mercoledì, marzo 28, 2007

l'errore del Cav.

Il Cav. ieri ha fatto una cazzata, e An e la Lega l'hanno seguito a ruota. Anzi, potrebe anche essere - ma non vorrei che fosse davvero così, per ora è un qualcosa di trapelato qua e là - che siano stati prima il Cav, e conseguentemente Fini, ha seguire la Lega. L'opposizione aveva tutte le ragioni del mondo nel dire che Prodi e la sua banda di deficienti - sic! - sta attuando una politica estera irresponsabile, in totale discontinuità rispetto alla loro, piena di pasticci e pasticciacci e delega finale a gente come Gino Strada, con buona pace di difesa, Sismi e di chi era pronto - Parisi dixit - ad intervenire per liberare l'ostaggio. Ma di fronte a queste sacrosante ragioni, è stata una cazzata - appunto - astenersi dal votare il decreto sui rifinanziamenti alle nostre missioni all'estero. Una cazzata perchè non è questo il modo di aprire una crisi di governo, e ancor di più dal momento che tutti - tutti! - sapevano che Prodi non sarebbe comunque caduto, e che pur nel caso Napolitano non avrebbe mai concesso nuove elezioni, e via discorrendo. L'opposizione, Forza Italia e Alleanza Nazionale in testa, avevano l'obbligo e il dovere di votare sì, non di astenersi: quest'ultima, semmai, è opzione che si può lasciare a gente come i leghisti, portavoci del populismo e nemici della responsabilità. Onore quindi al senatore Lino Jannuzzi di Forza Italia, "dissidente" di centrodestra che ieri forte del senso di stato è stato sordo al richiamo stupido del partito. Per quanto riguarda Casini, se per lui la Cdl non è più affr suo, allo stesso modo lui non è più affar nostro. E sia detto al netto della votazione dell'Udc di ieri, coraggiosa ma dettata più da una testardaggine politica che da vere convinzioni.

[sono fuori casa, prometto che appena ho un minuto di tempo corredo il tutto di una bella immagine e piazzo i link al posto giusto, ché ora il pc dal quale scrivo è proprio una schifezzuola...]

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giovedì, marzo 08, 2007

Afghanistan: al Senato sarà diverso.

Oggi la Camera ha votato il decreto per il rifinanziamento delle missioni militari all’estero con 524 sì 3 no e 19 astenuti, e fin qui nulla di nuovo sotto il sole: il governo alla Camera possiede i numeri per poter governare in tutta tranquillità, anche qualora qualche dissidente volesse – come peraltro è successo – mostrare la sua contrarietà. Il bello verrà il 27 marzo, quando si tratterà di votare il rifinanziamento al Senato dove, come noto, l’Unione non ha i numeri per poter fare alcunché. Certo, Prodi e i suoi assicurano che nulla di negativo succederà, e che il governo non cadrà. Ma questo grazie anche ai voti dell’opposizione. Per quanto riguarda invece proprio i senatori dell’Unione, gli ormai celebri Turigliatto e Rossi hanno dichiarato di non voler votare. E se mentre quest’ultimo ha anche aggiunto di essere disposto a non partecipare alla votazione, abbassando così il quorum e di conseguenza la maggioranza necessaria, il primo ha confermato il suo no secco e deciso. E in tentazione c’è anche il Senatore del gruppo Verdi-Pdci Bulgarelli. Dunque lo scenario sembra quello di due settimane fa, quando l’Unione proprio in Senato è caduta e Prodi ha presentato le sue dimissioni. Questa volta il centrosinistra dovrà necessariamente dimostrare di avere la maggioranza politica, quindi i famigerati 158 voti, altrimenti dovrà andarsene, perché un’altra farsa di quelle dimissioni l’Italia non se la può permettere: se Prodi presenta le dimissioni queste dovranno essere accettate e se D’Alema dice che senza maggioranza è meglio andarsene, sarebbe cosa buona e giusta essere coerenti con quanto detto. Senza maggioranza, basta Unione. Con buona pace di Franco Giordano, il quale ha dichiarato che “158 voti, 157 o 160 sono tutte stupidaggini”. E no, caro Giordano, che non sono stupidaggini: se un governo non dimostra di avere la maggioranza politica – quindi eletta – su un tema delicato come quello della politica estera, la baggianata sta nel suo interno e nei suoi rappresentanti, non nella conta dei numeri.

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domenica, marzo 04, 2007

Andreotti e la Binetti insultano gli omossessuali: niente di più sbagliato e deplorevole

Prima ci fu Andreotti, che con aneddoti contadini espresse la sua contrarietà non ai Dico come equiparazione delle coppie di fatto alla famiglia tradizionale, ma al genere omosessuale, considerandolo contro natura, offendendo le persone con quelle tendenze e arrivando anche a condannarle per un qualcosa di cui sicuramente non hanno colpa. Poi è arrivata anche Paola Binetti, leader dei teodem, senatrice della Margherita e portatrice di cilicio, la quale durante la trasmissione Tetris su La 7 ha definito l'omosessualità come “devianza della personalità”, suscitando le prevedibili ire di Franco Grillini, anch'egli ospite della trasmissione.
Tutto questo dare contro all'omosessuale, discriminandolo e offendendolo con stupidate degne delle più becere personalità è un fatto non nuovo nel costume italiano. Lo è però nell'agone politico, dove le esternazioni dei due sopracitati senatori dovrebbero preoccupare ed essere oggetto di presa di distanza netta e sincera. Riprendendo un editoriale del Foglio del 03.03.2007, questo modo di esternare e giudicare è sbagliato ed anche un po' rozzo, e non rappresenta sicuramente una difesa della famiglia tradizionale in quanto si attaccano gli orientamenti e i gusti, liberi, di ciascuna persona. I diritti civili vanno garantiti a chiunque e, al contempo, lo Stato si faccia i fatti propri, senza legiferare i comportamenti che i cittadini italiani debbano o meno avere sotto le lenzuola. Quanto ad Andreotti e alla Binetti, confidiamo nella loro intelligenza per fare un cattolico mea culpa su quanto dichiarato. Ma prevedendo un ulteriore rincaro della dose, anziché le scuse, forse siamo stati troppo benigni nel giudizio circa il loro intelletto.


