astenersi perditempo, Ds e Margherita. Minima serietà, pagamento in euro”.

Senza volto e spesso senza vergogna

Quanto successo ieri in studio, nella trasmissione serale di Anna La Rosa in onda su Rai due, Alice, è assolutamente vergognoso. Breve riassunto per coloro i quali schifano la televisione, schifano La Rosa, schifano la Rai o semplicemente ieri sera avevano altro da fare. La puntata era dedicata alle primarie del centrosinistra, ospiti in studio tutti i candidati alla farsa eccetto i due che, in fondo, sono gli unici “a giocarsela” questa farsa, Fausto Bertinotti e Romano Prodi. Quando si è detto tutti i candidati si intendevano proprio tutti: da Clemente Mastella a Simona Panzino, la no global “prestanome” del candidato senza volto. E con un senza volto la Panzino si è effettivamente presentata agli studi di Rai due, pretendendo – in barba alle leggi televisive secondo le quali non è possibile che una persona col volto coperto possa apparire in video – che l’incappucciato in questione partecipasse attivamente al dibattito. Dopo il no del direttore di rete Massimo Ferrario, il compromesso: la Panzino in studio con gli altri candidati, il senza volto tra il pubblico. La trasmissione comincia e dopo circa un’ora il putiferio: la Panzino dice che stanno picchiando il senza volto, fatto inverosimile in uno studio televisivo – più probabile che il senza volto non si sia comportato come da patti – si alza, urla, il senza volto allora sale sul palco. Fine della trasmissione, spot, si riprenderà più avanti. La Panzino non si vergogna e rimane in studio, Clemente Mastella invece – giustamente – sì e se ne và. A Di Pietro il compito di sdrammatizzare il tutto. Questa la cronaca televisiva. Ora il commento: una vergogna. Come possibile che in un’operazione, qui ritenuta farsa ma indicativa di “alto esempio di democrazia” a sentire i personaggi che l’hanno proposta, come le primarie nel centrosinistra, possano entrare a far parte certe figure? Mistero. Certo è che se è quella la faccia che portano in giro, quella del litigio, è proprio difficile pensare a come si possano mettere d’accordo per un programma politico. In quanto a noi, schifosi berlusconiani che del Movimento nemmeno dovremmo parlare, stiamo in una botte di ferro: se questa è (seppur una sola parte de) la sinistra, le possibilità che la Casa delle Libertà vinca le politiche del 2006 aumentano in modo sempre più concreto. Perché in fondo il popolo italiano è meno stupido di quanto ci vogliano far credere, e se finge di digerire i catastrofismi di Prodi, difficilmente è disposto a passare oltre determinati, e ignobili, comportamenti.

giovedì, ottobre 13, 2005

Il ponte sullo stretto? Non s'ha da fare!


