mercoledì, marzo 04, 2009

Un omone adorabile - e un ometto un po' meno.

«Il cuore del messaggio è questo: in una Milano troppo morbida e troppo mielosa, la Milano dei Gino strada e degli interismi alla Gad Lerner, arriva finalmente un uomo che invece di portare la pace porta la guerra [...] Stiamo diventando tutti interisti. O meglio io sto diventando interista, perché sono un famoso voltagabbana. Invece gli altri redattori mantengono le preferenze. Ho un vicedirettore interista, un altro romanista. E quindi sono bene equilibrato da questo punto di vista. Io stesso sono romanista, ma per Mou potrei anche diventare un interista accanito.»
Giuliano Ferrara, Corriere.it - 04.03.2009

Con qualche giorno di ritardo, anche il Corriere della Sera si è accorto che il Foglio ha lanciato una nuova campagna, questa volta pro-Mourinho.

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martedì, gennaio 06, 2009

Dice che c'è crisi.

Pare che da domani da lunedì 12 gennaio Il Foglio costerà di più (1,30€). E non uscirà più la domenica.

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sabato, agosto 09, 2008

mi è arrivata una lettera che mi chiede del Foglio - e io mi levo un paio di sassolini

Caro Ordine Generale, ogni tanto capito sulle tue pagine e sono sincero nel dichiararti di non essere un tuo fedele lettore. Più che altro mi interessa quanto scrivi circa il mondo dell'editoria e dei giornali, mondo che a quanto pare sta a cuore a tutti e due. E ti chiedo, siccome da più parti in rete e non girano le voci più disparate, se sai qualcosa circa una presunta «crisi» del Foglio.