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giovedì, marzo 01, 2007

Bersani fa finta di liberalizzare, e le compagnie telefoniche aumentano i costi

Chi legge questo blog sa ormai da tempo che la questione dell’abbattimento dei costi di ricarica del telefono cellulare è una enorme bufala, per almeno due motivi. Il primo, essendo le compagnie telefoniche private e quotate in borsa il governo non può permettersi di fare i prezzi per decreto legge. Il secondo, se a Bersani stava davvero a cuore il portafoglio dei consumatori, anziché far finta di liberalizzare le ricaricabili, avrebbe dovuto abolire il balzello che lo Stato si prende sui contratti ad abbonamento dei telefoni cellulari: in questo modo il consumatore avrebbe potuto – dati alla mano – abbandonare la ricaricabile e passare alla bolletta con un notevole risparmio economico. E invece no, si sono volute mascherare ingerenze economiche da liberalizzazioni, ed ora tutti ci stupiamo se Wind ha deciso di eliminare il balzello solo per i nuovi clienti e la Vodafone ha già ritoccato le sue tariffe, facendo salire a 19 centesimi lo scatto alla risposta. Il ministro Bersani pensava forse che le compagnie telefoniche vivessero di aria?


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venerdì, febbraio 23, 2007

al voto e subito!

I pagliacci della sinistra estrema oggi erano tutti in fila da Napolitano a esprimere piena fiducia nei confronti di Prodi e del suo governo. Il loro obbiettivo è, ovviamente, quello di mantenere il culetto al calduccio sulla cadreghina, spaventati dalla sola idea di andare a casa. Chiaramente la questione non si chiude qui, perché i suddetti pagliacci sono gli stessi che meno di una settimana fa – e non per la prima volta – sono scesi in piazza a manifestare contro lo stesso governo e che al Senato hanno contribuito in modo determinante a far cadere il governicchio Prodi: a dispetto di quello che infatti vanno a dire – ovvero, è colpa solo di un paio di senatori dissidenti – la loro linea è fortemente opposta a quella della sinistra cosiddetta riformista e il fatto che si fossero piegati in passato – e dimostrassero di volerlo fare ancora – nel votare in sintonia con il governo è il frutto unico dell’attaccamento alla sedia di cui sopra, non di una profonda convinzione. Segno che, qualunque cosa succeda, in politica estera ma non solo Prodi ha una squadra senza idee e con due visioni totalmente opposte. E, per uno che ripromise di ridare credibilità all’Italia agli occhi del mondo, è più che sufficiente non solo per le dimissioni ma anche per la fuoriuscita – e definitiva – dagli scenari politici italiani, perché la barzelletta è durata anche troppo.
Ora il pallino del gioco è in mano al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, appena concluse le consultazioni, ha ritenuto necessario fissare a domattina il riferimento della sua decisione. Dicono che il suo orientamento sia quello di rinviare tutto alle Camere il che, detto in termini fuori dal politichese, significa chiedere la fiducia su un governo che finora è andato avanti a colpi di fiducia: una barzelletta nella barzelletta. C’è solo una cosa sensata da fare, ed è quella di ritornare al voto e consegnare dunque agli elettori il destino di questo paese, al fine di ottenere un governo di ampia maggioranza che possa farsi carico del tanto che c’è da fare e senza gettare fango su quello che è stato fatto in precedenza; un Prodi-bis, con la stessa squadra di ministri o meno è cosa di poco conto, sarebbe solamente un brodino riscaldato di un governo che già di suo è stato terribile, battendo ogni record di durata – in negativo – nella storia della Repubblica italiana: nove mesi.
Andare quindi al voto, immediatamente o subito dopo un governo tecnico che cambi la legge elettorale, è l’unica via di uscita. Napolitano lo sa bene che un secondo governo Prodi con la stessa non-maggioranza al Senato vuol solamente dire assistere ad un altro triste spettacolo, ad un’altra triste umiliazione per l’Italia, come quello dello scorso mercoledì. Prima di formulare ogni giudizio, mi riservo di aspettare la decisione del Presidente della Repubblica. La quale, per far fede alla buona impressione che finora Napolitano ha dato di sé, dovrebbe essere saggia. Ma ho forti dubbi.

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giovedì, febbraio 15, 2007

Gianfranco Fini e la giusta replica a Diliberto

Le parole pronunciate da Gianfranco Fini stamane nel corso di una conferenza stampa alla Stampa Estera e riferite alla vergognosa dichiarazione del Segretario del Pdci Diliberto sono indubbiamente corrette. L'ex Ministro degli Esteri oltre infatti a parlare di problemi “di coscienza personale” di Diliberto nel dire quello che ha detto, pone l'accento sul fatto che la violenza verbale – perché di questo si è indubbiamente trattato – spesso è l'anticamera di quella fisica poiché “qualche imbecille” - dice Fini - “che prende alla lettera quello che Diliberto afferma può sempre esserci”. In luce dei recenti arresti di brigatisti rossi, il dubbio circa l'esistenza di chi prende alla lettera la violenza verbale di certi rappresentanti politici non è più un dubbio bensì una certezza, basti pensare che Berlusconi, due giornali dell'opposizione e altri elementi di non meglio specificato capitalismo quali l'Eni e Sky erano gli obbiettivi di possibili attentati terroristici sventati per tempo dalla polizia. Diliberto, che non è una persona qualunque ma è il leader di un partito che vede al suo interno anche un Ministro (Bianchi, trasporti) del Governo Prodi, dovrebbe pensare quindi non due ma forse cento volte prima di farsi scappare dalla bocca certe imbarazzanti e vergognose affermazioni. Qualora non ci riuscisse, poiché incapace nel rinunciare a qualche sparata da comunista “duro e puro” che indubbiamente eccita l'animo di – per dirla con Fini - “qualche idiota”, esca dall'arco parlamentare, faccia l'uomo politico fuori dal Governo. La vergogna delle parole rimarrà, ma almeno non le sentiremo più da un rappresentante della maggioranza politica italiana.


