Boom!
Etichette: Gianfranco Fini, Giuliano Ferrara
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Ancora una volta, il protagonista è Ferdinando Adornato. Già gli danno del trasformista per eccellenza, simbolo di chi volta la gabbana. Adesso, da sinistra, lo sfotteranno ancora di più. I fatti: Adornato stava in Forza Italia, e ha sempre predicato l'importanza del partito unico del centrodestra, tanto da stilarne un manifesto programmatico e da depositare il nome “Partito delle Libertà” [*]. Poi il Cav. ha fatto la rivoluzione del predellino, e lui ci è rimasto un po' male – un bel po', dicono i ben informati, perché insomma gli pareva che il lavoro svolto fino ad allora non solo non fosse stato valorizzato, ma proprio ignorato. Ecco la decisione di Adronato: se il Cav. pensa di fare il partito unico del centrodestra alla sua maniera, io prendo il mio manifesto programmatico, il mio nome, il mio giornaletto – Liberal, nato sulle ceneri dell'Indipendente – e vado da un'altra parte a predicare ciò in cui credo, tanto più che Fini a quelle condizioni sembrava anch'egli non starci, e senza An fare il partito unico del centrodestra sembrava dura. Eccoci al dunque: Adornato ha trovato posto nell'Udc, proprio mentre questa si riavvicinava al Cav. e all'ipotesi di correre sotto il nome di Casa delle Libertà. Poi il Cav. e Fini hanno capito che sarebbe stata una sciocchezza, e l'ultimo è ceduto al primo: An e Forza Italia confluiscono nel Partito/Popolo della libertà, con la Lega che per questioni territoriali sarà a questo federata. In poche parole, il partito unico di centrodestra è nato, a carattere maggioritario e pronto a raccogliere la sfida lanciata dal Partito Democratico di Veltroni. Adornato potrebbe quindi vedere realizzato il sogno per cui – dice – ha lavorato tanto. Peccato che ora stia nell'Udc, con Casini per nulla intenzionato a far parte del Pdl e con il Cav. che gli fa sapere “o alleati, oppure fuori dalla colazione”.
[*] è solo un ipotesi di blogger fantasioso: il nome Popolo della Libertà, per quanto sia stato scelto nei gazebo dagli elettori moderati e liberali, a me fa cagare. E credo di essere sia elettore, che moderato, che liberale. E, tra l'altro, non sono l'unico a provare un brivido brutto nel sentire quel nome, e a vederci dietro echi di maoismo. Insomma, “Partito della libertà” era decisamente meglio, e secondo me anche il Cav. la pensa così. Ma che non l'abbia potuto usare perché già depositato da Nando?
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Facciamo un passo indietro. Dimentichiamoci della svolta berlusconiana di piazza S.Babila e di tutte le polemiche che nel centrodestra sono nate in seguito a quell’episodio. Lo so, è difficile cancellare con un unico colpo di spugna, e seppur temporaneo, le affermazioni acidelle di Fini e degli esponenti del suo partito, o ancora dell’Udc e dei suoi leaderini. Ma proviamoci. E arriviamo al dunque: il Cav., durante una riunione con i coordinatori di Forza Italia, pronostica un futuro agganciamento dell’Udc e di un’eventuale “cosa bianca” alla sinistra. Se per i centristi potrebbe essere legittimo farlo, figuriamoci se per il Cav. non è legittimo pensarlo. E aggiunge che sono stati proprio Casini e i suoi a “far cadere
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Che i capetti di An si mettessero d’accordo. Perché se per Gianfranco Fini “il tempo sarà galantuomo”, per Gianni Alemanno il Cav. invece “sbatterà la faccia”, e il momento dei galantuomini sembra essere dunque ancora lontano. Detto ciò, Alleanza Nazionale potrebbe fare, finalmente, una mossa anticipata: far sapere a Berlusconi come si sente chi la faccia l’ha già sbattuta.