Più o meno da quando il Cav. è “sceso in campo” – politicamente parlando – uno dei suoi cavalli di battaglia è stato sicuramente il ponte sullo stretto. Struttura imponente, sempre promessa, difficile da realizzare. In tutto e per tutto una grande opera. Da quando è stata annunciata la sua realizzazione i pareri sono stati sempre in contrasto: chi, da una parte, sosteneva l’importanza dell’opera e spronava dunque il Presidente del Consiglio a dare il via ai lavori e chi, dall’altra parte, era scettico. Per molti motivi, dall’impossibilità tecnica della realizzazione (non dimentichiamoci che il territorio calabro-siculo è in costante movimento, derivato dal fatto che la zona è fortemente sismica, e il ponte dovrebbe sopportare il carico di un terremoto del settimo grado scala Richter e dei venti fino ad oltre i 200 km orari) all’imponente spesa. Prima di procedere all’analisi: chi mi legge – una volta eravate in due, ora siete un centinaio al giorno, grazie – ormai avrà imparato a conoscermi: da queste parti si sta col centrodestra. Da queste parti il Cav. non viene messo in discussione quale leader politico. Da queste parti però a volte si ha l’abitudine di dare una simpatica randellata a chi ci sta a cuore, e oggi è uno di quei giorni. Continuo dell’analisi: sempre da queste parti si pensa che il ponte sullo Stretto di Messina, che prenderà il via nel corso del 2006, sia un’opera perfettamente trascurabile. Ne spiego i motivi. Partiamo da un dato concreto: il prezzo dell’opera è quantificato in circa 3,88 miliardi di euro ai quali vanno aggiunte altre svariate tonnellate di pecunia, se si prendono in considerazione l’inflazione e altri “incidenti di percorso”, sicuramente inevitabili. In totale il conto può lievitare fino a raggiungere la cifra – che, ricordiamo, è sempre una previsione – di circa 6 miliardi di euro. Dato questo primo elemento, il denaro, ci colleghiamo subito al secondo punto: sono una quantità di soldi esagerata, per costruire un’opera tutto sommato inutile. Il sud, come tutti sappiamo, soffre di ben altri problemi, e quei soldi possono – devono – essere utilizzati per altri motivi. Vogliamo comunque concentrarci sulle infrastrutture? Bene, diciamo subito che anche senza il Ponte sullo Stretto, le strade nel meridione fanno letteralmente schifo. Non che al centro-nord la situazione sia migliore: chi ci vive sa che tutti i giorni deve scontrarsi con buche e con autostrade dalla pavimentazione indecente. Ma tutto sommato – e il “tutto sommato” sta per: incazzature a parte – si “cammina” bene. Mentre al sud è un vero e proprio delirio. Senza considerare la questione autostradale, caso a parte perché da Salerno in giù sono gratis e quindi con ancora meno soldi, basta soffermarsi sulle comuni strade cittadine, o provinciali o regionali. Vecchie, piene di buche, carreggiate strettissime. Vere e proprie “strade della morte” – come anche soprannominate la Catania-Gela e la Palermo-Agrigento, in virtù dell’alto tasso di incidenti stradali mortali. E non trascuriamo il problema del prezzo di pedaggio: il ponte una volta costruito non sarà gratuito, ma chiederà un compenso per essere trascorso: si parla di circa 16 euro per le automobili, di 50 per i camion e di addirittura 80 per gli autobus: più o meno quanto si paga già ora per utilizzare il traghetto; si converrà dunque che il cambio nemmeno è vantaggioso. In conclusione, caro Cavaliere, è giusto mettere a disposizione tutti quei miliardi di euro per una fabbrica come quella della costruzione del ponte sullo stretto? Non è meglio utilizzarli per qualcosa di più utile e urgente? Qualcuno dirà che c’è un lato positivo – e senza dubbio lo è -: molte persone con la realizzazione dell’opera troveranno del lavoro, in aree d’Italia dove il tasso di disoccupazione è tra i più alti. Ma il lavoro queste stesse persone lo possono trovare anche nella semplice ricostruzione delle strade già esistenti, delle linee ferroviarie e di tutte le altre infrastrutture che necessitano di restyling – tanto per essere un po’ snob -, senza andare a costruire dell’altro. Che nemmeno si sa se poi rimarrà in piedi o addirittura – e l’esperienza italiana insegna – se l’opera una volta iniziata verrà conclusa. Utilizziamo quei soldi prima per riparare le pecche già esistenti. Poi, semmai ce ne sarà il reale bisogno, si potrà pensare ad una struttura come il ponte sullo Stretto. Su, Cavaliere, lei verrà ricordato per moltissime altre cose. Non metta il suo nome, e il suo volto, su un’opera totalmente inutile.