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lunedì, febbraio 12, 2007

Il Calcio riparte nel modo più imbecille possibile, e intanto il problema di fondo rimane

Fare il moralista non è nelle mie corde. Odio i forcaioli, non sopporto chi fa le istruttorie con l'aria fritta, mi è indigesto chi è sempre pronto a puntare il ditino per indole personale tendente all'insofferenza o per ridicoli interessi di bottega. Insomma, credo di essere insospettabile nel dire che nella sua ripartenza dopo l’ennesimo morto, e nonostante tutto, il campionato di calcio è stato uno schifo. A Roma gli Ultras dell'Olimpico hanno fischiato durante il minuto di silenzio, e si sono girati di spalle per mostrare il loro disprezzo verso Filippo Raciti, ucciso da un teppista e "reo" di essere uno sbirro - e certo, il pubblico serio con il suo applauso ha coperto i fischi, ma il fatto rimane. A Vicenza sono stati arrestati quattro Ultras interisti perchè in possesso di fumogeni. E proprio un fumogeno ieri troneggiava solitario nello stadio di Bergamo, durante Atalanta-Lazio: come sia finito sugli spalti, è un mistero, dal momento che l'impianto era uno di quelli destinati a rimanere con le porte chiuse perchè inagibile. Questo il bilancio della prima giornata di calcio dopo i fatti di Catania (quelli calabresi di una settimana prima, nessuno li ha tenuti in considerazione). Ed è un bilancio tristissimo, condito però di belle parole da parte dei politicanti, di belle parole da parte dei presidenti dei club, compresi quelli le cui società usano stipulare patti con le tifoserie, e regalare i biglietti per le trasferte se non addirittura qualche compenso per il faticoso seguito (sul Corriere della Sera del 7 febbraio un interessante articolo ipotizzava un “utile” annuale di 5-600 euro, esentasse). Un bilancio, si diceva, fatto di tornelli montati in fretta e furia per poter permettere l'ingresso agli abbonati, e che hanno fatto la fine che si meritavano: dopo il primo giorno, a San Siro sono già rotti. Stupirci? E perchè mai, se han deciso di farne una questione di tornelli e non di cervelli, di cosa dobbiamo rimanere esterrefatti?
Lo abbiamo scritto già tante volte: non è un problema di tornelli, di biglietti nominali e di telecamere a circuito chiuso. O, almeno, non solo. E' anche e soprattutto un problema di cultura, un problema di ignoranza diffusa, una questione di mentalità: non sono solo gli stadi ad essere inagibili, lo è anche e soprattutto la mente di chi li utilizza per sfogare i propri odî e le proprie repressioni. Ecco dunque individuato il primo punto di cambiamento; finché le teste calde continueranno a perseverare nel loro stato di ignoranza culturale, di nuove ne nasceranno e ne cresceranno - e, inevitabile, finiranno per combinare qualche casino.
Leggevo in questi giorni su Panorama un servizio in cui alcuni vecchi capi Ultras dicono che, ai loro tempi, la preoccupazione principale era di entrare in contatto con la tifoseria avversaria. Una cosa abominevole, se ci si pensa, che ha prodotto scontri e talvolta stragi tremendi. Ebbene, questi vecchi Ultras hanno ammesso che ora nemmeno loro riescono a riconoscere le nuove generazioni, per il semplice fatto che ormai non è più neppure una ridicola questione di tifoseria; no, i giovani teppisti da stadio cercano direttamente lo scontro con le forze dell'ordine. Ecco la questione di cultura di cui sopra, e che andrebbe cambiata. Quell'ondata di "dagli allo sbirro", diffusa ovunque, trasversalmente alle tifoserie e al loro orientamento politico - distribuito in modo uniforme tra estrema destra ed estrema sinistra, a differenza di quello che ci vogliono far credere i soliti tromboni. Il disagio delle nuove generazioni porta a tutto questo, agli sfoghi organizzati sugli spalti non per motivi sportivi ma per una sorta di lotta intestina al paese che tende a debellare la figura di chi deve mantenere l'ordine pubblico.
Questa è la priorità da sistemare. Poi ben vengano gli stewart pagati dalle società e i seggiolini perchè in piedi non si deve più stare. Certo è che finché i nostri politici intitolano un'aula del Senato ad un giovane manifestante diventato eroe solo perchè un poliziotto, difendendosi dall'attacco, ha agito prima di lui, e si dimenticano poliziotti e illustri uomini e economisti come Marco Biagi, vittime del terrorismo - ecco, finché anche dai piani alti l'insegnamento è questo, pare normale che poi per tutta Italia spuntino slogan vergognosi firmati da un acronimo che, riprendendo una canzone manifesto degli hooligan, addita tutti i poliziotti come bastardi.

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domenica, febbraio 04, 2007

Bersani toglie i costi di ricarica ai telefoni, l'Ue lo riprende.

Da più parti si vocifera che Viviane Reding, Commissaria Eu per i media, abbia scritto una lettera al ministro dello Sviluppo Economico Bersani, nutrendo forti dubbi sulle modalità di eliminazione dei costi di ricarica dei cellulari. Perché? Perché, dice l'Ue, se esiste un'Authority garante delle Telecomunicazioni, spetta a lei il compito di occuparsi di problemi come i costi di ricarica dei cellulari, e non ad un Ministro. E noi? Beh, noi lo dicevamo da tempo che un ministro non si doveva permettere di fare i prezzi di un'azienda privata e quotata in borsa e che, al limite, poteva sollecitare l'Authority ad occuparsi della questione. Ma il nostro ha voluto fare di testa sua, e ora si prende la strigliata, che pare abbia già smentito, come da migliore tradizione.