Andrea

Caro Andrea, grazie per la sincerità: nel tuo dire che non lo sei, mi confermi che esistono alcuni lettori che possono essere considerati «fedeli», e immagino siano quei 50-60 che ogni dì, per le due settimane di vacanza che mi sono preso e di cui vi ho dato pronta comunicazione, hanno continuato a cliccare sul blog, magari per rileggersi roba d'archivio o magari per verificare una mia eventuale burla. Detto questo, ti ringrazio anche per la lettera e il suo contenuto; mi servi con un assist micidiale una di quelle che, in linguaggio tecnico, immagino si chiamino «palle gol» golosissime: parlare del Foglio, giornale che mi è tanto caro, e della sua presunta situazione. Situazione che non ti posso né confermare né, purtroppo, smentire, almeno per quello che ne so io e che immagino sia lo stesso che sai anche tu – il solito chiacchiericcio che gira per la rete e che alcuni vorrebbero travestito da informazione seria e documentata. E il chiacchiericcio dice che Il Foglio non navigherebbe in buone acque, ma magari sono solo insinuazioni messe in giro da qualche buontempone che, letto di Ubaldo Casotto al Riformista e di – pare – un'altra partenza eccellente (il capo dell'economia Marco Ferrante), non ha avuto niente di meglio da fare che alimentare la voce. La voce, però, pare essere alimentata anche da quelli del Foglio, a spulciare e mettere insieme dichiarazioni sparse qua e là: prima l'editoriale di Giuliano Ferrara [Il Foglio 04.08.2008 – pag.1] sul taglio ai finanziamenti pubblici per l'editoria («al nostro bilancio fanno comodo i due milioni di euri che dovrebbero venire a mancare in seguito ai tagli della manovra triennale di Giulio Tremonti»), poi una frase all'interno della rubrica Reunion sul sito del giornale che, in un contesto di celebrazione del quotidiano telematico americano The Politico, recitava: «faremo la stessa fine?» [Mattia Ferraresi, Reunion del 05.08.2008 – qui]. Infine, il suggello al dubbio è venuto dal mensile principe dell'editoria italiana, Prima Comunicazione, che sul numero di luglio scrive quanto segue: «non si è mai vista una così repentina caduta d'interesse per un giornale che fino a ieri il suo variegato ma vigile lettorato usava come eccitante e reagente quotidiano [...] la risposta alla fine dell'estate. O alla fine» - vedi caro Andrea se anche a te vengono i brividi su quel «alla fine». Di sicuro, ma proprio di sicuro, fino ad ora c'è solo una cosa: la carta molto più leggera sulla quale il quotidiano viene stampato nella sua edizione del sabato, quella con l'inserto culturale, che potrebbe far pensare ad un effettiva intenzione di risparmiare un po' di soldi. [nota ai blogger fini di palato, quelli per i quali la carta ora è «diafana da leggerci le righe stampate sul rovescio [...] Se sputi, ora la buchi»: ho qui accanto a me una copia del New York Times fresca fresca dall'America, omaggio di un amico che conosce fin troppo bene i miei feticismi. E, si badi bene, dico New York Times e non Herald Tribune come se ne trovano in tutte le edicole d'Italia. Beh, la carta di suddetta bibbia del giornalismo fa di gran lunga più cagare di quella del Foglio di un po' di sabati a questa parte, ma ad una scadenza della carta nessuno potrebbe mai far corrispondere una scadenza nella qualità].
Ma la «palla gol» arrivatami con il tuo
assist non si esaurisce in questo – per fortuna, perché adesso arriva la parte bella, finalmente un po' maliziosetta, che da giorni avevo sul groppone e che stamattina, poi capirai, si è decisa finalmente ad uscire dalla bocca. Ammettiamo che sia vero, e cioè che il quotidiano di Ferrara abbia veramente carenza di liquidi e che magari il Cav. - tramite la signora Veronica – non voglia fare un'iniezione di ricostituente nelle casse del giornale. Ammettiamolo, seppur per assurdo. Ammesso? Bene. Stamattina vado in edicola, prendo il Foglio e vado a pag. 4, quella delle lettere e – ogni tanto, di sabato – quella che ospita anche la rubrica di Pierluigi Diaco Dj & Ds. E cosa scrive oggi il signorino Diaco? Per il secondo sabato consecutivo ci fa sapere di essere in vacanza nel Salento, che uno non può più nemmeno essere a casa con la gioia di non sapere dove cazzo fosse finito. Poi, siccome il nostro è un po' così e gli piace prendere ispirazione dai maestri dello stile un po' frou frou, ci fa sapere di aver finito le sigarette e di girare mezza Puglia per trovare quelle da lui più gradite. E si badino bene due cose: la tournée – ce ne frega assai, ma tant'è – è «a bordo di una Subaru» appartenente ad un signore convinto alla bisogna grazie ad una «discreta somma di denaro mista a simpatia varia», dal che si deduce che il proprietario di Subaru in questione sia, oltre che parecchio squattrinato, anche dotato di scarso senso dell'umorismo. La seconda cosa da badare bene è questa: le sigarette che Diaco ha finito sono le «Goluase senza filtro». Esatto, scritto proprio «Goluase» e non ho nemmeno provato a prendere in considerazione l'ipotesi che Diaco abbia dettato la rubrica a qualcuno della redazione e questo qualcuno abbia commesso il refuso, semplicemente perché al Foglio sono deliziosamente snob su queste cose e sanno che si scrive «Gauloises». Ricordate che vi ho appena fatto ammettere, seppur per assurdo, che al Foglio abbiano problemi di soldi? Bene, secondo voi, in quella situazione, ne butterebbero altri per pagare una rubrica a Diaco nel quale non viene detto un cazzo di intelligente, si fa una marchetta al Corriere prima e alla Candida Morvillo neo-direttrice di Novella 2000 poi («leggere il Corriere di Mieli e Novella della Morvillo senza Goluase...»), si accusa il governatore della Puglia Nicky Vendola di non aver fornito sigarette ai tabaccai – giuro! - e nessuno che dica a Diaco che potrebbe comprarsi una stecca, la prossima volta, o cambiare marca o semplicemente smetterla di inventarsi certe cazzate perché a corto di argomenti? Dico, un giornale senza soldi ne butta via altri per queste cose – e per far ricercare a Luca Sofri delle parole su Wikipedia per poi pubblicarne la descrizione su un paginone ogni domenica? Suvvia.
Saluti.

