noi indulgenti, loro ricattatori
Ieri praticavo un lungo sfogo contro
L’essere indulgenti a questo modo con
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Ieri praticavo un lungo sfogo contro
L’essere indulgenti a questo modo con
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«Cazzo!» ti viene da esclamare. Perché fuori pioverà anche, e non dà segni di cedimento il cielo costellato di nuvoloni che promettono rovesci anche per i prossimi giorni, ma il governo questa volta non c’entra. Non è ladro – sebbene piova – nemmeno per un po’. Perché, insomma, «la nuova stagione» sarà stato anche lo slogan di Walter Veltroni quando ha annunciato la sua scesa in campo, ma di questi tempi il Cav. l’ha fatto suo alla grande – e forse, solo in questo caso, un po’ ladro lo è stato – e ha dato dimostrazione di aver saputo creare uno dei migliori governi italiani degli ultimi anni. Certamente, siamo ancora fermi ai titoli – ma che titoli! Il Premier, con i ministri al seguito, scende a Napoli in pullman, neo-coordinatore di classe alla gita delle medie, e da lì promette: le discariche previste si costruiscono, altrochè, e in più se ne faranno anche delle nuove; idem per i termovalorizzatori. A Napoli, per dire, se ne dovrà costruire uno:
Edit: proprio mentre scrivevo quanto sopra, ho appreso che il ministro Scajola ha annunciato la ripresa del nucleare anche in Italia, promettendo centrali entro il 2013 e incassando l'appoggio di Confindustria e dell'Eni. Bene.
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“But the new 2008 model Berlusconi seeks to give a very different impression - that of a sober, elder statesman who can cure the ills of his troubled homeland far better than his young rival.”
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C'è tanto di quel grasso che cola, qua e là tra i commenti, che è quasi un peccato lasciarlo tutto alla voglia del lettore di cliccare – o negarlo al distratto e svogliato che di cliccare non ci pensa proprio. Il caso Ciarrapico (che avrei giurato durasse al massimo un paio d'ore), è il terzo giorno che sta tenendo banco. Non direi più nulla, ed è per questo che faccio prendere un po' d'aria al grasso colato che stava nascosto lì in basso.
Caro "R",
premesso che rivolgermi ad una lettera dell'alfabeto è imbarazzante almeno quanto votare un partito che candida Ciarrapico, vediamo d'intenderci. Arrampicarmi sugli specchi, io? Forse non ci siamo capiti: non sto difendendo Ciarrapico, fa fede quanto ho scritto, ovvero che a me, elettore del Pdl, la candidatura di Ciarrapico non piace, e forse i motivi sono gli stessi per cui non piace nemmeno a te. Mi arrampicherei sugli specchi, evidentemente, se difendessi tale candidatura. Non augurandomi che i vertici del Pdl cambino idea.
Ciò che a me, e a molti miei "co-elettori", dà più fastidio in tutta questa polemica sono le argomentazioni della sinistra. Ciarrapico è diventato il peggior candidato possibile non tanto in virtù di quello che ha affermato circa il fascismo, bensì perchè l'ha candidato il centrodestra, con l'aggravante che la sua storia personale non risulta particolarmente limpida. La prova di tutto ciò sta, ovviamente, nel fatto che quando Ciarrapico ha "flirtato" con la sinistra (con o senza il consenso dei suoi vertici), o ancora ci ha messo il suo zampino per fare un favore ad un editore e ad una bandiera di quello schieramento, nessuno ha avuto da ridire, e sebbene il Ciarrapico-pensiero fosse noto, così come fossero note le acque minerali, la Roma calcio e "Ciociaria oggi".
Questi due pesi e due misure, questa superiorità morale (la stessa a cui faceva riferimento Bonaiuti, e lo dico senza timore di essere indicato come il suo megafono o difensore) tipica del centrosinistra è fastidiosa. Usare Ciarrapico come arma pretestuosa per montare ad arte una polemica mi sembra ridicolo. Non vi piace? E infatti mica l'avete candidato voi - e figuriamoci che non l'avrei candidato nemmeno io.
Ecco, mi viene da dire "fatevi i candidati vostri", che ai nostri (purtroppo) tocca noi pensare.