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giovedì, febbraio 01, 2007

Un Governo che non sta in piedi sulla politica estera non ha senso di esistere

La mozione sull'ampliamento della base militare di Vicenza presentata dalla Casa delle Libertà è stata approvata al Senato, il che vuol dire sostanzialmente due cose. La prima, che il centrodestra ha i numeri per mettere in difficoltà il centrosinistra all'interno del Senato anche per via dell'esigua maggioranza dei senatori dell'Unione, e che quindi farebbe meglio a considerare questa ipotesi un po' più utilizzabile in futuro, visto le premesse passate. La seconda, molto più importante, che il centrosinistra non ha assolutamente idea di cosa sia la politica estera, e che quindi – diretta conseguenza – forse è meglio che inizi a ripensarsi, come per altro chiesto dal ministro della difesa Arturo Parisi. Il fatto è che forse c'è poco da ripensare: mai come sugli esteri ci sono due maggioranze, quella riformista e quella massimalista che con i suoi ricatti tiene in scacco la prima. L'opposizione di centrodestra, come ovvio e come forse suo preciso dovere, ha subito chiesto le dimissioni. Il che può sembrare anche un'esagerazione tipica delle opposizioni, ma che almeno in questo caso ci sembra quantomeno ragionevole: un governo che non sa che strada intraprendere in politica estera, un governo che vuole tenere i piedi in due scarpe, che per altro non stanno bene tra di loro, un governo che doveva ridare immagine al Paese soprattutto agli occhi delle altre nazioni, un governo che rischia gli incidenti diplomatici con l'America perché una sua parte si è messa a fare i capricci, ecco, un governo di questo tipo non ha molto senso di esistere.


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domenica, gennaio 28, 2007

YouTube divide i compensi con gli utenti

Che Internet abbia nel corso del tempo dato spazio alla creatività delle persone, permettendo loro di avere una finestra a raggio praticamente illimitato per presentare le proprie opere, è un fatto fuori discussione. Possono girare fotografie, filmati, brani, scritti con una facilità e una velocità impressionante e talvolta, complici siti specializzati quali Myspace, la Rete è stata anche il trampolino di lancio per un futuro successo economico. Quest'ultima in particolare è la base dell'idea dei creatori di YouTube: dividere i compensi ricavati dalla pubblicità con gli utenti i quali, con la pubblicazione dei loro filmati, contribuiscono in modo determinante al successo del portale – terzo brand di Internet dopo Google e Apple. L'idea è in fase di progettazione, ma Chad Hurley (uno dei due fondatori di YouTube) ha affermato che nel giro di due mesi il progetto potrebbe definitivamente decollare. Il guadagno è rivolto ovviamente solo a quegli utenti che detengono il copyright dei filmati che caricano sul portale, quindi chi compie l'upload di materiale preso da film, televisione o videoclip musicali è tagliato fuori. Per tutti gli altri, un ottimo incentivo a fare sempre meglio e a mettere in campo tutta la creatività possibile, con il valore aggiunto del rispetto dell'opera d'ingegno anche sotto il profilo economico.


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mercoledì, gennaio 24, 2007

Liberalizzano il tabacchino e fanno i prezzi delle compagnie private

Curioso come né l'Unità né il Corriere, nelle versioni on line, diano notizia delle liberalizzazioni dei tabaccai, fornita invece da Repubblica. In verità non si capisce bene di cosa si tratti, se vengono diminuiti gli spazi tra un esercizio e l'altro abilitati a vendere i tabacchi oppure se le sigarette - come avviene praticamente in quasi tutta l'Europa - potranno essere vendute anche nei bar, nelle edicole, nei supermercati, in appositi distributori self service posizionati nelle hall degli alberghi. L'articolo parla solamente di eliminazione dei "vincoli per vendere sigarette e giornali". Messa così la cosa potrebbe sembrare anche una bufala: nascosta in mezzo a due righe, all'interno di un polpettone che il lettore più distratto - ma anche no - rifiuta categoricamente di leggere e non segnalata da altre parti. Epperò, dovesse dimostrarsi una notizia vera, verrebbe anche da ridere. Perchè le sigarette sono prima contestate e i fumatori degradati a feccia della società, minacciati di dover pagare un ticket speciale - insieme agli amici obesi e agli pseudo-alcolisti da tre bicchieri al giorno - eppure i primi ai quali ci si rivolge per racimolare due soldi in più: vi facciamo comprare le sigarette anche in banca - visto che liberalizzatori? Il dubbio, ovviamente, persiste anche per un altro curioso punto di vista: la nuova ondata di liberalizzazioni - che dovrebbe sottintenderne una precedente, ma tant'è - andrebbe sì a vantaggio del consumatore, creerebbe sì concorrenza, abbasserebbe sì i costi. Ma sembra studiata per la grande distribuzione nella quale, ça va sans dire, la Coop trionfa. Vedete che tutto torna?

Cambiando invece oggetto da liberalizzare, ritorniamo ai telefonini. Già un paio di settimane fa mettevamo in evidenza come liberalizzare è una cosa, mentre fare i prezzi di aziende private che operano in ambito di libero mercato è un’altra. Il discorso è molto semplice: un Ministro non può con un mezzo legislativo stabilire se è giusto o meno che gli operatori applichino vergognosi costi di ricarica e quali e quanti questi costi debbano essere; semmai è l’Authority per le Telecomunicazioni a dover intervenire, come giusto che sia e come in molti si stanno aspettando. Nonostante tutto, Bersani ha ribadito che se l’Authority non interviene o se non si sbriga, il Governo potrebbe introdurre norme che vanno in quella direzione. Insomma, di pensare ad eliminare l’odiosa tassa di concessione che gli utenti i quali usufruiscono di telefonino in abbonamento devono pagare, proprio non ci si pensa.