mercoledì, ottobre 12, 2005

Giusta anche la Paraculata

Per il secondo giorno alla Camera tutto fila liscio. La Casa delle Libertà si è dimostrata compatta come non mai, a sinistra iniziano a non vederci più. La vittoria sicura che tanto avevano annunciato dall’opposizione, ora sembra allontanarsi e di conseguenza la stizza cresce. Dando dunque dimostrazione dell’unico loro livello di comunicazione, i parlamentari di centrosinistra si sono prodigati – perdonate il bisticcio, se qualcuno lo trova – in una delle loro specialità: lo striscione. Consci di non poter far altro che insultare, di fronte ad una maggioranza così unita, hanno tirato fuori dal cilindro uno dei loro cavalli di battaglia, striscioni colorati recanti insulti – qualcuno ha perlomeno controllato grammatica e sintassi?
Bene, potenziali elettori di centrosinistra, è questa la coalizione che vi ostinate a voler votare – e a voler far votare a tutti? Elementi degni del peggior circo, personaggi che, come i bambini dell’asilo, non riescono a far altro che tirar fuori l’insulto quando sono impossibilitati – per l’avversario troppo forte o per loro limiti personali - in azioni decisamente più costruttive. Su, il dubbio che state sbagliando ancora non vi ha colto, amici miei?
Tutto questo cabaret per cosa, poi? Per impedire che la maggioranza faccia il suo lavoro. Ecco il vero motivo: il centrosinistra con i suoi modi – prima bruschi, ora decisamente ridicoli – non si limita a fare il suo ruolo di opposizione (ruolo che, visto i comportamenti, sembra per altro non conoscere), ma cerca di impedire alla maggioranza di Governo, votata dalla maggioranza del popolo italiano fino a prova contraria, di terminare la sua legislatura, di passare le proprie leggi. Diciamo le cose come stanno: da sinistra stanno tentando di bloccare una proposta di riforma elettorale che li vede pienamente d’accordo – loro, tutti bolliti discendenti del passato politico italiano – ma guai a dirlo, perché la proposta arriva da Berlusconi. Questi con ogni probabilità governeranno in Italia a partire dal 2006 – e sempre con ogni probabilità, politicamente parlando non vedranno il 2007 – e giusto quindi che alla Camera si stia facendo di tutto per impedirlo. Anche l’utilizzare una paraculata, come Ferrara oggi ha definito la riforma elettorale sul Foglio. Hey, ma che avete da ridere? Il termine è stato usato in senso buono anche dall’Elefantino.

martedì, ottobre 11, 2005

Non sappiamo se è di destra. Sicuramente non è di sinistra

Nantas Salvalaggio su Libero di oggi 11.10.2005 (pag.2) lancia una provocazione: che Pitagora sia di destra? Argomentazione della sua (ironica, sia chiaro) tesi è quanto segue: come fanno quelli di sinistra a dire che in piazza del Popolo alla manifestazione di domenica c’erano centomila persona, quando basta fare un rapido calcolo dei metri quadrati della piazza e delle persone che possono starci in quel metro quadro per rendersi conto che tutta quella gente in quel luogo non ci può stare? Da qui la conclusione che Pitagora e la sua tavola siano di destra. Argomentazione corretta. Tutti noi, persone di buona ragione – tra le quali c’è il buon Nantas chiaramente –, sappiamo che le cifre sparate dalla sinistra sono dovute alle solite manie di grandezza, e nessuno si sarebbe prestato a scomodare Pitagora per dimostrarlo. Tuttavia la tesi è davvero interessante, oltre che sbugiardevole nei confronti della sinistra. Togliendo la tendenza a catalogare qualunque persona se di destra o di sinistra, si può facilmente aggiungere un postulato alla nuova versione del teorema di Pitagora elaborata da Nanstas Salvataggio. Il signor Pitagora non è dato a sapersi se considerato di destra. Tuttavia non può essere considerato di sinistra, visto che le cifre indicate dagli organizzatori della manifestazione indicano una forte carenza in matematica, con particolare riferimento al celebre Teorema.
[per aggiungere serietà al post: i tecnici del comune, che conoscono la metratura di Piazza del Popolo sicuramente meglio degli spara-numeri di sinistra, hanno calcolato – aiutati anche dalle riprese aeree – che in piazza del popolo ci possono stare al massimo 60 mila persone. Cifra che nemmeno può essere stata raggiunta domenica, perché dal conteggio del suolo calpestabile vanno tolti l’area dei monumenti, dell’obelisco, del palco e dello spazio transennato per fini di sicurezza. Insomma, se proprio i 30 mila della questura non devono essere, saranno 31 mila.]

I dardi: Veronesi non si candida

Umberto Veronesi ha deciso che non si candiderà come sindaco di Milano. Bene, bravo. Niente bis. La richiesta è un’altra: a cosa si riferiva quando ha dichiarato di non poter lasciare i propri malati? A certi ceffi Unionistici?

Tunnel o sballo?