Saluti
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Questo mio commento lo trovate anche in quelli al post qui sotto.
Tra l'altro, non mi sembra di ricordare polemiche su Ciarrapico quando questo in passato è stato più volte rappresentante della corrente andreottiana della Dc, pur non avendo mai fatto mistero della sua "passione" - chiamiamola così... - per il fascismo e per la figura del Duce.
Ferrara oggi sul Foglio ha ricordato anche un'altra cosa importante: Ciarrapico fu colui che ridiede Repubblica a Scalfari e De Benedetti. Allora andava bene?
Per cairtà, nemmeno a me piace la sua candidatura, e l'ho scritto in apertura di post. Di più, spero che Berlusconi dopo le polemiche e magari dopo l'intervento di Fini, lo tolga dalla lista. Solidarizzo infinitamente anche con chi, come la Nirenstein, è candidata nello stesso partito di chi non tanto mostra passioni verso il fascismo ma arriva a fare certe sparate mediatiche come l'intervista ormai "celebre" dello stesso Ciarrapico. Detto questo, che sia Bossi a dire che Ciarrapico è impresentabile, quando i suoi colonnelli in passato ne hanno dette di cotte, di crude e persino di peggiori, è triste.
Saluti
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Premesso che nemmeno a me la candidatura di Giuseppe Ciarrapico nel Pdl piace, a sinistra stanno però dimostrando pienamente il concetto di avere la faccia tale e quale al culo: perché nessuno di loro ha mai detto niente quando Ciarrapico – il “fascista Ciarrapico” come scrive l'Unità – si presentava ai dibattiti sulla nascita del Partito Democratico e definiva Goffredo Bettini come uomo “di un'intelligenza straordinaria”. Di grazia, Bettini avrebbe dovuto fare un passo indietro?
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Già lo scrissi in passato che secondo me Malpensa è quello che è a prescindere dalla situazione di Alitalia, e che la perdita di valore dell'hub non dipende dalla vendita della compagnia aerea a Air France. Il fatto che il Cav. oggi sia intervenuto sulla questione argomentando in modo pacatamente statalista, fatto giustificato solo dal bisogno di compiacere la Lega, mi lascia alquanto amareggiato. “Liberisti alle vongole”, scrissi. E lo ribadisco. Ma tanto per quanto riguarda l'aereoporto milanese mi sono già messo il cuore in pace.
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Casini giudica “un bluff il duopolio Veltrusconi”, ovvero il presunto inciucio che si dovrebbe delineare dopo le elezioni tra il Pdl e il Pd. Ma è bene sottolineare che il cosiddetto “Veltrusconi” è appunto un inciucio “presunto”, e che quindi per rivelarsi un bluff dovrà anche rivelarsi da “presunto” a “in essere”. Quello che ha fatto il leader dell'Udc invece come lo vogliamo chiamare? Riassunto, per chi si è perso le puntate precedenti: prima Casini voleva far parte della Casa delle Libertà, insieme a Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale, il che ha portato i suoi ex compagni di partito Baccini e Tabacci ad uscire in polemica dal centrodestra e a fondare la Rosa Bianca. Poi, quando Forza Italia e An si sono sciolte nel Pdl, Casini ha detto che una cosa così lui mai l'avrebbe fatta, al limite un apparentamento. Apparentamento del quale il Cav non ha mai voluto sentir parlare: concessione fatta solo alla Lega per via del suo carattere territoriale, perché il leader del Pdl mica è come Veltroni che dice di correre da solo e poi prima imbarca Di Pietro, poi i Radicali e chissà chi potrebbe essere il prossimo. Succede allora che Casini dice: ok, me ne vado. E inizia a sparare a zero contro il centrodestra italiano, come se lui non ne avesse fatto parte fino a quindici giorni fa, dopo aver governato tra l'altro per cinque anni filati, e non senza causare qualche mal di pancia. Ma si sa, il richiamo dello scudo crociato, simbolo che secondo i sondaggisti dovrebbe attirare una fetta dell'elettorato pari a circa il 30%, ma che dalla fine della Dc ad oggi ha preso sì e no il 6%, è troppo forte. E dove finisce il nostro Pier Casini? Marcia indietro, va insieme ai suoi ex compagni Baccini e Tabacci, che un mese fa uscirono dal suo partito in polemica col suo leader. Voi, tutto questo, come lo chiamate?