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domenica, gennaio 21, 2007

la politica estera del centrosinistra e la serietà

Proprio nel Colonnino di ieri ci complimentavamo per le parole spese dal Cav. circa la volontà di Forza Italia di votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan indipendentemente dai problemi del governicchio, anteponendo così al calcolo politico l'interesse nazionale. Concludendo l'editoriale notavamo come per Prodi il problema almeno in questo caso non è rappresentato dall'opposizione, bensì dai suoi stessi alleati, e nel sottolinearlo non avevamo alcun dubbio circa un'eventuale smentita. Che, puntualmente, non solo non è arrivata, bensì è arrivata la conferma di quanto affermato da parte di Diliberto del Pdci. Il quale sul finale di una manifestazione del suo partito ha lanciato un messaggio chiarissimo a Prodi ma anche a tutta l'Italia: “chiediamo un segno di discontinuità sull'Afghanistan rispetto alla vicenda di Vicenza”. Tradotto in parole povere, il leader dei Comunisti Italiani afferma quanto si va a ripetere da tempo, ovvero che la sinistra estrema irresponsabilmente usa il ricatto Afghanistan come vendetta per il sì alla base americana di Vicenza. In questo caso, con la fiducia e il consenso di un'ampia parte dell'opposizione, il problema non sembra porsi e la missione italiana in Afghanistan, che sarebbe da pazzi lasciare proprio ora e in questo scenario, è al sicuro. Ma nel futuro cosa succederà? Ci dica Prodi quale sarà la linea di politica estera, perché si ha la seria impressione di credere che il Presidente del Consiglio, “ancora sotto choc per quando Rifondazione Comunista l'ha fatto cadere”, come affermato dal Cav., voglia assecondare la sinistra radicale e comunista pur di non correre il rischio di perdere lo scranno. Ma davanti all'ipotesi di non equidistanza Israelo – Palestinese (già per altro marcatamente manifestata), davanti a scene come l'interferire nelle scelte politiche Usa, vedi il “consigliare” il famigerato rapporto Baker o dare dell'azione unilaterale in Somalia, come se si fosse preferito lasciare invece gli uomini di Al Qaeda al potere; davanti ad un pacifismo finto, amico del terrorismo e per di più ricattatorio ci prende lo sconforto e viene da chiedersi dove sta la benedetta serietà che Prodi aveva promesso, abbondante, una volta salito al governo. Dove, di grazia?


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sabato, gennaio 20, 2007

Interesse nazionale in primis

Le parole di Silvio Berlusconi, che annuncia da Genova la strategia di Forza Italia per il voto di rifinanziamento della missione in Afghanistan, suonano come una fresca boccata d'aria nella strategia politica dell'opposizione. Fini, e con lui la Lega, nei giorni scorsi aveva annunciato di non aver intenzione di soccorrere il governo qualora questo avesse dei problemi circa il rifinanziamento delle missioni all'estero, anteponendo in questo modo il calcolo politico all'interesse nazionale e al prestigio del nostro paese nel mondo. Bene quindi ha fatto Silvio Berlusconi il quale, ribadendo la scelta di Forza Italia di mettere prima del gioco politico l'interesse e l'onore del paese, ha raddrizzato la bussola dell'opposizione. La cosa paradossale è che Prodi, ottenuto l'appoggio dell'opposizione nella delicata questione, si debba preoccupare maggiormente dei suoi alleati di governo. Nel pomeriggio D'Alema ha lanciato loro un avvertimento (“sbagliato lasciare l'Afghanistan”), ma questi rimangono nella loro stupida e irresponsabile posizione di strumentalizzare il rifinanziamento alla missione in Afghanistan come sorta di infantile vendetta per il sì alla base americana di Vicenza. Non si scopre l'acqua calda, ma tutto con la sinistra al governo avremmo pensato meno che queste indicibili e vergognose farse.


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sabato, gennaio 13, 2007

la vittoria dei paletti etici

In America il Congresso approva il finanziamento alla ricerca sulle staminali embrionali, ma l'esigua maggioranza che ha portato all'approvazione della legge non potrà sottrarsi al promesso veto che Bush imporrà. In Inghilterra, dopo che alcuni scellerati hanno chiesto alla Hfea l'autorizzazione a sviluppare una “chimera” uomo-animale per uso terapeutico e quando l'autorità stessa deve ancora pronunciarsi a riguardo, si sta per avviare un dibattito e, in risultato a ciò, 500 (fanta)scienziati hanno firmato un appello da presentare a Tony Blair dopo che il suo governo ha deciso di non finanziare gli studi in questo senso, pur essendo Blair non del tutto contrario. Nel frattempo è giunta la notizia, meno in sordina di quanto ci si aspettava per la verità, che uno scienziato di Padova, Paolo de Coppi, e un suo collega statunitense, Anthony Atala, hanno scoperto la capacità di moltiplicarsi e di rigenerare tessuti delle staminali prelevate dal liquido amniotico; questa può essere vista come la vittoria del porsi dei limiti, dei paletti, etici agli studi e alle ricerche, con il risultato che – se gli esperimenti sugli uomini daranno i risultati previsti – non sarà necessario fabbricare in laboratorio embrioni che fungano poi da “ruote di scorta”. Ecco, pensiamo alla combinazione delle decisioni americane e dei legittimi dubbi inglesi e combiniamoli con la scoperta di cui sopra pubblicata su Nature Biotechnology: tutto ciò si sarebbe potuto ottenere senza fissare dei paletti etici alla ricerca? Possibile che un giorno due scienziati si sarebbero accaniti nello studio delle cellule staminali contenute nel liquido amniotico se fosse passata la convinzione secondo la quale è necessario produrre embrioni dai quali estrarre staminali embrionali? La risposta, ovvia ma doveroso ribadirla, è chiaramente un 'no' secco. Ecco che, forse, tutto torna fino ad ottenere una perfetta convivenza di etica nella scienza, ciascuna fondamentale e che sorregge l'altra.