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venerdì, aprile 04, 2008

ho dato al Foglio uno spunto micidiale.

Maurizio Crippa, sul Foglio [04.04.2008 – pag.2], gliele canta al direttore di Rolling Stone Carlo Antonelli per via di questa cosa.

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giovedì, aprile 03, 2008

questioni semi-private di aborti mancati, film, letterine, risposte e controreplice (mie e di altri)

È successo, in questi giorni lontano dal blog, che ho scritto una letterina al Foglio [02.04.2008, pag.4]. Nella letterina facevo spiritosamente notare come il direttore di Rolling Stone non ce l'avesse con Ferrara e la sua combriccola quando, a proposito di Juno, affermava che la pellicola in Italia è stata malintesa, bensì con un suo redattore che nella pagina delle recensioni cinematografiche non si era accorto che il fatto di dare in affidamento il nascituro ad una coppia non è il punto di forza del film, che sta invece nel decidere di tenersi il bambino anziché abortirlo – ecco dove avevo deciso di collocare, ovviamente con molta malizia e ironia, il malinteso. La letterina, precisamente, è questa:

Al direttore – scrive il direttore dell'edizione italiana di Rolling Stone che il film “Juno” è stato "ridicolmente malinterpretato" da "certe pive brontolone di casa nostra". Non si preoccupi, non ce l'ha con me che le scrivo, o con lei che organizza, o con quanti la sostengono. Ce l'ha, evidentemente, con un redattore della rivista stessa il quale, nelle pagine delle recensioni cinematografiche, non si accorge che le straordinarietà del film sono il mancato aborto e la scelta della vita, e si affida semplicemente ad un "decide di dare in affidamento il nascituro ad una giovane coppia un po' irrisolta dell'upper class". E vissero tutti felici e contenti. Cordiali Saluti – seguiva la mia firma.

È successo, inoltre, che Carlo Antonelli, il direttore di Rolling Stone, si sia un po' risentito, e abbia deciso di rispondere alla mia simpatica provocazione. E lo ha fatto nella rubrica delle lettere del Foglio di oggi [03.04.2008, pag. 4], dicendo che io leggo il suo giornale con la penna rossa in mano, che ho frainteso tutto, che ho confuso il mio giudizio sul film (“il lettore che vi ha scritto lo apprezza perché finisce come vorrebbe lui”), con quello che hanno dato lui e il suo redattore: lui, dicevamo, accusa di strumentalizzazione e fraintendimento, a Rolling Stone piace per “la freschezza del suo sguardo sull'adolescenza” e a prescindere “da ciò che decide nel finale la protagonista del film”. Insomma, si scambia un inizio per un finale e ci si dimentica di citare nella "sinossi" - il termine, va da sé, non l'ho usato io per cercare di elevare il tutto verso un piano di difficile confutazione – la parte più importante del film ovvero, ripeto, la scelta di tenere il bambino, la scelta per la vita, non quella di dare il pargolo in affidamento. La conclusione: io e quelli del Foglio abbiamo il vizio di confondere le cose, “come si faceva due secoli fa”. All'inizio l'idea di rispondere sul Foglio mi ha tentato; poi, mi sono detto, probabilmente al giornale avranno di meglio a cui pensare che ad un lettore petulante che risponde ad un direttore un po' in acido. E ho ripiegato su un e-mail privata a Carlo Antonelli. E-mail che è rimasta lì, nella cartella delle bozze, perché in fondo di rimediare ad una “brutta tirata d'orecchie” alla quale non devo rimediare perché non c'è motivo che io la riceva, non ne avevo voglia. Sta' lì – pensavo, riferendomi alla lettera – magari tra un paio d'ore cambio idea e ti spedisco lo stesso. Poi faccio il solito giretto sui blog, e leggo che Camillo ha scritto una cosuccia sulla questione. Che prendo, sottolineo e faccio mia in tutto e per tutto. E 'fanculo le tirate d'orecchie, brutte o belle che siano.

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mercoledì, febbraio 20, 2008

Sì, bello, ma...