Una cosa continua a girarmi per la testa, ancora sul caso di Lapo Elkann. Se tutti stanno lì a ripetere che gli saranno “vicini, per aiutarlo a combattere con questa malattia”, sottintendendo la droga, allora qualcosa non mi quadra. Perché se la bravata era solo dell’altra notte, non c’è nessun tunnel, nessuna malattia. Ma se tutti ora ripetono quanto sopra, forse è perché tutti sapevano, quindi esiste un tunnel o una malattia. Perché è – non dico improbabile, ma proprio impossibile – che per una notte di sballo si diventa tossicodipendenti. Sbaglio?

lunedì, ottobre 10, 2005

Ci è cascato anche Lapo


Avete mai notato che quando succede qualcosa, immediatamente questa subisce delle repliche? Pensiamo ai casi di mala sanità dei giorni scorsi: si è partiti da un caso e, nel giro di poco tempo, ne sono spuntati altri, ultimo quello di Torino dove un giovane di 31 anni è morto in seguito ad una appendicite. Oppure allo scandalo Kate Moss; a parte i numerosi casi di outing che la notizia ha creato, in Italia anche noi abbiamo avuto la nostra bella e sfavillante cronaca, partendo da Calissano per giungere al decisamente più noto Lapo Elkann, notizia fresca di giornata. Eh si, l’uomo immagine della Fiat, la persona che ha ereditato tutto, colui che sente il peso del colosso – industriale, famigliare – sulle spalle, che fino a due settimane fa sorrideva in televisione lanciando la Nuova Punto, è stato pizzicato con la droga. Tristemente pizzicato, ci sarebbe da dire, visto che dalla notte scorsa è ricoverato all’ospedale Mauriziano di Torino, reparto rianimazione, in seguito ad una notte brava con qualche modella brasiliana e tanta coca – alla quale, a quanto dicono le voci, sembrano essere stati aggiunti farmaci. Insomma, il copione ricalca fortemente il caso Calissano più che lo scandalo Cocaine-Kate, anche se con un rampollo di questo tipo in mezzo c’è da aspettarsi sicuramente una maggiore risonanza. E ora, che dire? Cominciamo subito a malignare: ma che vi scandalizzate a fare, spiegatemi? Perché anche qui si sono sprecati i commenti buonisti e i vari “Lapo, con quella faccia simpatica e da bravo ragazzo no!” del caso. Bravo ragazzo, sì. Faccia simpatica, e come dare torto? Ma come anche non pensare che se si fa il vostro vicino di casa – quello che tutte le mattine la vecchina che abita davanti a voi saluta sulle scale con quel suo “Buongiorno ragioniere”, tradendo dal tono della voce una certa invidia per ciò che suo figlio mai è diventato – sicuramente il buon Lapo la tentazione, alla quale dunque non è riuscito a resistere, l’ha avuta? Piuttosto ora mi piacerebbe vedere l’indignazione usata contro Kate Moss anche in questo caso. A vostra figlia comprereste la Nuova Punto, o quelle felpe griffate FIAT che il signorino Elkann usava portare, dopo che il testimonial è finito all’ospedale per overdose di coca? Io sì, ma io non ho mai detto che non sarei più entrato da H&M. Mi interessa sapere il parere di chi è sempre pronto ad indignarsi, che “insomma mia figlia la merce pubblicizzata da una drogata non l’indosserà mai”. Di quella gente. Di chi ha giustificato – se non sottoscritto – l’impegno delle case di moda a revocare l’immagine e la pubblicità della povera modella, e ora si trova a correre il rischio di dover ripetere lo stesso con “un’azienda di tutto rispetto come la FIAT”. Oppure con Lapo non vi scandalizzate perché “sì, insomma, la FIAT è roba italiana e non si merita queste pubblicità, ora più che mai”. Mai che vi cogliesse il dubbio che a Lapo piacessero quei festini che, vera tristezza!, a momenti l’accoppavano? Per non parlare poi della graziosa Martina Stella, che appena la notizia si è sparsa è anch’essa corsa ai ripari sotto il telone dell’indignazione, dichiarando a tutta la stampa italiana che non stavano più insieme – come, la coppia più chiacchierata d’Italia e ancora noi poveri mortali non sapevamo nulla?. Che figura, Martina! Anziché star vicino al tuo (ex) fidanzato ti affretti a dire che la storia is over, quasi come a voler prendere le distanza. Quasi come se la tua faccia – che nessuno sta mettendo in discussione – andasse difesa di fronte ad un (inesistente) attacco e lui, poretto, tanto aveva il padre Alain in ospedale a stargli accanto.
Qui si augura tutto il bene a Lapo Elkann, soprattutto che da questa enorme cazzata impari. E possibilmente non come Maradona – qualcuno ha tirato fuori questo impreciso paragone – che prima di capirla è andato avanti una quindicina d’anni.