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venerdì, gennaio 12, 2007

Azouz pretende delle scuse, ed ha ragione

Azouz Marzouk, il tunisino che nella strage di Elba si è visto ammazzare la moglie (forse incinta), il figlio Youseef di due anni e la suocera, oltre ad una vicina di casa, pretende le scuse di certi politici che in un primo momento lo anno accusato di “essere dietro” la strage, avendo per altro come unico indizio – se così lo possiamo chiamare - il fatto che lui stesso fosse in libertà per effetto dell'indulto. Gli accertamenti dei giorni seguenti hanno dimostrato la piena estraneità al fatto, dal momento che Azouz si trovava in Tunisia dai parenti, ma poco importava: per 24 ore è stato dipinto come un assassino infame. La solidarietà va ad Azouz, ovviamente, e un grosso sdegno è da manifestare nei confronti dei politici – lui indica esponenti di Lega e Alleanza Nazionale, ma la cosa è estendibile nella maggioranza del centrodestra – e, giuro, non costa ammetterlo – e anche in alcuni sparuti settori del centrosinistra. Le scuse i politici dovrebbero porle, come ovvio. Ma ancora di più a dover dare delle scuse, e in fretta, sono i personaggi che producono le notizie e i commenti. I quali, dalle colonne di qualunque giornale e telegiornale e con un paio di significative eccezioni, lo hanno subito additato come l'assassino, seguendo quel perverso gioco secondo il quale chi è libero grazie all'indulto è immediatamente tornato sui suoi vecchi passi, ovvero quelli della delinquenza. Ottenendo come unico risultato il fomentare inutili gogne nella popolazione, la quale nutriva già i suoi sbagliati dubbi e se li è visti confermare sulla carta stampata. Senza peraltro anch'essi porgere delle scuse. Siamo contenti che su questo blog la cosa sia stata – immediatamente – segnalata.


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sabato, gennaio 06, 2007

La Hfea blocca la chimera

Già un paio di mesi fa su queste stesse pagine si era parlato della possibilità che nel Regno Unito si potessero creare degli embrioni “chimera”, ibrido tra animale e uomo, dai quali estrarre cellule staminali per uso terapeutico. Gli embrioni si sarebbero ottenuti da ovociti di animali – mucche e conigli – svuotati dal loro nucleo e sostituiti con il nucleo di una cellula umana, ad esempio quella della pelle. Il procedimento è dunque diverso da quello che, erroneamente ma non su questo blog, si andava dicendo in giro da tempo, ovvero la fecondazione di un ovocita animale tramite sperma umano. Ma la sostanza, sebbene meno surreale e fantascientifica, cambia di poco: l'embrione ottenuto, promettono i ricercatori, sarebbe stato al 99,9% umano e allo 0,01% animale, anche se il dilemma di stabilire il confine tra umano e animale non sarebbe stato così semplice da risolvere tramite l'utilizzo di numeri in percentuale.
Gruppi di ricercatori avevano chiesto, ai primi di novembre, l'autorizzazione alla Hfea, autorità inglese che si occupa di monitorare le ricerche sugli embrioni, per procedere alla creazione di questi ibridi umano-animali e, a quanto pare, la Hfea (nata su un atto che al suo interno contiene la proibizione per ogni sorta di mixing di gameti umani e animali) sarebbe orientata a non dare l'autorizzazione. La risposta definitiva ancora non è arrivata e la si attende a breve, ma gruppi di scienziati inglesi già si sarebbero lamentati per un “no” da parte dell'ente che inizia a circolare in via ufficiosa. Detto fuori dai denti, sarebbe anche la soluzione meno spiacevole rispetto alla chimera, finora solamente immaginata per via di finzioni letterarie. O forse qualcuno preferirebbe sapere che – sebbene per la ricerca, sebbene pure per uso terapeutico e, almeno in questa fase iniziale, con durata di ciascun embrione di soli 14 giorni – in qualche laboratorio oltre manica ci sono embrioni per metà uomo e per l'altra metà animali (le percentuali, onestamente, contano poco)?

Post correlato: Vogliono la chimera uomo-animale. Siamo sicuri?


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mercoledì, gennaio 03, 2007

Nicola Rossi vittima di Romano Prodi

Provare a vederla sotto questo punto di vista: Nicola Rossi è l'ennesima vittima di Romano Prodi. È di oggi infatti la notizia che il celebre economista riformista ha lasciato il suo partito, i Ds, per mancanza – appunto - di riformismo, con conseguente polemica all'interno della Quercia. Ed è sempre delle ultime ore la notizia secondo la quale Romano Prodi avrebbe avuto un atteggiamento frenante circa la tanto annunciata riforma delle pensioni, quella degli incentivi per chi vuole continuare a lavorare e dei disincentivi per chi smette prima, cedendo per l'ennesima volta al ricatto dell'ala massimalista del centrosinistra e mettendo a tacere le voci circa una possibile – ed immediata e necessaria – “fase due” del Governo. Nicola Rossi se ne è andato perché ha capito che di riformismo l'Unione non ne vuole proprio sapere, così come il Premier, il quale anziché cercare di salvare il salvabile getta benzina sul fuoco non mancando mai di sottolineare come ci sia un rapporto preferenziale con la sinistra che ancora si fa chiamare comunista. Perché, se volete continuare a guardare sotto questo punto di vista, questa situazione non è la classica fobia del Cav. che porta a gridare “al comunismo!”, bensì è una realtà di fatto. In Italia il comunismo non è il protagonista assoluto, ma si annida e ha gioco facile con Prodi per condizionare l'operato dell'intero governo di centrosinistra. Che non ci sarebbe piaciuto comunque ma che, venendo a mancare la spinta riformista, si dimostra totalmente inutile. Qualche giorno fa ci chiedevamo in che modo i Fassino, i Rutelli, persino i Capezzone e tutta la famiglia dei cosiddetti volenterosi avrebbe reagito per portare il Governo su un binario meno imbarazzante di quello che sta percorrendo; inutile ribadire che gli italiani continuano ad aspettare un risposta, e si sono sinceramente stancati di vedere tre o quattro neo-sovietici bloccare tutto ciò che di importante c'è bisogno.


