domenica, aprile 05, 2009

Il Cav. ha ragione da vendere, altro che censura.

«Sono tentato da azioni dure». Queste le parole di Silvio Berlusconi pronunciate da Praga e riguardanti l’informazione italiana. Rea, secondo il premier, di dare troppo spazio alle sue presunte gaffe e di usarle in modo strumentale contro di lui. Rincarando la dose, secondo il Cav. queste presunte gaffe sarebbero addirittura inventate da giornali e tivù (più i primi, in verità) proprio per creare il pretesto dell’attacco e nascondere invece le cose significative. Il riferimento ovvio è da ricercarsi nei fatti di Londra e di Strasburgo, ultimi in ordine cronologico. A Londra è successo questo: scattata la foto di rito con i leader del G20, il Cav. ha chiamato il Presidente Barack Obama a gran voce facendo risuonare per la sala il grido «Mr Obama». La Regina Elisabetta, che è attempatella e di buone maniere, ha chiesto agli altri presenti perché Berlusconi dovesse sempre urlare. La cosa è stata ripresa immediatamente in Italia con titoloni alquanto ridicoli, e derubricata come l’ennesima gaffe rincarata dal fatto che Berlusconi sarebbe anche un rozzo incapace di osservare il galateo richiesto in presenza di un reale. In conseguenza di ciò, lo staff della regina ha dovuto emanare un comunicato nel quale si legge che non c’è stata nessuna gaffe, né tantomeno la Regina si è sentita offesa – e, per dirvi a quale livello siamo arrivati, qualcuno ha malignato che il comunicato sia stato emesso sotto pressioni dello stesso Silvio Berlusconi. Il secondo episodio cui abbiamo fatto riferimento ha visto il nostro Presidente del Consiglio «saltare» il saluto ufficiale con Angela Merkel perché impegnato al telefono con il Premier Turco Erdogan. Anche in questo caso si è assistito a polemiche che dipingevano Berlusconi come irrispettoso, e fa nulla se la telefonata con Erdogan fosse importante proprio in ottica Nato – per i più piccini: il contesto in cui avveniva l’incontro – e non una chiacchiera tra vecchi amici (e dalla Turchia non hanno smentito). Non conta nemmeno che Berlusconi abbia ammesso che la Merkel fosse a conoscenza della telefonata, e che quindi di tutto si è trattato tranne che di un dispetto. L’unica cosa che conta, in questi casi, è l’attacco riservato ai media dal Cav., e non come i primi trattino quest’ultimo. Dopo l’esternazione di Berlusconi si è sollevato il coro di protesta tipico di chi grida all’emergenza democratica: il sindacato dei giornalisti ha giudicato «di gravità inaudita» le parole del Premier, dimenticandosi almeno per un momento delle gravità cui sono sottoposti molti giovani che vorrebbe rappresentare e difendere, mentre il segretario del Pd Franceschini ha avuto addirittura il coraggio di definire quello di Berlusconi come un «ciclo in fase finale», da qui il motivo degli attacchi. Il che detto da un politico il cui ciclo, ammesso sia iniziato, ha già la data di scadenza impressa (ottobre) fa alquanto ridere. Il leader dei reazionari di estrema destra Antonio Di Pietro ha chiosato, come suo solito, che il Cav. vuole avere il controllo totale sulla stampa; anzi: «anche» sulla stampa – due o tre allocchi continueranno a cascarci, ma tant’è.
Sta di fatto che anche in questo caso le parole di Silvio Berlusconi vengono travisate, vengono male interpretate, vengono strumentalizzate. Il Cav. parla di «dure azioni», e tutti subito a gridare: censura! Ma quale censura, scusate? Il Presidente del Consiglio non può ovviamente in alcun modo intromettersi nel modo con cui i media organizzano le notizie per poi darle in pasto all’opinione pubblica, se questo intromettersi vuol dire dare specifiche indicazioni. Potrà però, e qua credo siamo tutti concordi, dire la sua? In fondo, ognuno di noi lo fa. Potrà dire che si è rotto le scatole di veder strumentalizzata ogni sua azione tanto più che, come abbiamo visto, negli ultimi due casi non si è trattato nemmeno un po’ di quello che giornali e televisioni per un paio di giorni ci hanno fatto credere? Anziché gridare alla censura, il nostro caro popolo democratico e perbene provi a immaginare una «dura azione» consistente in una querela, oppure in un silenzio stampa del Presidente del Consiglio. Atti semplici, cui ogni persona si sottoporrebbe qualora il suo pensiero, il suo comportamento, le sue dichiarazioni fossero travisate un giorno sì e l’altro pure, a discapito delle sue azioni. Una volta pensato a questo, sempre il popolino democratico rifletta sulla sua piccolezza – e, una volta tanto, stia zitto.