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Qui non si hanno mai avuto dubbi. Votare Cav è l'unica scelta possibile alle prossime elezioni politiche, e non solo perché si è sempre stati moderatamente berlusconiani – o berlusconianamente moderati, la differenza c'è ed è sottile. Ma anche perché Veltroni e il suo (e di Romano Prodi) Partito Democratico ce la stanno mettendo tutta a costruire un accrocchio in cartongesso che dia l'impressione di essere qualcosa di nuovo, di moderato, con un programma simile a quello berlusconiano degli ultimi 10-15 anni, ma che dietro nasconde sempre la stessa puzza di oligarchia cattocomunista, di vecchia politica infiocchettata per la festa.
Detto questo, non si può però non vedere il cambiamento della scena politica per quello che è, ovvero un fatto positivo l'essere passati da un bipolarmismo imperfetto ad un bipartitismo – se imperfetto anche questo, ancora non si può sapere, anche se per il momento sembrerebbe tenere. Una mezza rivoluzione, in positivo. Allora Cav. anche questa volta, nella sua trasformazione in Popolo della Libertà. Solamente mi piacerebbe votare Cav. un po' più convintamente rispetto a quello che è l'umore degli ultimi giorni. Perché l'impressione è quella di una troppo forte convinzione di avere la vittoria già in tasca, che si traduce nei fatti in una campagna elettorale smorta e spenta, se non proprio inesistente; in un aver “mollato il colpo” che ha del preoccupante. Anche a livello programmatico, il senso di vaghezza è padrone, e in questo il centrodestra non si può permettere di comportarsi come Veltroni, che del vago e del pressapoco è maestro, ma che in quanto a “presa” sull'elettorato, in quanto a vendere il fumo accecante della (finta) modernità non è secondo a nessuno, e in molti potrebbero cedere alle sue futili tentazioni. Concretamente: dove è finito il Cav. combattivo (con Fini e Bossi) capace di strabiliare il suo “pubblico”, e allo stesso tempo di conquistare nuove fette di elettori, che abbiamo visto fino alla scorsa campagna elettorale, con annessa rimonta incredibile che ha portato al pareggio politico? Dove è finito il Cav. leonino, che sembra crederci sempre e non mollare mai? Quello che si vede in questi giorni in televisione, quello che si legge sui giornali, è quasi irriconoscibile, perso come è sulle candidature di Angela del Grande Fratello o di Aida Yespica, verso cui la speranza sta in una loro rinuncia perché il capo sembrerebbe troppo convinto di metterle sul serio in lista. Concretamente: se il centrosinistra manda in televisione, nel corso di Unomattina, il suo numero due Dario Franceschini, per quale motivo il Cav. di tutta risposta manda la coordinatrice lombarda di Forza Italia Mariastella Gelmini? Con tutto il rispetto per quest'ultima, donna politica in gamba e promettente, lo scontro è tra diversi “pesi”. Queste debolezze non le vorremmo più vedere, certe vaghezze non le vorremmo più sentire. Al contrario, vogliamo forza, voglia di crederci e di far vedere che il Popolo delle Libertà non ha la vittoria in tasca ma che la partita è ancora tutta da giocare. In quel caso, così come ora, voteremmo ancora Cav., ma vuoi mettere la voglia?
