martedì, marzo 03, 2009

vola merda, ma io sono di destra.

Come ormai saprete, Andrea Romano ha mollato l’Einaudi della quale era responsabile della saggistica. Lo ha fatto poiché si è sentito chiamato in causa dal direttore generale Ernesto Franco che, intervistato da Repubblica [20.09.2009, p.52], oltre a definire «senza esitazioni» l’Einaudi come «di sinistra», lamentava l’incursione di una certa destra («area teo-con, area Foglio per intenderci») all’interno della sua casa editrice – cioè, sua in quanto direttore, ma di proprietà del Cav. via Mondadori. Tale incursione è da individuare (anche) nella pubblicazione del libro Cambiare Regime (Einaudi – Gli Struzzi, 2006) di Christian Rocca, uscito nella collana di cui Romano era responsabile. Rocca lo fa subito notare sul suo blog, unitamente al fatto di dichiararsi – insieme al suo libro (casomai non fosse bastato il sottotitolo «la sinistra e gli ultimi 45 dittatori») – «di sinistra» . Il Riformista, che è un giornale di sinistra-ma-non-troppo, domenica scorsa fa un editoriale [01.03.2009, p. 4] sulla questione, indicando come Christian Rocca di destra, poiché scrive sul Foglio. Il giornale diretto da Antonio Polito fa di più, si concede il lusso di uno sberleffo, forse in restituzione di tutte le volte che sui blog si è insinuato che certi blogger vendano più del Riformista, se si fa un paragone tra il numero dei lettori giornalieri dei primi e quello degli acquirenti del secondo. Si legge infatti nell’editoriale che «se Christian Rocca è di sinistra, Berlusconi è dipietrista»; una frasetta che, c’è da scommetterci, ha mandato più in bestia Rocca che Berlusconi, semmai quest’ultimo l’abbia letta. Rocca – che sulla blogsfera è conosciuto come Camillo e, sì, pare che venda più del Riformista – reagisce piccato e, in virtù del fatto che Il Riformista l’abbia definito «di destra» perché scrive sul Foglio (e non per il libro che lui definisce «di sinistra») si mette ad elencare tutti i motivi per cui, in base a questo strampalato sillogismo, Il Riformista – che conosciamo come di sinistra – dovrebbe essere di destra: due vicedirettori arrivano dal Foglio, e uno è anche parte dell’ala destra di Comunione e Liberazione; alcuni collaboratori arrivano dal Foglio; l’editore del Riformista è la famiglia Angelucci la quale, tra l’altro, oltre ad avere un parlamentare nelle fila del Pdl edita anche Libero – non pervenuto, infine, il motivo che ha spinto Rocca a dargli anche di «proprietari di cliniche private romane», come se la cosa c’entrasse con la questione, o con l’editoria, o al massimo con la cultura.
Alla conclusione di tutto si segnalano due autorevoli opinioni: Malvino che parla di «merda che vola» da una parte all’altra, Filippo Facci sul Giornale che conclude secco: «se non ve ne frega niente siete di destra».

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lunedì, ottobre 20, 2008

i nuovi Giornale e Riformista. In breve, molto in breve.

Due giornali oggi in edicola in una nuova veste grafica: Il Giornale e Il Riformista. Il primo è veramente un buon prodotto, giovane ma non giovanilistico, moderno ma non troppo, molto europeo. Pecca solo, secondo me, nel voler riproporre il Controcorrente di Montanelli in prima pagina. Il secondo, che vuole tra le altre cose passare da giornale di opinione a primo giornale – ispirandosi al Financial Times, pensa un po' te – è orrendo, troppo colorato e poco compassato.

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sabato, novembre 10, 2007

Fabri', metta a fuoco 'sto cannocchiale.

Fabrizio d’Esposito, che è indubbiamente uno dei migliori cronisti in circolazione, sul Riformista lascia trapelare l’ipotesi secondo la quale tra Gianfranco Fini e il Cav. in queste ore ci sarebbe del gelo a causa del fatto che Striscia la Notizia abbia enfatizzato i rumors sulla storia d’amore tra il leader di Alleanza Nazionale e la show-girl Elisabetta Tulliani – pettegolezzo diffuso prima dal settimanale Diva e Donna – e sulla gravidanza, all’ottavo mese, di lei.

Che possa esserci del gelo tra Fini e Berlusconi è cosa probabile: i due, del resto, sono mesi che si lasciano e si prendono, il Cav. così convinto della spallata (e ricordate la vigilia delle ultime elezioni politiche...) e i suoi alleati, tra i quali Gianfranco Fini, così dubbiosi e smaniosi di tenersi le mani libere. Ma che il malumore possa essere rappresentato – o comunque amplificato – dal fatto che essendo Striscia la Notizia – come scrive d’Esposito – “uno dei programmi più seguiti della rete ammiraglia di Berlusconi”, automaticamente ci possa essere lo zampino del Cav. dietro la messa in onda con così tanta sottolineatura del servizio, pare un po’ una forzatura. Fa strano anche perché, proprio in questi giorni durante i quali di Striscia si sta celebrando il ventennale, i giornali sono pieni zeppi di celebrazioni della creatura televisiva più importante degli ultimi vent’anni. E del suo creatore, Antonio Ricci, il quale non ha mai dato modo di pensare che dietro a ciò che manda in onda ci possano essere degli stupidi interessi di bottega – così come nessuno ha mai pensato che Berlusconi si possa servire di un programma di infotainment per poter colpire, ammesso e non concesso che ce ne sia l’intenzione, i suoi alleati politici.

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