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martedì, marzo 31, 2009



«God Save The Queen / Her Fascist Regime»
Sex Pistols, «God Save The Queen», 1977

Pare che il segretario del Partito Democratico incontrando ieri i cronisti della stampa estera abbia dato loro un cd (alcuni quotidiani riportano un dvd) in cui si spiega il potere di Silvio Berlusconi, in special modo quello mediatico. Tralasciando la domanda più ovvia, ovvero quanti cd/dvd sono stati «bruciati»; tralasciando il fatto che proprio Berlusconi, mediaticamente un asso senza rivali, ormai distribuisce chiavette USB le quali, seppur magari griffate Pdl, possono essere riutilizzate dal giornalista come meglio crede; tralasciando anche che Veltroni, tecnologicamente più avanzato, avrebbe sicuramente fornito un link web dal quale scaricare il contenuto di cotanta scoperta. Tralasciamo tutto questo, ma non la questione principale: fino a che esisterà un Franceschini che convoca una conferenza stampa per dichiarare alla stampa estera il nulla (a meno che qualcuno dotato di prolifica fantasia riesca a indicarmi qualcosa di concreto), poi non ci dobbiamo stupire se quelli della stampa estera, ascoltati i loro inviati, verghino dai loro uffici londinesi cazzate come questa.

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martedì, dicembre 02, 2008

questione di livelli, non di tifosi di calcio.

Abbiamo assistito ad una comica incredibile: gente di sinistra che si è schierata con Rupert Murdoch, Veltroni che difendeva una grottesca categoria composta dai tifosi di calcio, urla e schiamazzi di ogni tipo da ogni dove. La questione, da qualunque parte la si vedeva, si è rivelata più semplice di quel che pareva: «c'è un carteggio tra la commissione Ue e il governo Prodi che prevede l'impegno del governo ad allineare le aliquote. L'impegno scadeva in questi giorni». Così il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti chiude ogni possibilità di ritornare indietro sull’innalzamento dell’Iva sugli abbonamenti Sky: l’Ue chiedeva che l’imposta venisse livellata, ed è stata livellata al 20%, come pare avesse deciso anche il predecessore di Tremonti Vincenzo Visco. Dunque non un favore a Mediaset da parte del Presidente del Consiglio, né una voglia di torturare i contribuenti (con cosa poi, con una manciata di euro in più per un abbonamento?). Da abbonato, non sarebbe male veder passare ora uno di quegli spot che girano in questi giorni sui canali satellitari, in cui però si specifica quella che si è rivelata essere la verità: ovvero che l’innalzamento dell’Iva non è uno scherzo del nuovo Presidente del Consiglio, ma era già stata tramata da quel vecchio amicone di Romano Prodi, quello a cui un microfono e un’oncia di visibilità sul canale allnews non era mai negata.

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lunedì, luglio 07, 2008

ad uso e consumo di tutti - spioni e non.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: nella giornata di oggi ha iniziato a girare per la Rete, grazie al solito passaparola e alla solita curiosità da portineria media dell’italiano medio – e non si vogliono offendere i portinai, semmai gli italiani – la registrazione audio di una presunta telefonata tra il Cav. e Fedele Confalonieri. La registrazione arriva anche a Dagospia, che ne dà l’annuncio ma si rifiuta di fornire un qualunque link o riferimento per poterla trovare ed ascoltare. Dopodichè Roberto D’Agostino, che c’aveva visto lungo, pubblica la notizia che si tratta di un falso. E scrive anche questa piccola lezioncina ad uso di tutti, spioni e non:

«Ma quello che ci interessa di più è l’uso e abuso mediatico delle intercettazioni: dall’articolo di D’Avanzo su La Repubblica che fa un bignamino delle presunte conversazioni pruriginose del Cav. a Libero che spara il 5 luglio una fotona della Mara Carfagna in prima pagina e titola: “La ministra che ha rivitalizzato il governo”. (Ora nell’articolino Berlusconi parla semplicemente di “ministri giovani” e del loro “contributo di vitalità”, di qui alla “rivitalizzazione”…). Ma ormai la degenerazione-mediatica che sta prendendo il sopravvento preferisce, in mancanza dei fatti reali, di buttarsi sul reality. Al vero che non c’è, avanti col verosimile, ingannando tutti e infilando altra merda nel ventilatore. Ecco perché abbiamo subito precisato che, vere o false o verosimili, quelle conversazioni non sarebbero mai apparse su Dagospia. La mattina abbiamo ancora voglia di guardare la nostra faccia allo specchio. Senza vergognarsi.» Roberto D’Agostino, Dagospia – 07.07.2008

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lunedì, giugno 16, 2008

breve e conciso.

Punto uno. E come dargli torto? E ricordare al signor Walter Veltroni che il dialogo, se salta, è perché lo decide la maggioranza. L’opposizione ha poco da fare la schifiltosa e da pensare di avere il coltello dalla parte del manico.

Punto due. E meno male! Perché vedere Maroni che bloccava qualunque iniziativa arrivasse da un personaggio non leghista iniziava ad essere irritante.

Punto tre. Solitamente di una fazione politica conciata male si dice che «se va avanti così quelli perdono per vent’anni». Ci siamo molto vicini.

È tutto.

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giovedì, maggio 22, 2008

il favoloso regno di Silvio IV

«Cazzo!» ti viene da esclamare. Perché fuori pioverà anche, e non dà segni di cedimento il cielo costellato di nuvoloni che promettono rovesci anche per i prossimi giorni, ma il governo questa volta non c’entra. Non è ladro – sebbene piova – nemmeno per un po’. Perché, insomma, «la nuova stagione» sarà stato anche lo slogan di Walter Veltroni quando ha annunciato la sua scesa in campo, ma di questi tempi il Cav. l’ha fatto suo alla grande – e forse, solo in questo caso, un po’ ladro lo è stato – e ha dato dimostrazione di aver saputo creare uno dei migliori governi italiani degli ultimi anni. Certamente, siamo ancora fermi ai titoli – ma che titoli! Il Premier, con i ministri al seguito, scende a Napoli in pullman, neo-coordinatore di classe alla gita delle medie, e da lì promette: le discariche previste si costruiscono, altrochè, e in più se ne faranno anche delle nuove; idem per i termovalorizzatori. A Napoli, per dire, se ne dovrà costruire uno: la Iervolino ha tempo un mese per decidere, ragionevolmente, dove piazzarlo dopodichè, se la decisione non sarà presa, ci penserà il sottosegretario all’emergenza rifiuti Bertolaso a trovare un luogo consono alla bisogna. Chi rompe i coglioni – perché in nessun’altra parte d’Italia nessuno rompe i coglioni – sarà arrestato, e l’esercito presiederà i centri di raccolta e smaltimento della spazzatura, onde evitare che a qualcuno venisse comunque la tentazione di seminare zizzania. Poi, la raccolta differenziata per i napoletani non deve essere – come si è letto sui giornali in questi giorni - «la raccolta della spazzatura a giorni alterni» ma un preciso dovere civico e civile come ovunque in Italia: quindi via a corsi di sensibilizzazione per i cittadini nelle scuole. Ritorna Tremonti, ed ecco che sparisce l’ICI, gli straordinari per chi matura redditi fino a trentamila euro annui vengono detassati, i tassi sui mutui sono abbassati. Infine la sicurezza: escludendo il presunto reato d’immigrazione, che creerebbe solamente ulteriori casini a livello giudiziario perché si sa come funziona la cosa dalle nostre parti, ottimi i sindaci con maggiori poteri di espulsione, ottimo il giro di vite sui ricongiungimenti familiari così come quello sui matrimoni fasulli tra badanti clandestine e arzilli vecchietti, stupenda la banca del dna. Ora non resta che sederci ad aspettare e sperare che tutto venga mantenuto.

Edit: proprio mentre scrivevo quanto sopra, ho appreso che il ministro Scajola ha annunciato la ripresa del nucleare anche in Italia, promettendo centrali entro il 2013 e incassando l'appoggio di Confindustria e dell'Eni. Bene.

