venerdì, febbraio 08, 2008

Anvedi come balla Nando

Ancora una volta, il protagonista è Ferdinando Adornato. Già gli danno del trasformista per eccellenza, simbolo di chi volta la gabbana. Adesso, da sinistra, lo sfotteranno ancora di più. I fatti: Adornato stava in Forza Italia, e ha sempre predicato l'importanza del partito unico del centrodestra, tanto da stilarne un manifesto programmatico e da depositare il nome “Partito delle Libertà” [*]. Poi il Cav. ha fatto la rivoluzione del predellino, e lui ci è rimasto un po' male – un bel po', dicono i ben informati, perché insomma gli pareva che il lavoro svolto fino ad allora non solo non fosse stato valorizzato, ma proprio ignorato. Ecco la decisione di Adronato: se il Cav. pensa di fare il partito unico del centrodestra alla sua maniera, io prendo il mio manifesto programmatico, il mio nome, il mio giornaletto – Liberal, nato sulle ceneri dell'Indipendente – e vado da un'altra parte a predicare ciò in cui credo, tanto più che Fini a quelle condizioni sembrava anch'egli non starci, e senza An fare il partito unico del centrodestra sembrava dura. Eccoci al dunque: Adornato ha trovato posto nell'Udc, proprio mentre questa si riavvicinava al Cav. e all'ipotesi di correre sotto il nome di Casa delle Libertà. Poi il Cav. e Fini hanno capito che sarebbe stata una sciocchezza, e l'ultimo è ceduto al primo: An e Forza Italia confluiscono nel Partito/Popolo della libertà, con la Lega che per questioni territoriali sarà a questo federata. In poche parole, il partito unico di centrodestra è nato, a carattere maggioritario e pronto a raccogliere la sfida lanciata dal Partito Democratico di Veltroni. Adornato potrebbe quindi vedere realizzato il sogno per cui – dice – ha lavorato tanto. Peccato che ora stia nell'Udc, con Casini per nulla intenzionato a far parte del Pdl e con il Cav. che gli fa sapere “o alleati, oppure fuori dalla colazione”.

[*] è solo un ipotesi di blogger fantasioso: il nome Popolo della Libertà, per quanto sia stato scelto nei gazebo dagli elettori moderati e liberali, a me fa cagare. E credo di essere sia elettore, che moderato, che liberale. E, tra l'altro, non sono l'unico a provare un brivido brutto nel sentire quel nome, e a vederci dietro echi di maoismo. Insomma, “Partito della libertà” era decisamente meglio, e secondo me anche il Cav. la pensa così. Ma che non l'abbia potuto usare perché già depositato da Nando?

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venerdì, dicembre 07, 2007

A me "Popolo della Libertà" fa schifo. A lei, direttore?

Frequentare il cestino, lo so, fa bene. E io lo frequento discretamente, via, inutile dire il contrario. Gli scriverò 10 volte all’anno, mi pubblicherà 6: insomma, per un buon 40% delle volte finisco insieme alla carta straccia e a ciò che riempiva i posacenere prima che questi venissero svuotati. Ieri è capitato ancora, ma per discolparmi fatemi dire che una cazzimma come quella qui sotto non l’avrei pubblicata nemmeno io – che è tutto un dire. Nella forma, s’intende. Per quanto riguarda la sostanza sono ancora d’accordo con me stesso.

Al direttore - lei che sul Cav. ha sempre avuto un ascendente particolare, provi a consigliargli bene ancora una volta. Lo convinca che il popolo si riconoscerà nel Partito anche senza che questo si chiami necessariamente Popolo. Insomma, per farla breve, "Popolo della Libertà" come nome mi sembra proprio bruttino. Cordialmente,

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lunedì, novembre 19, 2007

dopo la conferenza stampa del Cav.

Dagli appunti, mentre sullo sfondo da Piazza di Pietra in Roma Silvio Berlusconi stava presentando la sua ultima sparigliata delle carte della politica italiana: mano destra appoggiata; fortemente emozionato; discorso tra i più moderati e apparentemente tranquilli mai pronunciati, con tanto di riconoscimento per alcune persone “intelligenti che sono confluite nel Partito Democratico ma che non possono far niente a causa del loro governo ricattato dalla sinistra estrema”; poco gigionismo; consapevolezza del terremoto che si sta creando e dominando; consapevolezza del fatto che la maggioranza degli italiani al di là dei numeri delle firme e dei sondaggi è con lui; voglia leggermente (ma giusto un po’…) nascosta di dialogare con Veltroni per lo meno sulla legge elettorale; mi piace più "Partito della Libertà" di "Popolo della Libertà"; Fini e Casini dovranno affrettarsi a ritornare sui loro passi, ammesso che lo vogliano, perché le porte ora sono sì “non aperte ma spalancate”, ma l’impressione è che inizieranno a chiudersi non appena il procedere degli avvenimenti dimostrerà che non c’è (più) bisogno di loro – o di una parte di loro; non una parola sul comunismo e/o i comunisti.

Un bel discorso.

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