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domenica, dicembre 31, 2006

il solito, inesorabile, pollaio

Nel pollaio di opinioni circa l'esecuzione di Saddam Hussein, si fa sentire in modo particolarmente fastidioso la voce dei soliti rappresentanti politici, quelli che siamo abituati a sentir ruttare a scadenze regolari, potremmo dire gli aficionados della cazzata, visto lo scarsissimo senso civico che ci rimane al cospetto di certe parole.
C'è ad esempio quel personaggio un po' fuori dalle righe, incarico importante all'Economia anche se sembra che si trovi lì più per caso che per altro. Uno che fa parte di un partito dallo scopo politico pari allo zero, gente che si intromette sempre e comunque e ovunque, anche quando si tratta di smaltire i rifiuti riciclandoli tramite gli inceneritori. Uno che, per dire, prima di godere per la tassazione dei Suv, un Suv ce l'aveva salvo poi venderlo quando con ogni probabilità qualcuno gli ha fatto notare che, forse, non era molto in linea con quanto dichiarava a livello di programma politico. Bene, questo tizio che in romano hanno soprannominato “er Piotta”, è venuto fuori dicendo che Silvio Berlusconi e il suo governo hanno “responsabilità politica” nell'impiccagione di Saddam Hussein, dal moment0 l'Italia ha partecipato alla missione in Iraq. Parole dettate dalla voglia di suscitare clamore politico, ne siamo sicuri conoscendo il personaggio. Primo, perché con tutto quello che c'era da dire, ricondurre le colpe al Cav. è un modo come un altro, solo più sbrigativo di un altro, per tappare la falla del non sapere cosa dire in certi momenti – e, forse, sarebbe il caso di riflettere su ciò. Secondo, è falso ammettere che l'Italia ha responsabilità politica, perché l'Italia è andata in Iraq sì a fianco degli Americani e dei suoi alleati, ma in missione di Pace e per la ricostruzione del paese e lo stesso Silvio Berlusconi non solo ha condannato apertamente l'impiccagione ma a più riprese ha affermato di aver persuaso, invano, l'amico George dal prendere certe iniziative; chiaro poi che il senso di responsabilità – quale sconosciuto, per certe persone – ha fatto sì che l'impegno preso dal Governo fosse portato a termine con la massima autorevolezza.
C'è poi quell'altra, quella che ha detto che le Frecce Tricolori sono “inutili”, la quale afferma invece che le parole del Cav. e di quanti – moltissimi – nel centrodestra hanno condannato la pena di morte (e non solo nel caso di Saddam) sono dettate da una voglia di “appiattirsi sulle opinioni espresse dalla Santa Sede” e sarebbe dunque curioso sapere se lei, visto che di condividere le opinioni del Vaticano non ne vuole sapere, si dichiara quindi favorevole alla pena di morte.
Ma, come dicevo all'inizio, trattasi di pollaio, di gioco a chi starnazza di più, di voglia di mostrarsi il più estremi possibili. Solo un dato dovrebbe far riflettere: entrambe le dichiarazioni, avrete capito, arrivano da esponenti di partiti massimalisti. Ora, un Fassino o un Rutelli o i Radicali, cosa ne pensano dei loro compagni di Governo? E, soprattutto, sono ancora convinti di riuscire a far partire e operare pienamente quello spirito riformatore del quale continuano a riempirsi la bocca senza però far seguire a ciò un successo concreto nell'azione di Governo?


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sabato, dicembre 30, 2006

Saddam impiccato: giusto e sbagliato

Stamane intorno alle 6 orario di Baghdad, le 4 qui da noi, è stato impiccato Saddam Hussein. Inutile ribadire la storia del sanguinario dittatore, condannato il 5 novembre scorso, con conferma della condanna in appello il 26 dicembre, per crimini contro l'umanità e risultato colpevole del capo di imputazione, per via della provata strage di Dujayl del 1982, nella quale morirono 148 sciiti. Condannato dunque alla pena di morte per una strage che, se paragonata alle migliaia di morti che la sua carriera ha inflitto, poteva tuttavia essere considerata secondaria, senza chiaramente togliere nulla al valore di quelle vite umane barbaramente uccise.

Immediatamente dopo la sentenza l'opinione pubblica si è divisa in due tronconi, come da migliore tradizione, favorevoli e contrari. I primi usando a sostegno la tesi secondo cui un dittatore così barbaro e sanguinario non può che meritarsi questa fine, senza girare troppo intorno alla serietà del processo o alla situazione in Iraq; i contrari utilizzando le argomentazioni opposte, ovvero l'inutilità politica dell'impiccagione e il rischio che si possano così inasprire ancora di più le lotte in corso, nonché la questione dei diritti umani vìolati, sebbene si stia parlando di un crudele assassino. Ora, nessuno può dirsi favorevole alla pena di morte, perché è barbara, mette l'uomo in una condizione di superiorità rispetto ad altri uomini ed è anche, storicamente, profondamente sbagliata. Però non si può nemmeno supplicare, implorare, arrivare a fare scioperi della fame e della sete perché un dittatore è stato condannato alla forca da un governo democraticamente eletto di un paese nel cui codice civile la pena di morte è contemplata. Continua a farci schifo, Saddam o meno, l'esecuzione capitale per mano dello stato come espiazione della propria colpa e della conseguente pena, anche quando avviene in paesi simbolo della democrazia quali sono gli Stati Uniti. Ma nemmeno possiamo opporci alla decisione di un altro governo, e sebbene la decisione sia stata tormentata, o intrometterci in quelli che sono gli iter processuali e legali di un paese già debole di suo. Infine, che non sia una scusante ma una presa di atto, ricordiamoci che nei paesi Islamici – e più o meno democratizzati – le esecuzioni capitali vengono eseguite, in modo illegale e quindi non previsto dalla legge “ufficiale”, per reati che solo a sentirli nominare hanno del ridicolo, come l'adulterio; eppure le cronache hanno sovente riportato che una donna scoperta nel mezzo di una relazione extraconiugale viene uccisa tramite la lapidazione. Ecco, ribadendo la contrarietà alla pena di morte, sarebbe meglio usare la mobilitazione generale per questi crimini, e non cercare di ostacolare la legge di una paese straniero e in una situazione delicata quale l'Iraq.