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sabato, maggio 03, 2008

“There was a genuine atmosphere of trust and goodwill that summer of 2001”

Il Time chiede al Cav. di raccontare il suo amico George Bush (e Il Giornale ne pubblica accurata traduzione).

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domenica, marzo 30, 2008

PC and nearly gaffe-free

But the new 2008 model Berlusconi seeks to give a very different impression - that of a sober, elder statesman who can cure the ills of his troubled homeland far better than his young rival.”

John Hopper, The Guardian, 29.03.2008

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giovedì, marzo 20, 2008

questa volta è andata così...

Vabbé, a questo giro il liberismo è sempre più alle vongole.

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martedì, marzo 04, 2008

il Cav. alle vongole su Malpensa.

Già lo scrissi in passato che secondo me Malpensa è quello che è a prescindere dalla situazione di Alitalia, e che la perdita di valore dell'hub non dipende dalla vendita della compagnia aerea a Air France. Il fatto che il Cav. oggi sia intervenuto sulla questione argomentando in modo pacatamente statalista, fatto giustificato solo dal bisogno di compiacere la Lega, mi lascia alquanto amareggiato. “Liberisti alle vongole”, scrissi. E lo ribadisco. Ma tanto per quanto riguarda l'aereoporto milanese mi sono già messo il cuore in pace.

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domenica, febbraio 24, 2008

Voteremo comunque Cav., ma che si dia una sveglia!

Qui non si hanno mai avuto dubbi. Votare Cav è l'unica scelta possibile alle prossime elezioni politiche, e non solo perché si è sempre stati moderatamente berlusconiani – o berlusconianamente moderati, la differenza c'è ed è sottile. Ma anche perché Veltroni e il suo (e di Romano Prodi) Partito Democratico ce la stanno mettendo tutta a costruire un accrocchio in cartongesso che dia l'impressione di essere qualcosa di nuovo, di moderato, con un programma simile a quello berlusconiano degli ultimi 10-15 anni, ma che dietro nasconde sempre la stessa puzza di oligarchia cattocomunista, di vecchia politica infiocchettata per la festa.

Detto questo, non si può però non vedere il cambiamento della scena politica per quello che è, ovvero un fatto positivo l'essere passati da un bipolarmismo imperfetto ad un bipartitismo – se imperfetto anche questo, ancora non si può sapere, anche se per il momento sembrerebbe tenere. Una mezza rivoluzione, in positivo. Allora Cav. anche questa volta, nella sua trasformazione in Popolo della Libertà. Solamente mi piacerebbe votare Cav. un po' più convintamente rispetto a quello che è l'umore degli ultimi giorni. Perché l'impressione è quella di una troppo forte convinzione di avere la vittoria già in tasca, che si traduce nei fatti in una campagna elettorale smorta e spenta, se non proprio inesistente; in un aver “mollato il colpo” che ha del preoccupante. Anche a livello programmatico, il senso di vaghezza è padrone, e in questo il centrodestra non si può permettere di comportarsi come Veltroni, che del vago e del pressapoco è maestro, ma che in quanto a “presa” sull'elettorato, in quanto a vendere il fumo accecante della (finta) modernità non è secondo a nessuno, e in molti potrebbero cedere alle sue futili tentazioni. Concretamente: dove è finito il Cav. combattivo (con Fini e Bossi) capace di strabiliare il suo “pubblico”, e allo stesso tempo di conquistare nuove fette di elettori, che abbiamo visto fino alla scorsa campagna elettorale, con annessa rimonta incredibile che ha portato al pareggio politico? Dove è finito il Cav. leonino, che sembra crederci sempre e non mollare mai? Quello che si vede in questi giorni in televisione, quello che si legge sui giornali, è quasi irriconoscibile, perso come è sulle candidature di Angela del Grande Fratello o di Aida Yespica, verso cui la speranza sta in una loro rinuncia perché il capo sembrerebbe troppo convinto di metterle sul serio in lista. Concretamente: se il centrosinistra manda in televisione, nel corso di Unomattina, il suo numero due Dario Franceschini, per quale motivo il Cav. di tutta risposta manda la coordinatrice lombarda di Forza Italia Mariastella Gelmini? Con tutto il rispetto per quest'ultima, donna politica in gamba e promettente, lo scontro è tra diversi “pesi”. Queste debolezze non le vorremmo più vedere, certe vaghezze non le vorremmo più sentire. Al contrario, vogliamo forza, voglia di crederci e di far vedere che il Popolo delle Libertà non ha la vittoria in tasca ma che la partita è ancora tutta da giocare. In quel caso, così come ora, voteremmo ancora Cav., ma vuoi mettere la voglia?