[PS: Vespa ha in lavorazione una puntata di Porta a Porta riguardante il caso, per questa sera. Ora, non si sa se anche Mentana farà lo stesso. Il fatto è che, pur vincendo sempre la serata e checché ne dica, Vespa ha sinceramente paura del nemico di Mediaset. Non si spiegherebbero altrimenti due cosa: il voler fare una puntata stasera, e l’aver addirittura chiesto ad Alain Elkann di intervenire nella stessa.]

Brevissimo Stato della Musica

Escludendo dal discorso la carriera solista del pur bravo Robbie Williams. Pare che i Take That si riuniranno, dopo 10 anni, per un mini tour nel Regno Unito e per registrare uno show televisivo. Dio ce ne scampi. A noi per la pessima qualità dell’operazione, che dopo dieci anni non può che essere peggiorata. E alle giovani fan; se è vero che dieci anni fa in molte dovettero ricorrere allo psicologo per superare il trauma, mi chiedo cosa possa succedere nel 2005 AD. Operazione brutta, brutta, brutta.

domenica, ottobre 09, 2005

La domenica dei bamba

La manifestazione dei bolliti

Al momento in cui scrivo è in corso a Roma la manifestazione dell’Unione. La manifestazione che unisce tutti coloro che provano del bieco antiberlusconismo. La manifestazione di chi oggi, domenica, non aveva di meglio da fare che andare a farsi prendere per il sedere da chi sta sopra quel palco, anziché – chessò – approfittarne dell’ultimo sole per una gita fuori porta o per andare a visitare un museo, visto che siamo sempre pronti a definirci popolo di beoni ma approfittarne per togliersi un po’ di ruggine, mai. Farsi prendere in giro ho detto prima. Con l’aggravante della diretta televisiva. Ora spiego il perché. I motivi della manifestazione indetta oggi sarebbero principalmente due: la finanziaria 2006 e la legge elettorale. Per la prima, è stato fato un vero e proprio miracolo dal ministro Tremonti, che in sei giorni sei ha tirato fuori un testo. Lavoro questo che il suo predecessore infiltrato di sinistra Domenico Siniscalco non è riuscito a fare. E ora cosa dicono i compagni? Tagliano fondi alle regioni. Che, come è noto soprattutto in quelle rosse – e tante inchieste giornalistiche stanno lì a dimostrarlo – vivono sugli sprechi. Quindi, i nostri unionisti dovrebbero correggersi: non tagliano i fondi, ma tagliano i loro sprechi, che è ben diverso. Secondi colpiti i comuni, che non riuscirebbero a garantire i servizi necessari. Oh, che belle parole! Nel mio paese c’è una giunta di centro-sinistra – della peggior specie cattocomunista, tra le altre cose – e i servizi sono penosi. Chiedi una cosa, ti rispondono – se ti rispondono – dopo una vita, ma c’è da capirli: spesso sono troppo impegnati in manifestazioni farsa che usano la scusa dell’amicizia per rivelarsi cieca propaganda anti-Cavaliere (vi giuro, c’è da crederci). Magari sbaglio facendo di tutta l’erba un fascio, ma se da me non riescono ad amministrare suppergiù 15 mila persone, mi chiedo cosa succede nei comuni più grandi.
Secondo motivo della protesta la legge elettorale. E qui ci sarebbero da scrivere svariate cartelle, ma è già stato tutto abbondantemente detto. Ripeto per quelli con il prosciutto – pardon la mortadella – nelle orecchie. Il governo vuole abbandonare il maggioritario e ha proposto una legge elettorale che prevede il ritorno del proporzionale. Quelli di sinistra dicono che non si può fare, perché siamo a fine legislatura, dimentichi però di quando queste cose le facevano loro e andava perciò tutto bene. Se la riforma dovesse passare l’Unione si troverebbe in ben due pasticci. Per prima cosa non avrebbe più la sicurezza di vincere le prossime elezioni – e perdere dopo aver sbandierato vittoria per mesi e mesi è la peggiore delle figure. Il secondo problema riguarda il suo leader, Romano Prodi. Che diventerebbe così da leader a personaggio inutile, non avendo partito alcuno col quale candidarsi – e nemmeno trovandolo tra i suoi alleati – fondamentale per un sistema di voto di tipo proporzionale.
Come detto all’inizio, chi è alla manifestazione sta subendo una presa per i fondelli in diretta televisiva. Mi è bastato sentire un pezzo del discorso del Professore per capire che anche questa volta non ne sarebbero venuti a capo. Non un’idea, non un accenno di programma. Semplicemente i soliti “Presidente del consiglio incapace di Governare”, “leggi sbagliate”, etc. etc. Copione tristemente noto. Così come è noto il loro sorvolare su ciò che farebbero per sistemare le presunte cose che non vanno. Per forza: non hanno ancora deciso che fare e in più litigano su tutto, dal ritiro delle truppe che però in Afghanistan rimangono, ai Pacs. C’è poi la questione strettamente televisiva. Non era stato proprio Prodi a criticare una non imparzialità del servizio televisivo? Bella faccia allora farsi poi trasmettere la manifestazione in diretta, per giunta su un canale per il quale i cittadini italiani sono obbligati e sborsare uno stupido canone. Alla faccia della dittatura! Non era solo di Berlusconi il diritto ad usufruire del servizio televisivo? Sembrava che i compagni non pensassero ad altro e poi, cosa succede, Raitre – la rossa Raitre – trasmette in diretta questa manifestazione di bolliti. Sia su che giù dal palco? Vergogna.