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Quando Francesco Storace si recherà dal Cav. a dirgli che lui e il suo partito vogliono l’identità, quindi il simbolo, quindi non si sciolgono nel Pdl, e
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Ancora una volta, il protagonista è Ferdinando Adornato. Già gli danno del trasformista per eccellenza, simbolo di chi volta la gabbana. Adesso, da sinistra, lo sfotteranno ancora di più. I fatti: Adornato stava in Forza Italia, e ha sempre predicato l'importanza del partito unico del centrodestra, tanto da stilarne un manifesto programmatico e da depositare il nome “Partito delle Libertà” [*]. Poi il Cav. ha fatto la rivoluzione del predellino, e lui ci è rimasto un po' male – un bel po', dicono i ben informati, perché insomma gli pareva che il lavoro svolto fino ad allora non solo non fosse stato valorizzato, ma proprio ignorato. Ecco la decisione di Adronato: se il Cav. pensa di fare il partito unico del centrodestra alla sua maniera, io prendo il mio manifesto programmatico, il mio nome, il mio giornaletto – Liberal, nato sulle ceneri dell'Indipendente – e vado da un'altra parte a predicare ciò in cui credo, tanto più che Fini a quelle condizioni sembrava anch'egli non starci, e senza An fare il partito unico del centrodestra sembrava dura. Eccoci al dunque: Adornato ha trovato posto nell'Udc, proprio mentre questa si riavvicinava al Cav. e all'ipotesi di correre sotto il nome di Casa delle Libertà. Poi il Cav. e Fini hanno capito che sarebbe stata una sciocchezza, e l'ultimo è ceduto al primo: An e Forza Italia confluiscono nel Partito/Popolo della libertà, con la Lega che per questioni territoriali sarà a questo federata. In poche parole, il partito unico di centrodestra è nato, a carattere maggioritario e pronto a raccogliere la sfida lanciata dal Partito Democratico di Veltroni. Adornato potrebbe quindi vedere realizzato il sogno per cui – dice – ha lavorato tanto. Peccato che ora stia nell'Udc, con Casini per nulla intenzionato a far parte del Pdl e con il Cav. che gli fa sapere “o alleati, oppure fuori dalla colazione”.
[*] è solo un ipotesi di blogger fantasioso: il nome Popolo della Libertà, per quanto sia stato scelto nei gazebo dagli elettori moderati e liberali, a me fa cagare. E credo di essere sia elettore, che moderato, che liberale. E, tra l'altro, non sono l'unico a provare un brivido brutto nel sentire quel nome, e a vederci dietro echi di maoismo. Insomma, “Partito della libertà” era decisamente meglio, e secondo me anche il Cav. la pensa così. Ma che non l'abbia potuto usare perché già depositato da Nando?
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Frequentare il cestino, lo so, fa bene. E io lo frequento discretamente, via, inutile dire il contrario. Gli scriverò 10 volte all’anno, mi pubblicherà 6: insomma, per un buon 40% delle volte finisco insieme alla carta straccia e a ciò che riempiva i posacenere prima che questi venissero svuotati. Ieri è capitato ancora, ma per discolparmi fatemi dire che una cazzimma come quella qui sotto non l’avrei pubblicata nemmeno io – che è tutto un dire. Nella forma, s’intende. Per quanto riguarda la sostanza sono ancora d’accordo con me stesso.
Al direttore - lei che sul Cav. ha sempre avuto un ascendente particolare, provi a consigliargli bene ancora una volta. Lo convinca che il popolo si riconoscerà nel Partito anche senza che questo si chiami necessariamente Popolo. Insomma, per farla breve, "Popolo della Libertà" come nome mi sembra proprio bruttino. Cordialmente,
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Dagli appunti, mentre sullo sfondo da Piazza di Pietra in Roma Silvio Berlusconi stava presentando la sua ultima sparigliata delle carte della politica italiana: mano destra appoggiata; fortemente emozionato; discorso tra i più moderati e apparentemente tranquilli mai pronunciati, con tanto di riconoscimento per alcune persone “intelligenti che sono confluite nel Partito Democratico ma che non possono far niente a causa del loro governo ricattato dalla sinistra estrema”; poco gigionismo; consapevolezza del terremoto che si sta creando e dominando; consapevolezza del fatto che la maggioranza degli italiani al di là dei numeri delle firme e dei sondaggi è con lui; voglia leggermente (ma giusto un po’…) nascosta di dialogare con Veltroni per lo meno sulla legge elettorale; mi piace più "Partito della Libertà" di "Popolo della Libertà"; Fini e Casini dovranno affrettarsi a ritornare sui loro passi, ammesso che lo vogliano, perché le porte ora sono sì “non aperte ma spalancate”, ma l’impressione è che inizieranno a chiudersi non appena il procedere degli avvenimenti dimostrerà che non c’è (più) bisogno di loro – o di una parte di loro; non una parola sul comunismo e/o i comunisti.
Un bel discorso.
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