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domenica, febbraio 10, 2008

Consigli per gli acquisti (da non fare)

Quando Francesco Storace si recherà dal Cav. a dirgli che lui e il suo partito vogliono l’identità, quindi il simbolo, quindi non si sciolgono nel Pdl, e la Santanché sarà il loro candidato Premier, e bla bla bla, il Cav. gli dica: “Va bene, arrivederci”.

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venerdì, febbraio 08, 2008

Anvedi come balla Nando

Ancora una volta, il protagonista è Ferdinando Adornato. Già gli danno del trasformista per eccellenza, simbolo di chi volta la gabbana. Adesso, da sinistra, lo sfotteranno ancora di più. I fatti: Adornato stava in Forza Italia, e ha sempre predicato l'importanza del partito unico del centrodestra, tanto da stilarne un manifesto programmatico e da depositare il nome “Partito delle Libertà” [*]. Poi il Cav. ha fatto la rivoluzione del predellino, e lui ci è rimasto un po' male – un bel po', dicono i ben informati, perché insomma gli pareva che il lavoro svolto fino ad allora non solo non fosse stato valorizzato, ma proprio ignorato. Ecco la decisione di Adronato: se il Cav. pensa di fare il partito unico del centrodestra alla sua maniera, io prendo il mio manifesto programmatico, il mio nome, il mio giornaletto – Liberal, nato sulle ceneri dell'Indipendente – e vado da un'altra parte a predicare ciò in cui credo, tanto più che Fini a quelle condizioni sembrava anch'egli non starci, e senza An fare il partito unico del centrodestra sembrava dura. Eccoci al dunque: Adornato ha trovato posto nell'Udc, proprio mentre questa si riavvicinava al Cav. e all'ipotesi di correre sotto il nome di Casa delle Libertà. Poi il Cav. e Fini hanno capito che sarebbe stata una sciocchezza, e l'ultimo è ceduto al primo: An e Forza Italia confluiscono nel Partito/Popolo della libertà, con la Lega che per questioni territoriali sarà a questo federata. In poche parole, il partito unico di centrodestra è nato, a carattere maggioritario e pronto a raccogliere la sfida lanciata dal Partito Democratico di Veltroni. Adornato potrebbe quindi vedere realizzato il sogno per cui – dice – ha lavorato tanto. Peccato che ora stia nell'Udc, con Casini per nulla intenzionato a far parte del Pdl e con il Cav. che gli fa sapere “o alleati, oppure fuori dalla colazione”.

[*] è solo un ipotesi di blogger fantasioso: il nome Popolo della Libertà, per quanto sia stato scelto nei gazebo dagli elettori moderati e liberali, a me fa cagare. E credo di essere sia elettore, che moderato, che liberale. E, tra l'altro, non sono l'unico a provare un brivido brutto nel sentire quel nome, e a vederci dietro echi di maoismo. Insomma, “Partito della libertà” era decisamente meglio, e secondo me anche il Cav. la pensa così. Ma che non l'abbia potuto usare perché già depositato da Nando?

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mercoledì, febbraio 06, 2008

tutti da soli - o, almeno, leggeri.

Walter Veltroni ha dichiarato che al Senato il Partito Democratico correrà da solo. Ora mi aspetto che il Cav. segua alla lettera le indicazioni che gli sono arrivate da An, Lega e Udc: la Casa delle Libertà siamo noi quattro, punto; se vuoi allargare, aggiungi un posto nelle liste di Forza Italia. Così, sarebbe (quasi) perfetto.