Il nuovo sito del Foglio è più “fico” - con tutto ciò che ne concerne – di quello di prima. E in “tutto ciò che ne concerne” c'è anche il fatto che quello di prima era meglio: erano disponibili alcuni articoli, tutti gli editoriali e i pdf, nonché l'archivio. Tutte cose che ora non ci sono più e che hanno lasciato il posto a: editoriali non pubblicati, rubriche (queste le stesse del giornale di carta), una specie di blog e le foto della redazione. L'unica novità in positivo, è la cronaca della riunione di redazione della mattina. Che però oggi, al secondo giorno di vita del nuovo sito, è già saltata. Non si fa.

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mercoledì, gennaio 30, 2008

Auguri, Foglio!

Esattamente dodici anni fa arrivava nelle edicole Il Foglio.

Ps – dal 3 febbraio prossimo tornerà in edicola anche la domenica.

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lunedì, dicembre 31, 2007

È in corso una gustosa polemica tra Giuliano Ferrara e Marco Travaglio. Il motivo pare tanto ovvio che non lo si vuole rispiegare tutto daccapo, basti solo accennare al lettore distratto che in merito al caso Contrada, Marcolino ha fatto il suo ruttino su l’Unità [28.12.2007 – pag.8, qui]] ed è stato quindi ripreso da un editoriale del Foglio [29.12.2007 – pag.3, qui]. La cosa, ovviamente, non finisce lì. Marcolino mozzorecchi risponde ancora [l'Unità, 31.12.2007 - pag.2, qui]

Entrare nel merito della vicenda, con le mie considerazioni personali, è cosa che non voglio fare. Chi mi legge può ben capire esattamente come la penso in tema di garantismo e di mozzorecchismo. Solo un pezzo della risposta di Travaglio non mi è chiara. Prima risponde a Ferrara dicendo che lui non ha “mai irriso a Contrada” ma solamente ai suoi “tragicomici fans” come il Ministro della Giustizia Clemente Mastella e il direttore del Foglio, appunto. Poi, qualche riga più sotto, cita il rifiuto del ricovero da parte di Bruno Contrada mettendo tra parentesi – e quindi amplificando l’infamia – “il Cardarelli non è di suo gradimento”. Se non è irrisione questa, ci spieghi Travaglio la funzione della sua prosa.

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domenica, dicembre 09, 2007

chi s'indigna?

Nessuno dei tanti affezionati che sta portando avanti da tempo il dibattito ha ancora scritto indignato per il fatto che il primo colonnino della seconda pagina del Foglio di sabato è ritornato ad essere una rubrica di lettere. A mio avviso genialmente curata da Annalena Benini. Che non è la nuova Guia Soncini, perché né la sostituisce né la scimmiotta ma è divinamente lei stessa.

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venerdì, dicembre 07, 2007

A me "Popolo della Libertà" fa schifo. A lei, direttore?

Frequentare il cestino, lo so, fa bene. E io lo frequento discretamente, via, inutile dire il contrario. Gli scriverò 10 volte all’anno, mi pubblicherà 6: insomma, per un buon 40% delle volte finisco insieme alla carta straccia e a ciò che riempiva i posacenere prima che questi venissero svuotati. Ieri è capitato ancora, ma per discolparmi fatemi dire che una cazzimma come quella qui sotto non l’avrei pubblicata nemmeno io – che è tutto un dire. Nella forma, s’intende. Per quanto riguarda la sostanza sono ancora d’accordo con me stesso.

Al direttore - lei che sul Cav. ha sempre avuto un ascendente particolare, provi a consigliargli bene ancora una volta. Lo convinca che il popolo si riconoscerà nel Partito anche senza che questo si chiami necessariamente Popolo. Insomma, per farla breve, "Popolo della Libertà" come nome mi sembra proprio bruttino. Cordialmente,

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domenica, novembre 18, 2007

Buone letture

Proprio quando alcuni imbecilli bruciavano per l’ennesima volta una bandiera a stelle e strisce, e senza che peraltro la cosa c’entrasse alcunché, Il Foglio pubblicava un fantastico editoriale di Christian Rocca, nel quale sta scritto che siamo “quasi” tutti americani.

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