sabato, ottobre 08, 2005

Anche Fausto Bertinotti vuole il proporzionale, ma non lo può dire.

La riforma elettorale proposta dal Governo che prevede un ritorno al sistema proporzionale, dando così addio ad un impastato maggioritario tutto italiano, è un gran cavallo di Troia. Il centrodestra l’ha proposto – inizialmente per far contenta l’Udc, poi si è realizzato un’ottima cosa – ed ha trovato i giusti accordi. E da sinistra, immediatamente e seguendo un copione nauseante dal tanto che è stato abusato, è stato spernacchiato. “Ci opporremo con ogni mezzo affinché la legge non passerà. Non si possono truccare le carte alla vigilia delle elezioni [cosa nella quale, tra l’altro, i cattocomunisti di casa nostra sono maestri, ndOG]”. Queste le prime reazioni, all’apparenza compatte, arrivate dai vari leader dell’Unione. Ma solo all’apparenza. Infatti poi la coalizione guidata da Romano Prodi ha mostrato tutti i suoi limiti, il più grande la divisione interna, in barba al nome che li rappresenta. Primo tra tutti Prodi: che farà se passa la riforma? Nulla, nel vero senso della parola. Come si può infatti avere un candidato premier senza che partito alcuno lo rappresenti in un sistema proporzionale lo sanno solo loro. In secondo luogo sono venuti fuori i primi malcontenti. Il succo è questo: molti leader del centrosinistra hanno sì inizialmente condannato la proposta, più per partito preso – contro il Cav., come sempre – che per altro. Poi, riflettendoci a mente fredde devono anche aver capito che la cosa è fattibile. Prima all’interno della Margherita qualcuno ha iniziato a venir fuori e ha dichiarare che sì, insomma, il proporzionale non è da buttare – ah, nostalgia canaglia. Poi gli apprezzamenti si sono fatti sempre più vasti, col solo Prodi ormai a difendere il maggioritario – in fin dei conti con una certa coerenza: l’ha sempre sostenuto, anche perché senza non vince. Poi sotto sotto anche lui fa parte della schiera dei nostalgici del proporzionale, ma guai se può dirlo. Ultimo arrivato in questo “outing” è il leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. Che il 7 settembre, copio e incollo dall’agenzia Ansa, ha detto che se l’Unione dovesse vincere le elezioni con il sistema proporzionale, non si ritornerà comunque al maggioritario. Si, avete proprio capito bene. Dopo aver dichiarato che il suo sogno rimane comunque quello di sconfiggere Berlusconi con “il sistema che lo ha fatto vincere”, facendo quindi gran riferimento al maggioritario, ha però detto che a lui il proporzionale va benone, e non è assolutamente disposto a cambiarlo nel caso dovesse passare. Come dire: “io lo voglio, ma non posso dirlo perché a proporlo è stato il centrodestra, quindi che figura ci farei davanti ai compagni?” La figura che comunque sta facendo anche adesso. Se non davanti ai compagni, davanti a noi irrinunciabili “fascisti, sporchi e capitalisti”. Decidete voi quale, ché questo è un blog fine.