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mercoledì, gennaio 30, 2008

Il coraggio che è mancato a Napolitano

Giorgio Napolitano è il Presidente della Repubblica eletto dalla sinistra, questo è vero, ma vero anche che fino ad oggi si è sempre comportato egregiamente, e non poteva che essere così visto che il personaggio in questione è un politico raffinato (e navigato), e che la sua storia è un ottimo lasciapassare all'incarico che ora ricopre. Fino ad oggi, però, perché questa volta forse è andato un po' oltre: dare l'incarico a Marini per “sondare” quante speranze ci possono essere per un governo di transizione, da creare per varare una legge elettorale che la sinistra avrebbe voluto cambiare da due anni ma che, per l'appunto, in due anni nessuno è riuscito a toccare, sembra essere solamente l'inutile tattica del procrastinare la soluzione politica di un paese. Insomma, una consultazione completa è stata già fata da Napolitano stesso, e il risultato è stato che non ci sono le condizioni per un governo che approvi una riforma elettorale, per almeno due motivi. Il primo, che il centrodestra (compresa l'Udc, da un paio di giorni) è compatto nel chiedere elezioni anticipate perché, ovviamente, non ci sono i presupposti nemmeno per credere che in tre mesi di governo tecnico si approvi una legge elettorale diversa da quella attualmente in vigore; e nessuno può sinceramente pensare di fare un governo tecnico senza Forza Italia e Alleanza Nazionale. Il secondo, un governo tecnico, di transizione, d'emergenza nazionale – chiamatelo come volete, in sostanza cambia poco o nulla – aveva un senso solamente qualora Romano Prodi avesse seguito i saggi consigli che arrivavano dal Quirinale; ovvero, se l'ex Premier avesse messo da parte la spocchia e si fosse dimesso senza cercare di fare la disperata conta dei voti al Senato, giochetto di cui tutti conosciamo la tragica fine. Dopo quella sfida, l'ennesimo tentativo di attaccarsi alla poltrona con le unghie, e senza vergognarsi, e pur sapendo che non solo nel popolo ma anche nel Parlamento non c'era fiducia per l'esecutivo, non c'è più spazio per un governo di transizione. Si voleva fare un tentativo ultimo e disperato? Si seguiva il consiglio di Giuliano Ferrara: se il leader del Partito Democratico pensava che un governo d'emergenza per varare la legge elettorale fosse assolutamente necessario, avrebbe dovuto avere lui il coraggio di chiedere al Presidente della Repubblica l'incarico, e Napolitano di darglielo. Così, ovviamente, non è stato, perché il problema di Veltroni non è tanto la legge elettorale, quanto limitare la sicura batosta e il decidere se correre coraggiosamente da solo o se imbrigliarsi ancora in un'alleanza che tutti sappiamo a cosa porta.

Napolitano, avrebbe dovuto sciogliere le Camere e andare ad elezioni anticipate. Berlusconi d'altra parte l'ha più volte promesso: prima il voto, poi se il centrodestra vincerà non farà come l'Unione la quale, in condizione di sostanziale pareggio elettorale ha preso tutto per lei, ma cercherà di affrontare una serie di riforme condivise con la maggioranza seria e intelligente dell'opposizione.

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domenica, gennaio 13, 2008

definitivo.

Non si può pensare che chi è stato condannato per le accuse di chi ha contribuito a far arrestare, un servitore dello Stato, possa essere dimenticato e trattato in questo modo. È qualcosa che francamente non si può accettare.”

Silvio Berlusconi – 13.01.2008

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sabato, gennaio 12, 2008

Airone mette tette e culi in copertina? All'Unità dicono che la colpa è di Berlusconi

C'è questa cosa che la rivista Airone è cambiata. Già alcuni, tra gli storici lettori, se ne sono lamentati. Ora sembra essersene accorta anche l'Unità che da qualche mese in copertina sono arrivati specchietti per le allodole, culetti in grado di far impennare le vendite. Ma ciò, ovviamente, non basta. Al giornale di rosso fasciato che ieri, nel giorno in cui i fratelli Berlusconi sono stati fatti oggetto di minacce sparava in prima pagina dichiarazioni di Carlo Caracciolo circa la sua volontà di estinguere i berlusconiani, ovviamente tutto ciò non basta. Non è sufficiente, ad esempio, limitarsi al constatare che Airone non è più il vecchio Airone. Dimostrare il disappunto del redattore vecchio lettore circa il contenuto della “nuova” rivista. Eh no, se Airone è cambiata all'Unità dovevano trovare un motivo realmente valido. Si legge infatti nell'articolo di Massimo Franchi che la rivista “è finita nelle manti della Cairo Editore”, che fa capo ad Urbano Cairo, presidente del Torino Calcio e “ex assistente personale di Berlusconi”. Non viene detto, ad esempio, che tra i due i rapporti non sono – più – quelli di una volta. Il dado è tratto, Berlusconi è stato nominato colpevole del degenero di Airone in quanto il suo ex assistente ne è l'editore. E non finisce qui, ovviamente. Se capro espiratorio deve essere, che sia in grande stile. Dove va recuperato, quindi, il target di pubblico per la nuova versione tutta tette e culi della rivista? Fate uno sforzo, non è difficile. Massimo Franco ovviamente sottolinea che la ricerca è effettuata mediante “spot televisivo a tappeto sulle reti Mediaset”. Ecco, io l'avrei visto anche su La7, fa nulla?