Uno degli scenari possibili immaginati in seguito all'esecuzione di Saddam Hussein è quello dell'inasprimento della lotta da parte delle formazioni irachene sunnite e nazionaliste, nonché del fronte del Jihad. L'ipotesi è ragionevole, ma sarebbe ragionevole aggiungere che le lotte – e aspre – da parte di quelle formazioni ci sono state anche prima che Saddam fosse condotto al patibolo e, difficilmente, sarebbero cessate qualora l'ex Rais fosse stato graziato. Le fazioni di lotta useranno l'impiccagione dell'ex dittatore come ulteriore alibi per le loro lotte, come ulteriore atto d'accusa nei confronti degli Stati Uniti, dei suoi alleati nonché dello sporco Occidente tutto. Non è la prima volta che ciò avviene, e non sarà nemmeno l'ultima. La lotta, in ogni caso, sarebbe perseverata comunque.

L'Italia si è spesa in modo particolare contro questa condanna. I Radicali hanno iniziato – e, pare, stiano continuando – uno sciopero della fame e della sete per cercare di impedire l'esecuzione; nonostante le buone intenzioni, il tentativo è risultato vano, anche se un risultato Pannella e i suoi l'hanno sicuramente raggiunto: offrire a chi va sempre e comunque contro di loro una argomentazione forte per dimostrare la loro contraddizione: scioperi della fame e della sete per staccare la spina ad un malato e farlo morire, e medesimi scioperi nel tentativo di far convertire l'esecuzione in trent'anni di carcere per un sanguinario dittatore. Non solo i radicali, anche la sinistra più o meno estrema ha speso parole caritatevoli contro la condanna a morte di Saddam Hussein. Tutto un coro di “azione deplorevole” e “ingiustizia”, quando nessuno di loro spende anche solo mezza parola per gli amici cubani o cinesi (arrestati nove preti perché stavano pregando “illegalmente”) che vengono ancora uccisi, o nei confronti degli studenti contestatori di Ahmadinejad che spariscono o sono costretti a scappare per non incorrere in torture o peggio nella morte. A dimostrazione che il finto pacifismo di casa nostra viene strumentalizzato a seconda dell'evenienza, in questo caso la dimostrazione di un filoislamismo contrastante rispetto alle politiche degli Usa. Infine, come ha ricordato anche Martin Perez, direttore del magazine americano e liberal New Republic, in un fondo per il suo giornale, perché Prodi si è speso in una condanna dell'esecuzione di Saddam quando in Italia gli avi dei suoi compagni di coalizione – gli stessi che ora sono contro la pena – hanno barbaramente e senza processo ucciso Benito Mussolini, nonché Clara Petacci, e dopo l'esecuzione li hanno portati “in trionfo” in centro Milano per far si che il loro cadaveri prendessero gli sputazzi del popolo italiano il quale, come noto, si eccita anche e soprattutto in questo modo? Altra strumentalizzazione, verrebbe da dire: il Duce è uno sporco fascista – parole che vengono usate anche ora, a due giorni dal 2007 – mentre Saddam l'ex dittatore di un paese in guerra con gli Usa, quindi per spirito di contraddizione applicato in modo transitivo, giusto che Saddam non venga ucciso – nonostante sia uno sporco fascista.

Ribadire la contrarietà alla pena di morte è sempre doveroso e necessario, ma in questo caso poco si poteva fare. Il popolo iracheno, la parte curda e sciita, era già pronta a festeggiare ed ha mantenuto le promesse non appena il video dell'esecuzione, prova provata della definitiva scomparsa dalle scene di Saddam Hussein, è stato trasmesso. E la felicità di queste persone, espressa nei caroselli dove la bandiera Irachena si confondeva con quella Americana, era un qualcosa di spettacolare per noi, figuriamoci per loro che si sono visti liberi finalmente dopo anni di dominio, di corruzione, di torture e di crimini efferati. Se “l'atto di giustizia” proclamato da Bush per noi può apparire un'esagerazione, per il popolo iracheno in festa sicuramente no. E la gioia ha dominato, nonostante l'autobomba immediatamente esplosa nella città sciita di Kufa. E si parla di almeno 35 morti, forse gli ultimi riconducibili alla mano di Saddam.


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mercoledì, dicembre 27, 2006

con le tasse auto piangono solo i poveri

L'associazione dei consumatori Adusbef in un suo recente studio fornisce la spesa media che ogni famiglia italiana dovrà affrontare per permettersi di avere una macchina, in seguito alla mano pesante della Finanziaria 2007 su tutto ciò che riguarda i veicoli a due e quattro ruote. Si scopre così che la Finanziaria che doveva far piangere solo i ricchi farà piangere praticamente tutti, perché ogni famiglia dovrà tirare fuori dal portafoglio la bellezza di 4.071 euro, ovvero il 5,6% delle entrate famigliari. Le spese porteranno nelle casse dello stato, secondo lo studio, 85,5 miliardi di euro, e saranno distribuite tra imposte indirette sui carburanti (36,9 miliardi), Iva sull'acquisto dei veicoli e degli accessori (8,8 miliardi), tasse di proprietà ed ex bolli (6,4 miliardi) oltre alla manutenzione ordinaria (5,6 miliardi) e all'Rc Auto (19,5 miliardi). La grande portata della tassazione costringerà il 75% delle famiglie italiane – ovvero quelle che hanno un reddito inferiore ai 20.000 euro annui – ad indebitarsi per far fronte all'entità dell'imposta. Il risultato di questa manovra? Oltre all'ennesima dimostrazione della pressione fiscale che Prodi e la sua banda stanno compiendo sugli italiani, anche un curioso paradosso: su un parco di mezzi circolanti composto da 33 milioni di veicoli, 21 milioni di utenti pagheranno annualmente spese superiori al valore del veicolo stesso: basti pensare ai veicoli Euro 0 ed Euro 1 i quali possiedono un valore bassissimo e, per giunta, non sono solitamente posseduti da persone che non faticano a pagare una tassa più elevata.


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