martedì, marzo 03, 2009

New York Times a tutto spot.

Qualche settimana fa ha rotto uno dei suoi principi più sacri, ed è andato in stampa per la prima volta nella sua vita con la pubblicità in prima pagina.
Oggi pubblica un fascione pubblicitario anche sulla home page del suo sito. Un mio amico mi chiama e mi dice: «hai visto? Almeno è la pubblicità del nuovo MacBook Pro.»

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domenica, dicembre 09, 2007

Rimini, Rimini.

Secondo il New York Times, Rimini e la Toscana sono gli unici italiani tra i primi 53 posti che bisogna visitare nel 2008.

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giovedì, dicembre 06, 2007

come peggiorare la propria situazione

“L’unica cosa che la signorina Egan si dimentica di rivelare è che suo padre è Timothy Egan, per quasi 20 anni giornalista al New York Times, dove oggi è tra le firme di punta della pagina degli Op-Ed. E’ come se la figlia di Enzo Biagi pubblicasse un editoriale sul Corriere. Ma nel bistrattato mondo dei media italiani questo genere di nepotismo non è affatto tollerato.”

Così – e con un commento di Servergnini - il Corriere cerca di difendersi dall’essere stato citato – e dall’esserne uscito malconcio – nella op-ed pubblicata ieri sul New York Times della studentessa americana a Bologna.

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mercoledì, dicembre 05, 2007

leggiamoci sul New York Times

“Since this murder, to be a college student from Seattle has become shorthand for something else. Ms. Knox has been called “una bugiarda” (liar), “L’Americana,” or my personal favorite, “La Luciferina.”. Come una studentessa americana a Bologna scrive del suo rapporto con l’Italia dopo l’omicidio di Perugia, sul New York Times.

[ma cazzo, è mai possibile che il Corriere della Sera, dico il Corriere, quel giornale che sul New York Times è citato come “Italy’s leading daily newspaper”, abbia scritto che essendo Amanda Knox di Seattle sia stata quindi influenzata nel suo stile grunge e nel suo interesse per le droghe da Kurt Cobain?]

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giovedì, novembre 29, 2007

vote for Miles

Ben Ratliff, sul New York Times, recensendo l’uscita del cofanetto con le sessioni complete di On The Corner, avverte: “Non date questo disco ad una persona cui piace A Kind Of Blue”. Vecchio ammonimento che si tira fuori ogni qualvolta si parla del Miles Davis post In A Silent Way [*]. Vecchio e abusato. Che propongo di sostituire con: non date questo disco al solito jazzofilo con le orecchie foderate di prosciutto, perchè John McLaughin gli potrebbe rovinare il rivestimento.

[*] per dire, l’ammonimento lo si usa sempre per i dischi del periodo “elettrico” di Miles Davis. Mai che qualcuno, parlando – chessò – di Nefertiti, avverte che potrebbe non piacere a chi è innamorato di A Kind Of Blue o di Birth Of The Cool. Lì, in fondo, sta ancora quella che per l’ascoltatore medio è la canonicità del jazz.

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