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venerdì, gennaio 11, 2008

minacciano i Berlusconi, anche perchè a sinistra creano l'odio.

“Sono intollerabili”. Questo il commento del segretario del Partito Democratico Walter Veltroni circa le minacce ai fratelli Berlusconi, Silvio e Paolo, recapitate al Giornale tramite plico contente lettera minatoria e pallottole allegate. Si apprezzano le parole del segretario, anche se non tutti a sinistra si dimostrano così solidali quando c’è di mezzo un Berlusconi. Si veda Carlo Caracciolo, che in un’intervista a La Stampa di ieri dichiarava che a lui “non dispiacerebbe” poter estinguere i berlusconiani. Dichiarazione che fa rabbrividire, alla luce dei fatti odierni, e che come previsto si è meritata la riproposizione nel fascione rosso de l’Unità di oggi.

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venerdì, dicembre 07, 2007

A me "Popolo della Libertà" fa schifo. A lei, direttore?

Frequentare il cestino, lo so, fa bene. E io lo frequento discretamente, via, inutile dire il contrario. Gli scriverò 10 volte all’anno, mi pubblicherà 6: insomma, per un buon 40% delle volte finisco insieme alla carta straccia e a ciò che riempiva i posacenere prima che questi venissero svuotati. Ieri è capitato ancora, ma per discolparmi fatemi dire che una cazzimma come quella qui sotto non l’avrei pubblicata nemmeno io – che è tutto un dire. Nella forma, s’intende. Per quanto riguarda la sostanza sono ancora d’accordo con me stesso.

Al direttore - lei che sul Cav. ha sempre avuto un ascendente particolare, provi a consigliargli bene ancora una volta. Lo convinca che il popolo si riconoscerà nel Partito anche senza che questo si chiami necessariamente Popolo. Insomma, per farla breve, "Popolo della Libertà" come nome mi sembra proprio bruttino. Cordialmente,

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mercoledì, dicembre 05, 2007

sub-opposizione

Facciamo un passo indietro. Dimentichiamoci della svolta berlusconiana di piazza S.Babila e di tutte le polemiche che nel centrodestra sono nate in seguito a quell’episodio. Lo so, è difficile cancellare con un unico colpo di spugna, e seppur temporaneo, le affermazioni acidelle di Fini e degli esponenti del suo partito, o ancora dell’Udc e dei suoi leaderini. Ma proviamoci. E arriviamo al dunque: il Cav., durante una riunione con i coordinatori di Forza Italia, pronostica un futuro agganciamento dell’Udc e di un’eventuale “cosa bianca” alla sinistra. Se per i centristi potrebbe essere legittimo farlo, figuriamoci se per il Cav. non è legittimo pensarlo. E aggiunge che sono stati proprio Casini e i suoi a “far cadere la Casa delle Libertà”. Opinione, anche questa, legittima se non altro perché non è la prima volta che la si sente pronunciare dall’ex Premier. Di più, Berlusconi dopo l’affermazione precisa che né lui né Fini avrebbero operato per una distruzione del centrodestra, tendendo oltre al braccio destro già teso con i fiori e gli auguri per la neonata figlia di Fini anche il sinistro, in vista di una ricucitura con Alleanza Nazionale. La quale, per bocca del suo portavoce, il primo della classe On. Andrea Ronchi, fa sapere che An gradirebbe una smentita da parte di Berlusconi per quanto affermato sull’Udc. Si facessero i cazzi loro, verrebbe da dire fossimo un minimo cafoni. Ma poi capiamo che è la sub-opposizione a parlare.

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