PS – cercavo un’immagine da corredare a questo post. Mi sarebbe piaciuto da matti una faccia spiaccicata contro un vetro. Così sono andato come di consueto su Google Immagini e ho messo nel campo di ricerca – forse con troppa imprudenza – “sbattere la faccia”. Prima pagina di risultati, niente. Seconda pagina, tra gli altri, un manifesto di Alleanza Nazionale. Raggiunto lo scopo non su Ordine Generale bensì sul motore di ricerca per eccellenza, ho rinunciato all’immagine di corredo.
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Dagli appunti, mentre sullo sfondo da Piazza di Pietra in Roma Silvio Berlusconi stava presentando la sua ultima sparigliata delle carte della politica italiana: mano destra appoggiata; fortemente emozionato; discorso tra i più moderati e apparentemente tranquilli mai pronunciati, con tanto di riconoscimento per alcune persone “intelligenti che sono confluite nel Partito Democratico ma che non possono far niente a causa del loro governo ricattato dalla sinistra estrema”; poco gigionismo; consapevolezza del terremoto che si sta creando e dominando; consapevolezza del fatto che la maggioranza degli italiani al di là dei numeri delle firme e dei sondaggi è con lui; voglia leggermente (ma giusto un po’…) nascosta di dialogare con Veltroni per lo meno sulla legge elettorale; mi piace più "Partito della Libertà" di "Popolo della Libertà"; Fini e Casini dovranno affrettarsi a ritornare sui loro passi, ammesso che lo vogliano, perché le porte ora sono sì “non aperte ma spalancate”, ma l’impressione è che inizieranno a chiudersi non appena il procedere degli avvenimenti dimostrerà che non c’è (più) bisogno di loro – o di una parte di loro; non una parola sul comunismo e/o i comunisti.
Un bel discorso.
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Ho come l’impressione, viste quelle che sono le novità, che se Fini non la smette di fare i capricci, Berlusconi lo rispedisce da dove l'ha preso. Ovvero lo delegittima dopo averlo legittimato quel giorno in cui disse che lo avrebbe tranquillamente votato come sindaco di Roma. E mi dispiace dirlo, perché le mie simpatie per Gianfranco Fini non sono mai state un mistero, ma il popolo italiano, davanti ad una vera forza della natura quale è il Cav., ci mette pochissimo a dimenticarsi di un pur valido leader che però non riesce a capitalizzare quelli che sono i consensi personali – e non del suo partito – che riceve. Mettersi in un angolino a pestare i piedi come sta facendo Fini – e con lui Casini, che però potrebbe avere un futuro dall’altra parte – non ha proprio senso, è un suicidio politico bello e buono. Detto ciò, ovviamente anche il Cav. ora dovrà riuscire a costruire un programma valido e alternativo a quella cazzimma di governo che il centrosinistra ha messo in piedi, ma è un altro paio di maniche. Così come è un altro paio di maniche il fatto che Berlusconi, e quindi Forza Italia, prima o poi sarà costretto a sedersi al tavolo del dialogo; ma è fuori da ogni dubbio che ancora una volta il pallino della politica lo abbia in mano lui. Possono così pensare di fare riforme – più o meno importanti, più o meno incisive – senza di lui, ma è un pensiero cieco, una balla colossale. Senza Berlusconi, ovvero senza il rappresentante del partito che in Italia ha preso più consensi nelle ultime elezioni e che rispetto a queste è cresciuto ancora di svariati punti percentuali, non si va da nessuna parte. È bene che Fini se lo ricordi.
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Fabrizio d’Esposito, che è indubbiamente uno dei migliori cronisti in circolazione, sul Riformista lascia trapelare l’ipotesi secondo la quale tra Gianfranco Fini e il Cav. in queste ore ci sarebbe del gelo a causa del fatto che Striscia
Che possa esserci del gelo tra Fini e Berlusconi è cosa probabile: i due, del resto, sono mesi che si lasciano e si prendono, il Cav. così convinto della spallata (e ricordate la vigilia delle ultime elezioni politiche...) e i suoi alleati, tra i quali Gianfranco Fini, così dubbiosi e smaniosi di tenersi le mani libere. Ma che il malumore possa essere rappresentato – o comunque amplificato – dal fatto che essendo Striscia
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